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Ilaria Cucchi (lapresse)

Caso Cucchi, la verità della scienza dieci anni dopo

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Il 13 giugno 2019 sarà una data da ricordare in questi dieci anni di resiliente ricerca della verità sulle responsabilità dell’omicidio di Stefano Cucchi. Ieri, infatti, è caduto, dopo quello dell’omertà di corpo nell’Arma, un altro decisivo diaframma che ha sin qui ostruito questa ricerca: l’afasia, il balbettio confuso, della scienza medico-legale.

Per la prima volta dei periti di ufficio – dunque non tacciabili di pregiudizio di parte – hanno infatti stabilito, scientificamente, che esiste un nesso di causa-effetto tra le lesioni vertebrali subite da Stefano a seguito del pestaggio e la sua morte.

È una parola cristallina che si sarebbe potuta pronunciare già dieci anni fa se anche la scienza medica non si fosse consegnata in ostaggio del convitato di pietra di questa storia: gli ufficiali che, nell’Arma, lavoravano alla manipolazione di circostanze di fatto, documenti, testimonianze. &Egra…
Il 13 giugno 2019 sarà una data da ricordare in questi dieci anni di resiliente ricerca della verità sulle responsabilità dell’omicidio di Stefano Cucchi. Ieri, infatti, è caduto, dopo quello dell’omertà di corpo nell’Arma, un altro decisivo diaframma che ha sin qui ostruito questa ricerca: l’afasia, il balbettio confuso, della scienza medico-legale.

Per la prima volta dei periti di ufficio – dunque non tacciabili di pregiudizio di parte – hanno infatti stabilito, scientificamente, che esiste un nesso di causa-effetto tra le lesioni vertebrali subite da Stefano a seguito del pestaggio e la sua morte.

È una parola cristallina che si sarebbe potuta pronunciare già dieci anni fa se anche la scienza medica non si fosse consegnata in ostaggio del convitato di pietra di questa storia: gli ufficiali che, nell’Arma, lavoravano alla manipolazione di circostanze di fatto, documenti, testimonianze. È una parola cristallina che, di fatto, scioglie il nodo cruciale del processo in corso ai tre carabinieri accusati di omicidio, mettendo un punto definitivo.

Oggi finalmente lo si può dire: Stefano non sarebbe morto se il suo pestaggio, come è accaduto, non avesse innescato una catastrofica sequenza. Una liberazione per la famiglia di Stefano. Una macchia per chi, in dieci anni, non ha voluto vedere.