✕
 

Il bambino dei libri

Ascolta l'audio

La nuova vita di Rayane: "Mi manca la mia scuola". Parla il bimbo di 11 anni dopo lo sgombero in luglio della sua abitazione provvisoria a Primavalle. Allora salvò i suoi libri
3 minuti di lettura
ROMA- Dalla notte dello sgombero a Primavalle il bambino dei libri non riesce più a dormire. In quel palazzone a Tor Vergata dove l'ha messo il Comune, Rayane Farah sogna la sua vecchia camera, gli amici e le partite di pallone sottocasa. Rimpiange persino le lezioni di matematica. È preoccupato perché non sa dove vivrà tra un mese, perché nel trambusto quando si è ritrovato messo in mezzo alla strada fra gli agenti, ha perso i compiti e non vuole andare in seconda media impreparato. Voglio laurearmi, dice per far felice mamma Fatima, ma i realtà sogna di emulare i suoi miti: Totti e Messi. E nasconde l'ansia del domani dietro il sorriso.
"Da quando sono qui ho gli incubi. Non è un brutto posto il centro di accoglienza, non voglio lamentarmi, c'è chi dopo lo sgombero si è ritrovato a passare le notti dormendo in macchina. Ma a parte i brutti sogni quando rivedo la polizia, i manganelli, le grida che…
ROMA- Dalla notte dello sgombero a Primavalle il bambino dei libri non riesce più a dormire. In quel palazzone a Tor Vergata dove l'ha messo il Comune, Rayane Farah sogna la sua vecchia camera, gli amici e le partite di pallone sottocasa. Rimpiange persino le lezioni di matematica. È preoccupato perché non sa dove vivrà tra un mese, perché nel trambusto quando si è ritrovato messo in mezzo alla strada fra gli agenti, ha perso i compiti e non vuole andare in seconda media impreparato. Voglio laurearmi, dice per far felice mamma Fatima, ma i realtà sogna di emulare i suoi miti: Totti e Messi. E nasconde l'ansia del domani dietro il sorriso.
"Da quando sono qui ho gli incubi. Non è un brutto posto il centro di accoglienza, non voglio lamentarmi, c'è chi dopo lo sgombero si è ritrovato a passare le notti dormendo in macchina. Ma a parte i brutti sogni quando rivedo la polizia, i manganelli, le grida che mi fanno svegliare disperato, il fatto è che questa non è la mia casa. Non ci sono i miei amici, sono loro che mi mancano, mi manca la mia scuola. Ho paura di non poterci tornare perché è dall'altra parte della città. E dove saremo a vivere tra un mese non l'ho ancora capito".
Lo dice alzando occhi e spalle Rayane. È il ragazzino di 11 anni fotografato il 15 luglio mentre cercava di mettere in salvo una pila di libri di scuola, pagelle e volumi antichi durante lo sgombero dell'ex istituto agrario in via Cardinal Capranica. Lì dal 2003 vivevano abusivamente 340 persone, di cui 80 bambini che ora il Comune ha in parte sistemato in centri di accoglienza a Centocelle e Tor Vergata. Tra lui e la sua vecchia stanza, i luoghi e gli amici con cui è cresciuto, ora ci sono 37 irraggiungibili chilometri.
Rayane, 11 anni, con la mamma Fatima al centro di accoglienza di Tor Vergata 

La vita prima dello sgombero?
"Da quando ho un anno ho vissuto in quel palazzo a Primavalle. Lo so che era una scuola occupata, ma papà aveva messa a posto un'aula ed era casa, era bella ed era nostra. Salone con cucina, la mia stanza con i libri, le foto dei miei calciatori preferiti e di me da piccolo tutte appese al muro. E la mia gattina. Nel caos dello sgombero è sparita . Siamo tornati ma è cambiata, terrorizzata, non si fa più prendere".

Cosa ti manca?
"Lì stavano tutti i miei amici. Sono loro che mi mancano di più. Sono italiani, romeni, tunisi, marocchini. Ma tra noi parliamo italiano, anzi romano perché è questa la città che chiamiamo casa. Il Marocco per me è il posto dove vado in vacanza, dove ci sono i nonni, uno è insegnante, l'altro fabbro".

E ora dove andrete?
"Non lo so, non so se ci faranno restare ancora qui al centro. Il Comune ha detto che ci aiuterà per un po' a pagare una casa, ma nessuno vuole affittare quando scoprono che non siamo italiani e per di più sgomberati. Mamma ci ha provato, dicono che sempre che ci faranno sapere".

Diverse persone vi hanno offerto aiuto.
"Sì, hanno promesso, ma poi di soldi non ne abbiamo mai visti, non sono mai arrivati...", dice guardando la madre Fatima per conferma.

Cosa fanno i tuoi genitori?
"Sono di Agadir. Mamma ha studiato inglese all'università fino al secondo anno poi si è innamorata, sposata, sono nato io ed ha raggiunto papà qui. Ha lavorato per anni assunta come babysitter da una famiglia della Balduina, sono ancora amici e la rivorrebbero, ma adesso è difficile, c'è anche la mia sorellina di un anno e mezzo e poi siamo dall'altra parte della città. Papà faceva il falegname in Marocco, qui dopo anni a mettere parquet raccoglie oggetti antichi e ha una bancarella. Quando le cose vanno bene guadagna anche 500 euro, ma mica sempre".

Lo hanno condannato per aver reagito allo sgombero.
"Magari ha sbagliato, ma non è giusto mettere la gente in queste condizioni, l'ha fatto per difendere noi, per proteggere l'unica casa che avevamo".

Come sono ora le vostre giornate?
"Papà è fuori con la bancarella, mamma cucinerebbe benissimo solo che al centro viviamo tutti in una stanza senza cucina e quindi niente lasagne che fa buonissime. È severa, ha sempre detto che a Primavalle c'erano troppi ragazzini in mezzo alla strada e che lei voleva un futuro diverso per me, da persona brava e onesta. Per questo quando andava a fare la baby sitter per anni al pomeriggio mi ha pagato lezioni di nuoto e di calcio. Voleva fossi occupato con lo sport, imparassi regole, fair play. Adesso le giornate sono lunghe, gioco a dama e a pallone nel parcheggio sotto il centro ma senza i miei compagni è tutto diverso". Parla come un adulto, forbito, compunto, fino a quando non scoppia ridere arrossendo e si butta tra le braccia di Fatima.

Che libro stai leggendo?
"Lion, la storia di un bambino indiano che perde la mamma e si ritrova solo senza casa. Lo capisco. Tanto".

Tra un mese è il tuo compleanno, cosa vorresti?
"Tornare alla mia vecchia scuola, rivedere i miei amici, avere tutti una vera casa, di nuovo vicini. Mi piacerebbe anche conoscere Totti".

Cosa diresti a chi decide, ai politici?
"Io e i miei compagni veniamo tutti da Paesi diversi, ma non è mai stato un problema per noi. Nessuno mi ha mai trattato male perché sono nato in Marocco, al massimo mi hanno preso in giro perché ho sbagliato un assist. Cosa gli direi? Non lasciateci senza casa. Noi siamo nati qui, più o meno, io sogno persino in italiano. Questo è il posto dove vogliamo vivere, crescere, studiare e lavorare. Dateci una mano. Magari divento un campione come De Rossi". Il mondo salvato dai ragazzini.