La stazione di Bologna devastata dalla bomba del 2 agosto 1980
Tra le macerie della Strage dimenticate per 39 anni
Jenner Meletti
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di JENNER MELETTI
A Bologna, dopo l’esplosione della bomba, il 2 agosto 1980 i resti della sala della stazione furono trasportati vicino a una caserma. E lì sono rimasti fino all’ultima perizia
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BOLOGNA - Pietà è coprire una vittima con un lenzuolo bianco. Un bosco non ha lenzuola ma piano piano, in 39 anni, ha protetto le macerie della stazione di Bologna con terra, arbusti, alberi. "Le macerie - ha scritto Danilo Coppe nella sua perizia - erano coperte da fitta vegetazione, appena percettibili ad occhio nudo. È stata necessaria una intensa opera di deforestazione". Dopo lo "smassamento" la collinetta con i resti della strage non esiste più. Non esisteva nemmeno prima, perché chi sapeva ormai non ricordava. E tanti fra coloro che oggi hanno quarant'anni non hanno mai saputo. I titoli dei giornali sull'ultima perizia ("Trovato l'interruttore della strage di Bologna") hanno riacceso la memoria in chi c'era e forse hanno spinto i giovani a chiedere a padri e nonni: ma che successe, il 2 agosto 1980? Successe che alle 10,25 nella sala d'attesa di II classe scoppiò una bomba, ci furono 85 …
BOLOGNA - Pietà è coprire una vittima con un lenzuolo bianco. Un bosco non ha lenzuola ma piano piano, in 39 anni, ha protetto le macerie della stazione di Bologna con terra, arbusti, alberi. "Le macerie - ha scritto Danilo Coppe nella sua perizia - erano coperte da fitta vegetazione, appena percettibili ad occhio nudo. È stata necessaria una intensa opera di deforestazione". Dopo lo "smassamento" la collinetta con i resti della strage non esiste più. Non esisteva nemmeno prima, perché chi sapeva ormai non ricordava. E tanti fra coloro che oggi hanno quarant'anni non hanno mai saputo. I titoli dei giornali sull'ultima perizia ("Trovato l'interruttore della strage di Bologna") hanno riacceso la memoria in chi c'era e forse hanno spinto i giovani a chiedere a padri e nonni: ma che successe, il 2 agosto 1980? Successe che alle 10,25 nella sala d'attesa di II classe scoppiò una bomba, ci furono 85 morti e 200 feriti, la vittima più piccola si chiamava Angela Fresu, appena tre anni... Il frammento di un interruttore, forse proprio quello che ha azionato la bomba
Basta leggerla questa perizia, la quarta, e poi entrare nei Prati di Caprara (47 ettari di "bosco selvatico urbano" appena fuori dal centro storico) per capire che questa foresta spontanea nasconde fantasmi, misteri e anche veleni. I fantasmi sono evocati in un quesito della difesa dell'attuale imputato (l'ex Nar Gilberto Cavallini): "È possibile una completa dematerializzazione di un corpo nell'ambito di un'esplosione?". Il quesito aveva un obiettivo preciso. Il ritrovamento della vittima numero 86 avrebbe dato forza all'ipotesi della bomba scoppiata per errore dilaniando chi la trasportava, rilanciando la pista palestinese, il ruolo del comandante Carlos... "La disintegrabilità è possibile - risponde Danilo Coppe - ma a determinate condizioni, non presenti nella sala della stazione di Bologna. Ma le ricerche dei corpi all'epoca non sono state fatte con un criterio "moderno". È estremamente probabile che parti di corpi dilaniati siano stati proiettati in prossimità di altri corpi e ciò ha sicuramente indotto chi raccoglieva i resti ad accomunarli". Capelli delle vittime: si cercano tracce di esplosivo in questi reperti riesumati
C'era fretta, quella mattina del 2 agosto. Si udivano i lamenti e le grida dei feriti. Vigili del fuoco, soldati e volontari toglievano le macerie a mani nude ma poi si usarono anche le ruspe. Autobus 37 per i morti, ambulanze, taxi e auto private per i feriti. Fu raccolto il maggior numero di effetti personali. Le macerie deposte nel piazzale furono poi portate ai Prati di Caprara, allora caserma dell'Esercito e ammassate all'aperto. "Purtroppo - scrive il perito Danilo Coppe - nel 2006 fu deciso di distruggere ogni reperto raccolto all'epoca della strage. Se gli strumenti di ricerca nel 1980 avevano una sensibilità 1.000, ora siamo a 1 miliardo. Per questo abbiamo studiato le vecchie perizie e soprattutto abbiamo dovuto cercare nuovi reperti".
