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Glory Obibo, morta a 29 anni, con sua figlia Greta 

Muore per far nascere sua figlia: “Prima Greta, poi farò la chemio”

La tragedia di Glory, 29 enne nigeriana arrivata in Italia su un barcone. Aveva scoperto il tumore al seno al primo mese di gravidanza. Il compagno Samuel: “Mi ha insegnato a lottare per difendere chi ami”
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PADOVA - Glory ha sfidato prima il mare e poi il cielo. La prima volta riuscendo a raggiungere l'Italia dopo una lunga traversata, la seconda lasciando in eredità il suo fiore più bello: una bambina, Greta. Quando, al primo mese di gravidanza ha scoperto di avere un carcinoma al seno, si è trovata di fronte a un bivio: salvare se stessa o sua figlia. E non ha avuto dubbi, mai. Ha tenuto duro per 32 settimane, fino a sentire il pianto che è anche vita. "Ha potuto vedere la bambina per neanche tre mesi, prima di venire consumata dalla malattia. Non dimenticherò mai il suo testamento di coraggio", racconta Samuele Nascimben, 41 anni, trevigiano, carpentiere, padre di Greta, in braccio la piccola con una tutina rosa. A lui, ora, spetta un compito difficile, oltre a quello di crescere una figlia. Dovrà trasmettere la memoria, raccontando chi era Glory Obibo, 29 anni, nigeriana, giunta a Lampedusa nel 2011 su un barcone e passata nei c…
PADOVA - Glory ha sfidato prima il mare e poi il cielo. La prima volta riuscendo a raggiungere l'Italia dopo una lunga traversata, la seconda lasciando in eredità il suo fiore più bello: una bambina, Greta. Quando, al primo mese di gravidanza ha scoperto di avere un carcinoma al seno, si è trovata di fronte a un bivio: salvare se stessa o sua figlia. E non ha avuto dubbi, mai. Ha tenuto duro per 32 settimane, fino a sentire il pianto che è anche vita. "Ha potuto vedere la bambina per neanche tre mesi, prima di venire consumata dalla malattia. Non dimenticherò mai il suo testamento di coraggio", racconta Samuele Nascimben, 41 anni, trevigiano, carpentiere, padre di Greta, in braccio la piccola con una tutina rosa. A lui, ora, spetta un compito difficile, oltre a quello di crescere una figlia. Dovrà trasmettere la memoria, raccontando chi era Glory Obibo, 29 anni, nigeriana, giunta a Lampedusa nel 2011 su un barcone e passata nei centri di accoglienza di Crotone, Piacenza e Torino prima di stabilirsi a Treviso. "Era ospite di un'amica, assisteva un anziano e prendeva qualche soldo. L'ho conosciuta due anni e mezzo fa e subito mi ha conquistato. Dopo appena 5 mesi siamo andati a convivere. Volevamo una famiglia. Lei me l'ha regalata ma subito dopo è volata via".

C'è un angolo della casa di Samuele in cui sembra che il tempo si sia fermato. Un tavolo pieno di carte, referti medici, lastre. Le valigie aperte con le camicie da notte dell'ospedale. Un'altra stanza invece ha una luce nuova, predomina il rosa ed è un trionfo di fiocchi e orsetti. Non è stato facile vivere sul filo, in questo difficile equilibrio tra vita e morte. "Avevamo appena saputo che Glory era incinta, eravamo al settimo cielo", racconta Samuele. "L'anno prima una gravidanza era andata male. Ci siamo insospettiti per un prurito al seno, abbiamo fatto qualche accertamento e subito i medici ci hanno detto che era un carcinoma molto aggressivo. Glory è stata tassativa, da subito. Voleva far nascere la bambina. Persino i medici erano perplessi di fronte alla sua decisione".

Greta piange, il padre si apre un attimo, fa una giravolta, si risiede sul divano che avevano comprato insieme. Ripensa ai momenti dopo la diagnosi. "In ospedale le hanno spiegato più volte la situazione, l'ultima anche con un'interprete. Volevano essere sicuri che che lei capisse la gravità della malattia. Volevano che non ci fosse dubbio sul fatto che era questione di vita o di morte, che doveva scegliere tra sopravvivere e far nascere sua figlia. Ma lei aveva capito". E scelto.
"Ha provato con qualche cura molto leggera, per non compromettere la gravidanza", ricorda Samuele. "Tuttavia, di fronte a una malattia del genere, non ha prodotto alcun effetto. Abbiamo concordato un parto alla trentaduesima settimana, una tempistica pensata per far sopravvivere la neonata e iniziare a curare la madre con la chemio". I ricordi si accavallano, ma alcuni sono ormai punti fissi in questa nuova esistenza così dolce e così amara: "Il sorriso di Glory durante un'ecografia. Sapeva che il cancro stava avanzando ma, osservando il monitor con il cuoricino che pulsava, sorrideva".

Greta è nata il 27 maggio, subito dopo Glory ha fatto una tac. La malattia aveva attaccato addome e polmoni. Se n'è andata in neanche tre mesi. Ha fatto in tempo a vedere il frutto del suo sacrificio. È morta domenica. "Cosa mi ha insegnato? A difendere chi ami con tutta la forza che hai", dice Samuele. E abbraccia Greta, chiudendo gli occhi per un momento.