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I carabinieri davanti al municipio di Bibbiano 

I bimbi salvati e quelli rubati. Le due verità di Bibbiano

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L’inchiesta su abusi e affidi, per i pm alcuni terapeuti si comportavano da angeli vendicatori  Così la procura prova a orientarsi nel labirinto dei traumi veri e delle manipolazioni
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REGGIO EMILIA - Angeli e demoni si agitano insieme da queste parti, tra Reggio Emilia, Bibbiano e gli altri sei Comuni della Unione dei Comuni della Val d'Enza, che condividono alcuni servizi e ora una storia scandalosa, se tutto verrà confermato a processo. Un gruppo di persone, psicoterapeuti, operatori dei servizi sociali, la dirigente dei servizi sociali, sotto inchiesta per aver manipolato alcuni bambini, inducendoli a confessare di aver subito violenze e abusi non veri, distorto i loro racconti, falsificato le relazioni, favorito quindi coppie affidatarie, e messo su una macchina infernale (perciò l'inchiesta della procura di Reggio ha il titolo "Angeli e demoni") per far soldi, o per salvare i bambini, o entrambe le ipotesi. Gli inquirenti hanno accertato che alcuni degli indagati ha subito violenze durante l'infanzia, maltrattamenti e abusi, e ritengono che questo abbia influenzato la loro vita, scelte e operato, come se avessero una mission…
REGGIO EMILIA - Angeli e demoni si agitano insieme da queste parti, tra Reggio Emilia, Bibbiano e gli altri sei Comuni della Unione dei Comuni della Val d'Enza, che condividono alcuni servizi e ora una storia scandalosa, se tutto verrà confermato a processo. Un gruppo di persone, psicoterapeuti, operatori dei servizi sociali, la dirigente dei servizi sociali, sotto inchiesta per aver manipolato alcuni bambini, inducendoli a confessare di aver subito violenze e abusi non veri, distorto i loro racconti, falsificato le relazioni, favorito quindi coppie affidatarie, e messo su una macchina infernale (perciò l'inchiesta della procura di Reggio ha il titolo "Angeli e demoni") per far soldi, o per salvare i bambini, o entrambe le ipotesi. Gli inquirenti hanno accertato che alcuni degli indagati ha subito violenze durante l'infanzia, maltrattamenti e abusi, e ritengono che questo abbia influenzato la loro vita, scelte e operato, come se avessero una missione da compiere. Angeli vendicatori, più che terapeuti. L'inchiesta ha travolto anche il sindaco pd di Bibbiano, Andrea Carletti, accusato di abuso d'ufficio e falso in atto pubblico: è completamente estraneo alla parte che riguarda i bambini ma è subito finito nel tritacarne dei social, definito come orco. Molti politici hanno attaccato il sistema degli affidi, Salvini ha promesso una commissione d'inchiesta, la Meloni si è precipitata in piazza a Reggio Emilia. Nel frattempo, migliaia di professionisti perbene, terapeuti, assistenti sociali, esperti di bambini, sono disperati. Il duro lavoro di molti viene messo in dubbio, denigrato, vanificato. Ma per capire, a questo punto dell'inchiesta, già peraltro arrivata al vaglio di un primo giudice, che ha accolto le tesi dell'accusa e disposto le misure cautelari, conviene chiarire almeno alcuni punti.

