Contadini e pensionati le vittime di Popolare Bari
Giuliano Foschini , Carlo Bonini , di CARLO BONINI e GIULIANO FOSCHINII casi di chi ha comprato i titoli a oltre 9 euro per ritrovarli a 2 e invendibili. Tra di loro una signora di 84 anni. Da lei è partita l'indagine della Procura
BARI - Nell'abisso su cui balla la Banca Popolare di Bari - un bilancio in rosso per 420,2 milioni - ci sono storie che hanno nomi e cognomi e raccontano quello che i numeri non riescono a fare. E che la Consob, in una delle ispezioni effettuate in questi anni, ha accertato. Sono le storie di risparmiatori cui la Popolare di Bari ha venduto le proprie azioni ad un valore di 9,53 euro, dissimulando in molti casi il grado di rischio che quell'investimento comportava, come prevede la legge, o comunque non rappresentandolo in modo corretto. Risparmiatori che un algoritmo alterato della banca classificava come esperti investitori e che al contrario hanno le biografie di donne e uomini che in quelle azioni hanno investito i risparmi di una vita o la propria liquidazione e che oggi si ritrovano in portafoglio titoli dal valore che supera di poco i 2 euro e, per giunta, che il mercato considera carta straccia.
Stefano Francavilla, impiegato della provincia di Brindisi, si era r…
Stefano Francavilla, impiegato della provincia di Brindisi, si era r…
BARI - Nell'abisso su cui balla la Banca Popolare di Bari - un bilancio in rosso per 420,2 milioni - ci sono storie che hanno nomi e cognomi e raccontano quello che i numeri non riescono a fare. E che la Consob, in una delle ispezioni effettuate in questi anni, ha accertato. Sono le storie di risparmiatori cui la Popolare di Bari ha venduto le proprie azioni ad un valore di 9,53 euro, dissimulando in molti casi il grado di rischio che quell'investimento comportava, come prevede la legge, o comunque non rappresentandolo in modo corretto. Risparmiatori che un algoritmo alterato della banca classificava come esperti investitori e che al contrario hanno le biografie di donne e uomini che in quelle azioni hanno investito i risparmi di una vita o la propria liquidazione e che oggi si ritrovano in portafoglio titoli dal valore che supera di poco i 2 euro e, per giunta, che il mercato considera carta straccia.
Stefano Francavilla, impiegato della provincia di Brindisi, si era ritrovato, insieme a due suoi cugini, unico erede dei due zii. "Erano contadini, nessuno di loro aveva studiato. E nella vita avevano solo conosciuto il lavoro nei campi. Avevano un cuore enorme", racconta. Un giorno, si siedono di fronte al nipote. "Mi dicono: "Per il futuro, tu e i tuoi cugini state tranquilli. Abbiamo pensato a voi". Sapevo che avevano i loro risparmi depositati nella filiale della Popolare di Bari del paese in cui vivevano. Io ero tranquillo. E lo ero perché loro lo erano. Gli zii conoscevano il direttore della filiale e avevano grande fiducia del consulente, che spesso incontravo anche a casa loro, in campagna, quando andavo a trovarli. La banca gli inviava i cesti per Natale, e quando c'era qualcosa da firmare gli portava le carte a casa. Forse avrei dovuto insospettirmi del fatto che ogni volta che arrivavo e li trovavo a casa con il promotore finanziario, il tipo cambiava discorso".
C'era un motivo. Che Stefano scoprirà quando gli zii passano a miglior vita. "Avevano investito tutto quello che avevano in azioni della Popolare. Parliamo di più di 500 mila euro. E avevano perso praticamente tutto". Con l'apertura dell'eredità, Stefano e i suoi cugini entrano in possesso dei documenti della banca. Il capitale iniziale si è volatilizzato. E non solo. "Sto pagando decine di migliaia di euro all'Agenzia delle Entrate come tassa di successione perché la banca ha indicato come valore di quel titolo 5,40 euro, quando invece ne vale poco più di due e soprattutto non ha mercato". Stefano è un uomo per bene. E riesce persino a vedere in questa storia un aspetto positivo: "Per fortuna abbiamo scoperto noi cosa era accaduto alle azioni. Perché se ci fossero stati ancora gli zii sarebbero morti di dolore". Ora, sta provando a recuperare una parte di quel denaro con l'associazione Avvocati dei consumatori dell'avvocato Domenico Romito.
Gli zii di Stefano, ragionevolmente, firmarono senza comprendere il rischio. A Marcello Zaetta, pensionato, assistito oggi dall'avvocato Antonio Pinto, presidente di Confconsumatori, quel rischio fu invece venduto come un'opportunità. Con la moglie, ha investito i risparmi in azioni della Popolare. "Ricordo benissimo le parole del nostro consulente: "In qualsiasi momento può vendere". E invece...". Invece, quei titoli, che gli erano stati venduti a sette euro, sono ancora lì, impossibili da ricollocare. "Io non avevo fatto mai investimenti finanziari nella mia vita. E parte di quei titoli mi furono dati in una circostanza particolare. Avevo acceso un mutuo con la Popolare e mi venne detto che se avessi sottoscritto quei titoli avrei avuto condizioni migliori".
