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(ansa)

Governo, scontro Lega-M5S sulla giustizia: "Bonafede riveda il suo progetto di riforma" intimano i leghisti

Oggi la proposta approda in Consiglio dei ministri e Salvini sarà presente. “Non è il nostro testo”, dice la ministra leghista Bongiorno. Il Guardasigilli si mostra ottimista, ma il via libera potrebbe essere “salvo intese”
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 Venti di guerra leghisti sulla riforma della giustizia targata Bonafede. Che oggi potrebbe anche essere del tutto bloccata, o al massimo licenziata con la formula "salvo intese", che di fatto equivale a una quasi sfiducia e a un invito esplicito alla riscrittura, al suo approdo a palazzo Chigi. "Non è la nostra riforma" ha ripetuto più volte negli ultimi giorni il ministro Giulia Bongiorno, alter ego di Matteo Salvini sulla giustizia. Che addirittura è giunto a negare l'esistenza stessa di un testo. Pronto invece ormai da venti giorni.

Il Guardasigilli Alfonso Bonafede sembra non raccogliere l'allarme del Carroccio, fa mostra di ottimismo e si augura per oggi "un'approvazione definitiva" per far sì che la riforma "sia legge entro dicembre". In una frase la definisce come "una legge che taglia i tempi dei processi e che cittadini e imprenditori aspettano". Ma il suo invito al dialogo con i …
 Venti di guerra leghisti sulla riforma della giustizia targata Bonafede. Che oggi potrebbe anche essere del tutto bloccata, o al massimo licenziata con la formula "salvo intese", che di fatto equivale a una quasi sfiducia e a un invito esplicito alla riscrittura, al suo approdo a palazzo Chigi. "Non è la nostra riforma" ha ripetuto più volte negli ultimi giorni il ministro Giulia Bongiorno, alter ego di Matteo Salvini sulla giustizia. Che addirittura è giunto a negare l'esistenza stessa di un testo. Pronto invece ormai da venti giorni.

Il Guardasigilli Alfonso Bonafede sembra non raccogliere l'allarme del Carroccio, fa mostra di ottimismo e si augura per oggi "un'approvazione definitiva" per far sì che la riforma "sia legge entro dicembre". In una frase la definisce come "una legge che taglia i tempi dei processi e che cittadini e imprenditori aspettano". Ma il suo invito al dialogo con i leghisti trova un muro. Loro rinviano qualsiasi decisione a oggi, al momento del faccia a faccia Salvini-Bonafede durante il Consiglio dei ministri.

Ma basta una frase per capire l'umore: "Il Guardasigilli continua a ripetere che al tavolo delle trattative sulla riforma c'era anche la collega Bongiorno. Lasciando intendere che anche lei quindi è d'accordo sul testo. Ma non è così, perché nessuna osservazione fatta da Bongiorno è stata accolta. Quindi non si può affatto dire che il testo di Bonafede sia condiviso dalla Lega".

Peggio di una scomunica, peraltro confermata dalle stesse parole di Bongiorno, che in forum all'Ansa del 24 luglio, che lei continua a definire attualissimo, ha detto: "Sì, ho partecipato a una serie di incontri e ho anche dato dei suggerimenti, ma non li vedo accolti oppure sono stati annacquati". E ancora: "Questa non è la nostra riforma. Nel testo non c'è quello che volevamo: avremmo voluto una grande riforma sull'accesso in magistratura, che deve essere rigoroso, non un concorso subito, perché il magistrato è come un sacerdote. Poi nuove norme sulle misure cautelari e sulle intercettazioni. Insomma, serve una riforma più coraggiosa".

Soprattutto che veda al primo posto la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Proprio quella che Salvini continua a chiedere e che alla Camera vede tra i suoi sponsor esponenti di Forza Italia come Enrico Costa e Francesco Paolo Sisto. Ma, come replicavano ieri in via Arenula, "in questa riforma la separazione delle carriere non ci potrebbe proprio stare perché comporterebbe una legge costituzionale che, di per sé, trascinerebbe nel nulla per i tempi lunghi la riforma del processo penale e civile".

Bonafede lascia intendere di essere disponibile a modifiche, che comunque potrebbero avvenire anche in Parlamento, visto che si tratta di una legge delega. Punta a superare oggi lo scoglio del consiglio dei ministri, consapevole che ormai i tempi sono stretti, visto che il blocco della prescrizione col processo di primo grado, approvata nella legge Spazzacorrotti ma congelata fino al gennaio 2020, è il suo obiettivo primario.

All'opposto proprio la prescrizione è la bestia nera della Lega che per questo ha chiesto il taglio drastico dei tempi del processo penale (sei anni secondo il ddl Bonafede). Ma alla riforma potrebbe dare una mano d'aiuto il decreto sicurezza bis al voto definitivo al Senato la prossima settimana. "Non c'è alcuno scambio" dicono i leghisti, ma un niet a Bonafede oggi aumenterebbe il rischio di un dissenso grillino in aula (alla Camera in 17 non hanno votato) che affonderebbe il decreto.