Al centro di tutto, non fosse che per il nome famoso che porta, assai conosciuto nell'ambiente degli psicoterapeuti italiani, Claudio Foti, fondatore del centro Hansel e Gretel di Moncalieri, autore di molte pubblicazioni, un esperto, "un angelo dei bambini che adesso deve tornare al suo posto: il paradiso", dice il suo difensore Girolamo Andrea Coffari. "Uno studioso riconosciuto che lavora da trent'anni, curando donne e bambini vittime di violenza, ora umiliato da una misura cautelare che non è sostenuta, e poi la sua è una posizione marginale a questa inchiesta...". Ma Foti è uno studioso discusso, al pari del centro Hansel e Gretel e della "scuola" di esperti da lui formati, che fin da suo inizio lavorò moltissimo a Torino e in Piemonte, poi basta. Il motivo lo spiega Anna Maria Baldelli, procuratore capo presso il tribunale per i minori di Torino: "Ha avuto il pregio di sensibilizzare sul tema abusi e maltrattamenti sui minori", questo è sicuro. Ma trattasi di materia delicata, ripete il magistrato, dove "servono cautela e prudenza", ed equilibrio, chiunque lavori nel settore sa quanto sia difficile - talvolta - accertare gli abusi, e decidere - ad esempio - sull'allontanamento di un bambino dalla sua famiglia, e sul suo affido. In questa materia "ci sono quelli che negano l'esistenza degli abusi, e quelli che li vedono ovunque. Sono entrambe categorie pericolose. Foti si avvicina alla seconda, credo in buona fede". E perciò "gradatamente, da almeno 15 anni a questa parte, si è ritenuto che ci fossero altre persone a cui fare riferimento. Noi abbiamo avuto la percezione di una mente non libera. Convinto di quello che diceva, ma non libero". Quindi, non gli sono più state assegnate perizie dai giudici e consulenze dai pubblici ministeri, né dal tribunale per i minori né da quello ordinario. In Piemonte ha continuato a lavorare come consulente di parte, nelle cause di separazione, nei casi di figli contesi.
 

La nascita dell'inchiesta

Più o meno un anno fa la procura di Reggio comincia a indagare su "un aumento esponenziale anomalo delle segnalazioni di abusi sessuali su minori provenienti dal Servizio sociale dell'Unione dei Comuni della Val d'Enza, con corrispondente emanazione di provvedimenti di allontanamento", scrive il giudice per le indagini preliminari. C'è un caso pilota, e ce ne sono altri, che convincono ad autorizzare le intercettazioni ambientali delle sedute a cui vengono sottoposti i minori. Le registrazioni andranno avanti per mesi e mesi, si accertano irregolarità evidenti, e c'è un tratto comune: i bambini vengono sempre inviati in una struttura pubblica "La Cura" a Bibbiano, gestita da una onlus sovvenzionata dall'ente locale. Qui venivano sottoposti a terapie da parte di professionisti privati, tutti della associazione Hansel e Gretel, come Nadia Bolognini, moglie di Foti, accomunati dalla stessa impostazione metodologica: l'emersione del ricordo dell'abuso subito e la rielaborazione del trauma, e qui non ci sarebbe niente di male, ma secondo gli inquirenti questo doveva avvenire a tutti i costi, anche attraverso la costruzione di "falsi ricordi", ottenuti grazie a "significative induzioni, suggestioni, contaminazioni, e in alcuni casi una vera e propria attività preparatoria in vista di 'ascolti' in sede giudiziaria". Secondo l'accusa quindi i bambini venivano "preparati" per le audizioni davanti al tribunale per i minori, le audizioni protette davanti al pm, al gip e al perito, in modo da pilotare i loro racconti che dovevano sempre arrivare all'abuso subito, anche quando non c'era, e all'allontanamento dalla famiglia. L'ordinanza del gip analizza molti di questi esempi, oltre che false rappresentazioni della realtà: che fosse una relazione sull'abitazione di una famiglia, descritta dagli operatori poi indagati come fatiscente e quindi non adatta ad accogliere un minore (ma dalla relazione dei carabinieri inviati a controllare, risultava il contrario), o la contraffazione di disegni, come quello in cui a una figura maschile vengono aggiunte le mani che si allungano minacciose sulla bambina, il grafologo incaricato della perizia non ha dubbi sul fatto che sia stato contraffatto. Dunque i giudici del tribunale per i minori di Bologna sono stati tratti in inganno, infatti il presidente Giuseppe Spadaro l'altro giorno già dichiarava "siamo parte offesa, in quanto depistati e frodati, assieme ai minori". Dopodiché, ha ordinato la rivisitazione di tutti i processi in cui erano presenti a qualunque titolo gli indagati. La stessa cosa sta succedendo in altre parti d'Italia da parte di chi negli anni si è visto sottrarre un figlio durante un processo, con la controparte assistita dagli esperti di Hansel e Gretel, oggi può pensare di aver subito una frode e chiedere legittimamente la revisione.
 

