L'inseguimento, poi 11 colpi di baionetta: così andò l’incontro tra i due americani e i carabinieri
Fabio Tonacci , Carlo Bonini , di CARLO BONINI e FABIO TONACCII due militari si qualificarono, i due ragazzi tentarono la fuga. Cerciello afferrò Elder: lui si voltò e iniziò a trafiggerlo
Il caso è chiuso, dicono. Se così sarà, lo dirà un processo che non si annuncia agevole dopo la foto della vergogna scattata nella caserma dei carabinieri di via In Selci. Quel che segue è la ricostruzione dei fatti che hanno portato alla morte del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, basata sulle risultanze dei primi atti di indagine, di testimonianze dirette e fonti qualificate. Una cronaca ancora necessariamente imperfetta, in alcuni passaggi monca.
I quattro carabinieri
La notte del 25 luglio a Roma fa un caldo infernale. Il termometro nel pomeriggio ha toccato i 35 gradi, ma l'umidità al 58 per cento ne ha fatti percepire almeno cinque di più. Le vie di Trastevere sono un formicaio sudato. Un uomo su una bicicletta, calvo, in canottiera, pantaloni corti e uno zainetto in spalla, pedala lentamente attorno alla fontana di Piazza Mastai. Ha 47 anni, una casa modesta al Portuense, e dei lontani precedenti per…
Il caso è chiuso, dicono. Se così sarà, lo dirà un processo che non si annuncia agevole dopo la foto della vergogna scattata nella caserma dei carabinieri di via In Selci. Quel che segue è la ricostruzione dei fatti che hanno portato alla morte del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, basata sulle risultanze dei primi atti di indagine, di testimonianze dirette e fonti qualificate. Una cronaca ancora necessariamente imperfetta, in alcuni passaggi monca.
Agganciano Brugiatelli. Lui posa lo zaino accanto alla sua bicicletta e indica a Gabriel Natale (che dei due stranieri è l'unico a capire la lingua, la famiglia ha origini italiane) un tizio con un cappello nero. È un quarantenne romano, un noto spacciatore che dovrebbe avere il grammo di coca che stanno cercando. Gabriel e Brugiatelli parlano con lo spacciatore, Elder rimane alla bicicletta. Qualcosa va subito storto. L'americano si accorge che nella pallina di carta argentata da cento euro, non c'è cocaina, ma un'aspirina tritata. L'hanno fregato. Lo capisce anche se è di San Francisco, ma non ha il tempo per recuperare il grano. Il pusher, infatti, è stato circondato da quattro persone. Sono carabinieri fuori servizio, che passavano di lì per caso dopo una serata in pizzeria: conoscono bene quel romano, sono sicuri di trovargli addosso la droga. Lo identificano, ma il pusher è pulito. Brugiatelli si è messo in disparte. Gabriel invece torna di corsa da Elder, afferra lo zainetto e, con lui, sparisce verso il Lungotevere.
Arriva una pattuglia con due carabinieri in divisa. Brugiatelli insiste con la frottola del cavallo di ritorno, senza dare informazioni utili. L'idea è di chiamarli al suo cellulare, fissare con loro un appuntamento per recuperare lo zaino e presentarsi, invece, con i carabinieri. Che - è subito chiaro - non possono essere quei due militari, perché, in divisa e dunque riconoscibili. Dalla centrale trovano una pattuglia in borghese non lontano da Piazza Mastai. Sono due carabinieri della Caserma Farnese: il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega e il suo collega Andrea Varriale.
All'incontro Brugiatelli rimane nascosto dietro l'angolo della strada. E quel che accade ora è nella testimonianza del solo Varriale perché, a quanto pare, nessun testimone di passaggio vedrà, nessuno sentirà. Tranne Brugiatelli, che tuttavia ha la visuale ostruita. I due carabinieri si avvicinano e si qualificano. Elder, a verbale, dirà di non aver capito, di essersi convinto che l'uomo che ha di fronte è un amico del pusher. Provano comunque a scappare. Cerciello Rega è più rapido e riesce a cingere Elder alla vita. Elder lo trafigge undici volte con la baionetta, per otto volte la lama affonda fino alla base dell'impugnatura. Varriale è immobilizzato dalla colluttazione con Gabriel Natale. Alle 2,45 il facchino del Meridien Biagio Di Paola li vede rientrare, "con passo veloce".