Stefano e i suoi zii. Marcello e sua moglie. Di storie così, sui tavoli delle associazioni dei consumatori, se ne contano a decine. Come la casalinga con il marito che aveva perso il lavoro: "Ho investito 90 mila euro in azioni - racconta - Poi quando ho chiesto di riavere i miei soldi mi hanno detto che non era possibile. E in cambio mi hanno offerto un fido. Ora ho un debito di 21 mila euro".
Oppure la 84enne considerata "la risparmiatrice zero" di questo esercito di invisibili. La signora è la protagonista infatti dell'indagine per truffa della Procura di Bari chiusa nel marzo scorso. Mentre concedevano fidi e prestiti milionari a imprenditori tecnicamente falliti, i funzionari della banca le facevano firmare un questionario di profilatura nel quale dichiarava di "sopportare forti oscillazioni di valore" del suo investimento. E questo, nonostante anni prima avesse al contrario dichiarato di scegliere "investimenti che le consentissero di proteggere il capitale e ricevere flussi di cassa periodici, costanti e prevedibili". Ha perso centomila euro.
Stefano Francavilla, impiegato della provincia di Brindisi, si era ritrovato, insieme a due suoi cugini, unico erede dei due zii. "Erano contadini, nessuno di loro aveva studiato. E nella vita avevano solo conosciuto il lavoro nei campi. Avevano un cuore enorme", racconta. Un giorno, si siedono di fronte al nipote. "Mi dicono: "Per il futuro, tu e i tuoi cugini state tranquilli. Abbiamo pensato a voi". Sapevo che avevano i loro risparmi depositati nella filiale della Popolare di Bari del paese in cui vivevano. Io ero tranquillo. E lo ero perché loro lo erano. Gli zii conoscevano il direttore della filiale e avevano grande fiducia del consulente, che spesso incontravo anche a casa loro, in campagna, quando andavo a trovarli. La banca gli inviava i cesti per Natale, e quando c'era qualcosa da firmare gli portava le carte a casa. Forse avrei dovuto insospettirmi del fatto che ogni volta che arrivavo e li trovavo a casa con il promotore finanziario, il tipo cambiava discorso".
C'era un motivo. Che Stefano scoprirà quando gli zii passano a miglior vita. "Avevano investito tutto quello che avevano in azioni della Popolare. Parliamo di più di 500 mila euro. E avevano perso praticamente tutto". Con l'apertura dell'eredità, Stefano e i suoi cugini entrano in possesso dei documenti della banca. Il capitale iniziale si è volatilizzato. E non solo. "Sto pagando decine di migliaia di euro all'Agenzia delle Entrate come tassa di successione perché la banca ha indicato come valore di quel titolo 5,40 euro, quando invece ne vale poco più di due e soprattutto non ha mercato". Stefano è un uomo per bene. E riesce persino a vedere in questa storia un aspetto positivo: "Per fortuna abbiamo scoperto noi cosa era accaduto alle azioni. Perché se ci fossero stati ancora gli zii sarebbero morti di dolore". Ora, sta provando a recuperare una parte di quel denaro con l'associazione Avvocati dei consumatori dell'avvocato Domenico Romito.
Gli zii di Stefano, ragionevolmente, firmarono senza comprendere il rischio. A Marcello Zaetta, pensionato, assistito oggi dall'avvocato Antonio Pinto, presidente di Confconsumatori, quel rischio fu invece venduto come un'opportunità. Con la moglie, ha investito i risparmi in azioni della Popolare. "Ricordo benissimo le parole del nostro consulente: "In qualsiasi momento può vendere". E invece...". Invece, quei titoli, che gli erano stati venduti a sette euro, sono ancora lì, impossibili da ricollocare. "Io non avevo fatto mai investimenti finanziari nella mia vita. E parte di quei titoli mi furono dati in una circostanza particolare. Avevo acceso un mutuo con la Popolare e mi venne detto che se avessi sottoscritto quei titoli avrei avuto condizioni migliori".
Stefano e i suoi zii. Marcello e sua moglie. Di storie così, sui tavoli delle associazioni dei consumatori, se ne contano a decine. Come la casalinga con il marito che aveva perso il lavoro: "Ho investito 90 mila euro in azioni - racconta - Poi quando ho chiesto di riavere i miei soldi mi hanno detto che non era possibile. E in cambio mi hanno offerto un fido. Ora ho un debito di 21 mila euro".
Oppure la 84enne considerata "la risparmiatrice zero" di questo esercito di invisibili. La signora è la protagonista infatti dell'indagine per truffa della Procura di Bari chiusa nel marzo scorso. Mentre concedevano fidi e prestiti milionari a imprenditori tecnicamente falliti, i funzionari della banca le facevano firmare un questionario di profilatura nel quale dichiarava di "sopportare forti oscillazioni di valore" del suo investimento. E questo, nonostante anni prima avesse al contrario dichiarato di scegliere "investimenti che le consentissero di proteggere il capitale e ricevere flussi di cassa periodici, costanti e prevedibili". Ha perso centomila euro.