Le sedute

Più che sedute terapeutiche, degli interrogatori pressanti, con i bambini che fanno resistenza a dire quello che si vorrebbe, a confessare di aver subito violenza dal padre, o dal nonno e lo zio, o che gioca svagato, o ride, ma non dice niente di interessante, o magari alla fine lo dice. Certo, il profano, il non tecnico, non sa quali siano i metodi legittimi per arrivare a un racconto genuino del trauma subito. Appare evidente il pressing anche emotivo, solo un altro terapeuta potrebbe giudicare la liceità e correttezza dell'operato degli indagati, infatti tre esperti (Rossi, Francia, Scali) lo hanno già fatto per conto del pubblico ministero, e anche sulla base delle loro relazioni l'ufficio ha avanzato la richiesta di arresti. Va detto che Foti definisce la Carta di Noto, il protocollo che dà le linee guida per l'esame del minore, un "Vangelo apocrifo". Non lui, ma uno dei suoi, lo ha definito una cosa "scritta da quattro pedofili". Chi non la pensa come loro, viene accusato di essere "negazionista" degli abusi.
 

Il presunto elettroshock

Una sciocchezza, emersa non si sa come subito dopo la notizia degli arresti, ripresa (non da Repubblica), tilanciata dal ministro leghista Fontana e esplosa sui social, poi smentita dal procuratore di Reggio, Marco Mescolini. Non ve ne è traccia, piuttosto si spiega che durante alcune sedute veniva usato un dispositivo Neurotek, che emette alcune vibrazioni utili durante le sedute di terapia EMDR. Isabel Fernandez è presidente dell'Associazione EMDR Italia (7mila associati): "E' una terapia efficace, nata per curare il disturbo da stress post traumatico dei veterani del Vietnam. Viene usata ad esempio per chi sopravvive a un terremoto, per quelli del ponte Morandi... Si basa su movimenti oculari destra-sinistra, gli stessi della fase Rem del sonno. Il ricordo perde così la sua carica emotiva negativa, si attenua, si ottiene un sollievo". Ma di certo "non fa affiorare ricordi di situazioni traumatiche che non sono avvenute. Se non c'erano abusi o maltrattamenti accertati, non c'era niente da trattare. Non si può cioè far ricordare ai pazienti cose che non hanno vissuto". E poi, la "macchinetta magica", così si legge nelle carte dell'inchiesta, e così veniva presentata ai bambini, "viene usata solo quando il paziente non riesce a seguire il movimento suggerito dal terapeuta, 'guarda a destra, guarda a sinistra', o con gli ipovedenti", spiega la dottoressa Fernandez. Ma può essere dannoso? "No, ma è inutile", se non ci sono ricordi traumatici. E allora perché la usavano, definendola magica?
 

Il panico

Colpisce infine il panico che emerge dalle intercettazioni, quando i carabinieri cominciano ad acquisire atti, a richiedere informazioni e documenti. Federica Anghinolfi, dirigente del servizio assistenti social (e paziente di Foti) ha la paranoia di essere intercettata. Di colpo tutti cercano di rimediare alle irregolarità, di mettere ordine nelle fatture e nei prospetti delle ore conteggiate, fanno riunioni per cercare una soluzione veloce, e anche per i regali - una montagna - che venivano portati dai genitori allontanati dai figli e che non venivano mai consegnati. Talvolta i terapeuti decidono che il minore non deve avere più contatti con la famiglia, quindi né lettere né regali, ma qui pare di capire che fosse la prassi. Lo scorso gennaio proprio la Anghinolfi chiede che vengano consegnati, dice anche di essere stufa dei comportamenti degli operatori, "non hanno l'autorità di negare la genitorialità", ma ormai la situazione è fuori controllo, nessuno sa più bene cosa fare. Anzi no, l'assistente sociale Francesco Monopoli sa cosa fare: "Via gli appunti, come sempre! Via gli appunti", dice a una collega. Nell'altra stanza due indagate stanno fotocopiando le relazioni davanti ai carabinieri.