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Gabriella Nobile, fondatrice dell’associazione “Mamme per la pelle”, con il figlio Fabien, 13 anni 

L’allarme dei genitori adottivi: “Razzismo contro i nostri figli”

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Centinaia di denunce in tutta Italia, crescono insulti e minacce: “I ragazzi diventati un bersaglio”. “Alla mia Saron al mare hanno detto che è una prostituta come tutte le nere. Non vuole più uscire sola”. Racconta Paola: “Ci hanno fermate gli agenti ma solo a lei hanno chiesto i documenti, dicendo: gli ordini sono questi”
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ROMA - "L'hanno aggredita con sputi e insulti. A Bari, in una zona residenziale, mentre camminava con i suoi amici. Un gruppetto di ragazzi ha iniziato a seguirla gridando: "Negra di merda tornatene nel tuo paese insieme a quei due morti di fame dei tuoi genitori". E poi gli sputi. Gli insulti. Anche un calcio. Da quel giorno mia figlia ha paura. Anzi si sente tradita. Il paese che l'ha accolta, quello dove ha trovato una famiglia, adesso la odia e la tratta da straniera".
Paola dice di sentirsi atterrita. In un'Italia che non riconosce più. "Mia figlia è arrivata dal Congo a 5 anni, si è integrata perfettamente, la scuola, lo sport, gli scout, la parrocchia. Poi, un anno e mezzo fa, quando le campagne contro i migranti, contro i neri in particolare, sono diventate ossessive, i nostri figli adottati sono diventati bersaglio di razzismo e discriminazione".

Centinaia di episodi. Quasi tutti contro ragazzi adolescenti adotta…
ROMA - "L'hanno aggredita con sputi e insulti. A Bari, in una zona residenziale, mentre camminava con i suoi amici. Un gruppetto di ragazzi ha iniziato a seguirla gridando: "Negra di merda tornatene nel tuo paese insieme a quei due morti di fame dei tuoi genitori". E poi gli sputi. Gli insulti. Anche un calcio. Da quel giorno mia figlia ha paura. Anzi si sente tradita. Il paese che l'ha accolta, quello dove ha trovato una famiglia, adesso la odia e la tratta da straniera".
Paola dice di sentirsi atterrita. In un'Italia che non riconosce più. "Mia figlia è arrivata dal Congo a 5 anni, si è integrata perfettamente, la scuola, lo sport, gli scout, la parrocchia. Poi, un anno e mezzo fa, quando le campagne contro i migranti, contro i neri in particolare, sono diventate ossessive, i nostri figli adottati sono diventati bersaglio di razzismo e discriminazione".

Centinaia di episodi. Quasi tutti contro ragazzi adolescenti adottati in Africa, quando l'Italia era ai vertici per numero di adozioni internazionali e il nostro paese considerato (ancora) sicuro per un bambino con la pelle scura. Centinaia di mamme che si mettono in rete e decidono di rompere il silenzio. Ragazzi cacciati dagli autobus, ragazzi che non vanno più a scuola da soli, ragazzi che si ammalano di vitiligine, una malattia dermatologica che "sbianca" la pelle.
Paola insegna all'università. Crede nella cultura, nel dialogo. "Ma pochi giorni fa c'è stato un altro episodio: ero in auto con mia figlia. La polizia ci ha fermate, ma invece di chiedere a me i documenti, visto che ero al volante, gli agenti sono andati subito da lei, nera, chiedendole se era in regola. Capite? Mi sono infuriata, ho detto che lei era mia figlia, cittadina italiana, minorenne. A quel punto hanno cambiato tono, dicendomi che avevano ricevuto quel tipo di ordini". Cioè fermare e identificare chi ha la pelle nera.

Ma è ancora più drammatico il raccontò di Saron, 16 anni, nome di fantasia, anche lei adottata in Africa a 2 anni. È una ragazzina timida, brava a scuola, da grande vorrebbe fare il magistrato. "Due uomini sulla spiaggia hanno iniziato a insultarmi dicendo che noi nere veniamo in Italia a fare le prostitute. "Vieni con noi in cabina, facci vedere quanto sei brava", mi dicevano"". Saron ormai in spiaggia da sola non ci va più. "Io vorrei solo vivere la vita di tutti miei coetanei, come facevo prima. Vorrei diventare invisibile, sparire, fino a quando questo brutto periodo non passa".

Per i ragazzi adottati è come un brutto risveglio. Oggi sulla loro pelle brucia lo stesso razzismo diffuso che nel nostro paese aggredisce, sempre di più, i "non bianchi". Ma c'è una differenza, ammette con amarezza Angela, una dell'associazione "Mamme per la pelle", che vive in Toscana. "Quando erano piccoli, li abbiamo portati in Italia dicendo loro che qui avrebbero trovato amore e accoglienza. Ecco, adesso invece i nostri figli scoprono di essere stranieri. Odiati. Discriminati".
Eppure, da Matteo Salvini ai ministri per la Famiglia, è tutto un parlare di rilancio delle adozioni. Invece, proprio dalla Commissione adozioni internazionali, è arrivato un monito severo. In una nota la commissione esprimeva "profonda preoccupazione per i recenti episodi di razzismo nei confronti di quei figli adottivi che a causa del colore della pelle, vengono fatti oggetto di atti di bullismo e vessazione". Aggiungendo anzi che queste "manifestazioni potrebbero compromettere nuovi accordi con molti paesi".

Maria Teresa è la mamma di un bellissimo sedicenne nato in Senegal. Liceo classico, campione regionale di basket. "Mio figlio è stato cacciato da un negozio in cui era entrato per scegliere una maglietta. E purtroppo adesso il razzismo sta inquinando anche i ragazzi. Dopo una serata in discoteca, una ragazza si è sentita male. Un coetaneo di mio figlio si è avvicinato e gli ha chiesto se fosse stato lui a dare la droga alla ragazza. Aggiungendo che tutti i pusher sono neri. È tornato a casa sconvolto. Oggi in discoteca non ci va più".