"I nostri due militari sono stati presi alla sprovvista", dice il comandante provinciale Gargaro. "Quanto a Varriale, che peraltro ricorderà solo in un secondo momento di avere visto un ciuffo biondo e un tatuaggio degli aggressori, si è confuso. Era in stato di choc. Bisogna capirlo". Se ne prende atto. Ma possibile che sia stato neutralizzato da un 18 enne? "Ripeto, è stato preso alla sprovvista. E comunque non è fisicamente grosso". Il tempo di Natale e Lee è quasi esaurito. Arrivano a loro tracciando le cellule del telefono di Brugiatelli come le molliche di Pollicino. Li ammanettano tra bottiglie di alcol, flaconi di xanax e gli antidepressivi di Elder.
I quattro carabinieri
La notte del 25 luglio a Roma fa un caldo infernale. Il termometro nel pomeriggio ha toccato i 35 gradi, ma l'umidità al 58 per cento ne ha fatti percepire almeno cinque di più. Le vie di Trastevere sono un formicaio sudato. Un uomo su una bicicletta, calvo, in canottiera, pantaloni corti e uno zainetto in spalla, pedala lentamente attorno alla fontana di Piazza Mastai. Ha 47 anni, una casa modesta al Portuense, e dei lontani precedenti per rissa e rapina. Ha cambiato mestiere, fa il broker del piccolo spaccio: aggancia chi si vuole fare, lo porta da chi glielo può far fare. Chi, in piazza, ha la cocaina e la marijuana. A tre chilometri in linea d'aria, due americani, Christian Gabriel Natale Hjorth di 18 anni, e Finnegan Lee Elder di 19 anni, lasciano la camera dell'hotel Meridien Visconti, e vanno a divertirsi a Trastevere.Agganciano Brugiatelli. Lui posa lo zaino accanto alla sua bicicletta e indica a Gabriel Natale (che dei due stranieri è l'unico a capire la lingua, la famiglia ha origini italiane) un tizio con un cappello nero. È un quarantenne romano, un noto spacciatore che dovrebbe avere il grammo di coca che stanno cercando. Gabriel e Brugiatelli parlano con lo spacciatore, Elder rimane alla bicicletta. Qualcosa va subito storto. L'americano si accorge che nella pallina di carta argentata da cento euro, non c'è cocaina, ma un'aspirina tritata. L'hanno fregato. Lo capisce anche se è di San Francisco, ma non ha il tempo per recuperare il grano. Il pusher, infatti, è stato circondato da quattro persone. Sono carabinieri fuori servizio, che passavano di lì per caso dopo una serata in pizzeria: conoscono bene quel romano, sono sicuri di trovargli addosso la droga. Lo identificano, ma il pusher è pulito. Brugiatelli si è messo in disparte. Gabriel invece torna di corsa da Elder, afferra lo zainetto e, con lui, sparisce verso il Lungotevere.