È stata riaperta anche la tomba di Maria Fresu, la mamma di Angela. C'è stata la piena collaborazione dell'Associazione dei familiari delle vittime della strage, che ha portato un portafogli, una tessera sindacale, un borsone con attrezzi sub, una chitarra, una borsetta, che erano stati consegnati alle famiglie. La collinetta è stata sezionata, isolando ogni singolo pezzo. Come in uno scavo archeologico. Per cercare le tracce di esplosivo è stata fatta una selezione, mandando in laboratorio ceramiche e laterizi, legni ("selezionati solo i laminati"), pezzi di cuoio e stoffe. Purtroppo, sono stati trovati resti umani. Frammenti di radio e di vertebrale, epifisi distale di un femore. La fretta necessaria delle prime ore non trova giustificazione nei giorni e mesi successivi. Tutto è finito in una sorta di discarica, mentre dopo la strage di Ustica i resti del DC 9 dell'Itavia sono stati recuperati in mare e messi in un capannone diventato poi un museo.
I Prati sono un bosco pieno di veleni e di bombe. "Come Comune - racconta Elena Leti, presidente della commissione urbanistica - stiamo costruendo una scuola ai Prati di Caprara. Solo qui è iniziata una bonifica. C'è uno strato di terreno di riporto di spessore variabile da 1 a 4 metri, al cui interno sono stati trovati ordigni inesplosi, rifiuti e inquinanti come idrocarburi e metalli pesanti, fra cui arsenico, mercurio, cromo, cadmio, cobalto, piombo, nichel, rame e zinco. È stato presentato un progetto per un grande insediamento edilizio che noi però abbiamo ridotto a un terzo. Vogliamo che il bosco resti un polmone verde per la città. Vuole andare a vederlo? Non glielo consiglio. Io ci sono stata tante volte, ma solo accompagnata dalle forze dell'ordine".
Entrare non è difficile. In via dell'Ospedale, proprio nella curva che gira verso la Maternità, la recinzione è stata tagliata. Scopri un piccolo sentiero, vedi una tenda canadese verde. Passa una ragazza che è andata a comprare il pane. E subito senti fischi di allarme, qualche grido. In un attimo tutti sanno che è entrato un estraneo. È dal 2007 che nel bosco ci sono "insediamenti abusivi", soprattutto di rom arrivati dalla Romania. Tende e baracche e fuochi accesi, rifiuti, vetri, plastica. Per entrare nel bosco ci vorrebbe un machete. E non basterebbe. Alberi e arbusti hanno riempito ogni spazio e sul terreno ci sono buche nascoste, con ferri arrugginiti. Sotto, le bombe. Sganciate a centinaia durante la seconda guerra mondiale, perché i Prati di Caprara confinano con la ferrovia Bologna - Milano. I tecnici del Comune hanno accertato che l'area "non è mai stata sottoposta a bonifica bellica da parte dell'Amministrazione militare".
Se i fischi aumentano, meglio uscire dal bosco che tutto nasconde. E pensare che nel 1906, quando i Prati erano una "piazza d'armi", si esibì qui Buffalo Bill, con 800 uomini e 500 cavalli, nel Wild West Show. Spettacoli, grandi feste e sport, con il neonato Bologna Football Club che affronta qui i primi avversari. Veniva a giocare al pallone Pier Paolo Pasolini ("Ogni pomeriggio, sei, sette ore, sempre ala destra"). Poi il bosco ha coperto tutto. Per 39 anni, anche la memoria della strage.