L'addio a Apple di Jony Ive, il beatle delle tecnologie digitali
di ERNESTO ASSANTE
La partenza del designer potrebbe essere la conferma di una crescente attenzione per i servizi e i contenuti. E di una minore centralità dei device, che restano ovviamente importantissimi per la Mela ma sono solo una parte del tutto
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
SE CI è consentito il paragone, Jonathan Ive sta alle tecnologie digitali come i Beatles stanno alla musica. Così come i "Quattro di Liverpool" hanno modellato l'immaginario collettivo dagli anni Sessanta in poi, costringendo tutti, ma proprio tutti, i musicisti del mondo venuti dopo a fare i conti con le loro invenzioni, con il loro stile, con il loro suono, così Ive ha modellato l'immaginario tecnologico che oggi ci circonda e tutti, ma proprio tutti, hanno copiato, modificato, adattato, rimodellato, le sue invenzioni per realizzare gli oggetti fisici o le immateriali presenze sugli schermi che oggi ci circondano.
SE CI è consentito il paragone, Jonathan Ive sta alle tecnologie digitali come i Beatles stanno alla musica. Così come i "Quattro di Liverpool" hanno modellato l'immaginario collettivo dagli anni Sessanta in poi, costringendo tutti, ma proprio tutti, i musicisti del mondo venuti dopo a fare i conti con le loro invenzioni, con il loro stile, con il loro suono, così Ive ha modellato l'immaginario tecnologico che oggi ci circonda e tutti, ma proprio tutti, hanno copiato, modificato, adattato, rimodellato, le sue invenzioni per realizzare gli oggetti fisici o le immateriali presenze sugli schermi che oggi ci circondano.
Ive è colui che ha reso elegante, sensibile, raffinato, familiare, un mondo, quello dei personal computer e degli smartphone che fino a qualche anno fa era grigio, impersonale, sostanzialmente separato dalla nostra vita quotidiana. Ive ha dotato quegli oggetti di un'anima, ha fatto in modo che per noi avere in mano uno smartphone o un tablet, o avere sulla scrivania un PC, non fosse più qualcosa di separato dal nostro stesso modo di essere e di rappresentarci. E non solo: l'idea stessa di "ecosistema digitale" come noi oggi la viviamo attraverso i principali sistemi operativi, è modellata su quanto Ive ha immaginato per iOS e OS X, le icone, il modo attraverso il quale ci interfacciamo con computer e smartphone, sono diventati parte integrante del linguaggio della nostra era.
Quindi, avremmo potuto dire che l'abbandono di Apple da parte di Ive è un po' come quando McCartney ha annunciato l'addio ai Beatles, e che nulla sarà più come prima, ma il cambiamento in realtà, più radicale e drammatico era già avvenuto con la scomparsa di Jobs, e questa alla fine è solo la naturale conclusione di un'epoca e il definitivo marchio di Tim Cook sulla nuova azienda, che resta a Cupertino, ha ancora la mela morsicata come simbolo, ma che sta cambiando rotta in maniera definitiva.
La partenza di Ive, infatti, potrebbe essere semplicemente la conferma di quanto abbiamo già visto nell'ultimo anno, una crescente attenzione per i servizi e i contenuti, una minore centralità dei device, che restano ovviamente importantissimi ma sono solo una parte del tutto. Ive ha disegnato gli smartphone al massimo livello, tutti hanno copiato, chi più chi meno, le sue idee di design, arrivando oggi ad avere sul mercato centinaia di smartphone sostanzialmente tutti uguali, con lievi e risibili differenze in un design omogeneo. Figlio delle intuizioni del creatore inglese. E i sistemi operativi degli smartphone e dei tablet, ridotti essenzialmente a due, iOS e Android, sono variazioni di un unico tema, sempre creato da Ive.
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Cos'altro potrebbe fare un genio del design dopo aver disegnato un intero immaginario tecnologico in un'azienda che punta a creare e vendere in futuro più servizi e contenuti e ha poco margine "creativo" sugli oggetti, destinati solo ad essere più potenti e performanti? La Apple di Tim Cook degli anni venti dei Duemila si appresta a cambiare ancora, per restare un'azienda di punta, in un mondo che è sempre più immateriale, dove gli oggetti possono essere intercambiabili e le funzioni possono essere ovunque. Ive è il designer che ha interpretato alla perfezione il medioevo nel quale stiamo vivendo, il passaggio dall'era analogica a quella digitale, lo ha trasformato in oggetti fisici e in "oggetti" touch, ma probabilmente sa bene che la prossima era avrà forme e immagini e "oggetti" completamente differenti, forse non li avrà nemmeno e saranno le nostre voci, pronte a interagire con le intelligenze artificiali, a fare il lavoro che oggi fanno le nostre mani e le nostre dita. Un mondo diverso da quello di Jobs e di Ive e della loro Apple, il mondo della Apple di Tim Cook.