La mezza verità di Brugiatelli
Il problema ora ce l'ha Brugiatelli. I due americani hanno il suo zaino, con i documenti di identità, qualche euro e il telefonino. Niente di compromettente. Si fa prestare il cellulare da un clochard che conosce e chiama il Numero unico di emergenza. Risponde una donna. Le dice: "Mi hanno rubato la borsa, sono in piazza Gioacchino Belli (a pochi metri da Piazza Mastai, ndr), però questi ragazzi li chiamo e mi chiedono un riscatto di soldi". Il Numero unico lo gira al 112. "Purtroppo devo fare una denuncia, dentro c'avevo documenti, codice fiscale, patente... se potete venì che almeno vi do il numero, se loro mi rispondono potete rintracciarli". Accredita di essere vittima di una classica estorsione tipo "cavallo di ritorno", come ne accadono a decine a Roma ogni sera. Naturalmente omette perché gli sia stato rubato lo zaino. Non può farlo. Curioso che un tipo sgamato come Brugiatelli si rivolga all'unico numero che dovrebbe dimenticare: i Carabinieri. Ma tant'è. "Brugiatelli non è un nostro confidente, se quello a cui si vuole alludere. La chiamata al 112 non ha misteri", dice a Repubblica il Comandante provinciale dei carabinieri Francesco Gargaro.La pattuglia in borghese
Siamo tra mezzanotte e l'una. La sala operativa dei Carabinieri ricontatta Brugiatelli, per avere qualche dettaglio in più. "I due sono scappati - riferisce lui - hanno preso la borsa mentre stavo bevendo alla fontanella. Mi hanno detto se avevo 80, 100 euro, gli ho detto che glieli avrei dati se me l'avessero riportata ma poi li ho visti scappare in una traversa, gli sono corso dietro con la bicicletta però non li ho presi".Arriva una pattuglia con due carabinieri in divisa. Brugiatelli insiste con la frottola del cavallo di ritorno, senza dare informazioni utili. L'idea è di chiamarli al suo cellulare, fissare con loro un appuntamento per recuperare lo zaino e presentarsi, invece, con i carabinieri. Che - è subito chiaro - non possono essere quei due militari, perché, in divisa e dunque riconoscibili. Dalla centrale trovano una pattuglia in borghese non lontano da Piazza Mastai. Sono due carabinieri della Caserma Farnese: il vicebrigadiere Mario Cerciello Rega e il suo collega Andrea Varriale.
Le coltellate
A quanto pare - ma il passaggio è ancora poco chiaro - è davanti a Cerciello Rega e Varriale che Brugiatelli contatta gli americani. L'appuntamento è alle 2 in via Pietro Cossa, vicino all'hotel Meridien, dove Elder e Gabriel sono tornati già da un po'. Escono di nuovo, "entrambi indossano felpe col cappuccio" dirà Varriale dopo l'aggressione. In spalla Gabriel ha lo zainetto, sotto la felpa Elder ha una baionetta con una lama di 18 cm. L'ha portata dagli Stati Uniti, nella valigia nella stiva dell'aereo.All'incontro Brugiatelli rimane nascosto dietro l'angolo della strada. E quel che accade ora è nella testimonianza del solo Varriale perché, a quanto pare, nessun testimone di passaggio vedrà, nessuno sentirà. Tranne Brugiatelli, che tuttavia ha la visuale ostruita. I due carabinieri si avvicinano e si qualificano. Elder, a verbale, dirà di non aver capito, di essersi convinto che l'uomo che ha di fronte è un amico del pusher. Provano comunque a scappare. Cerciello Rega è più rapido e riesce a cingere Elder alla vita. Elder lo trafigge undici volte con la baionetta, per otto volte la lama affonda fino alla base dell'impugnatura. Varriale è immobilizzato dalla colluttazione con Gabriel Natale. Alle 2,45 il facchino del Meridien Biagio Di Paola li vede rientrare, "con passo veloce".
L'ultimo depistaggio
La notte non è finita. C'è un ultimo inganno. I carabinieri si mettono sulle tracce di due assassini magrebini. Perché questo racconta Brugiarelli. E questo racconta Varriale. Che lo dica il primo, è comprensibile: è in un mare di guai. Ha imbrogliato due americani che si sono trasformati in assassini e ha mentito ai carabinieri, mandandoli al macello. Che invece si confonda Varriale è singolare. I due giovani americani a tutto somigliano meno che a nordafricani."I nostri due militari sono stati presi alla sprovvista", dice il comandante provinciale Gargaro. "Quanto a Varriale, che peraltro ricorderà solo in un secondo momento di avere visto un ciuffo biondo e un tatuaggio degli aggressori, si è confuso. Era in stato di choc. Bisogna capirlo". Se ne prende atto. Ma possibile che sia stato neutralizzato da un 18 enne? "Ripeto, è stato preso alla sprovvista. E comunque non è fisicamente grosso". Il tempo di Natale e Lee è quasi esaurito. Arrivano a loro tracciando le cellule del telefono di Brugiatelli come le molliche di Pollicino. Li ammanettano tra bottiglie di alcol, flaconi di xanax e gli antidepressivi di Elder.