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Yoan Leonardi, la vittima, 23 anni 

Uccide l’amico e confessa su Instagram: “L’ho fatto per amore”

Novara, si era convinto che lui gli avesse rubato la fidanzata. E lo ha pugnalato a morte: “Mai intromettersi nella vita degli altri”
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CUREGGIO (NOVARA) - Sulla piazza vuota del paese, una ragazzina di 15 anni ridacchia. "Io so perché l'ha ammazzato. Perché Alby è brutto, Yoan invece era bello. Alby era invidioso". Ma in un attimo singhiozza: "Perché, perché l'ha ucciso? Yoan era un nostro amico...". Non c'è molto da spiegarle e da spiegare, perché ha già spiegato tutto lui. Alberto Pastore, che si fa chiamare Alby, 23 anni, ha ucciso l'amico d'infanzia Yoan Leonardi, stessa età, per gelosia e per rancore, un qualcosa che lui ha tradotto con la parola "amore". Tre coltellate, pare. Il coltello arriva dalla collezione personale, che tiene nella sua cameretta.
Dopo se ne è andato, ed era molto calmo. Il sangue sprizzato dalla giugulare del ragazzo che conosceva fin dall'asilo, quel sangue non lo ha impressionato o stravolto. Seduto in macchina, ha scritto un lungo post su Facebook, erano le due de…
CUREGGIO (NOVARA) - Sulla piazza vuota del paese, una ragazzina di 15 anni ridacchia. "Io so perché l'ha ammazzato. Perché Alby è brutto, Yoan invece era bello. Alby era invidioso". Ma in un attimo singhiozza: "Perché, perché l'ha ucciso? Yoan era un nostro amico...". Non c'è molto da spiegarle e da spiegare, perché ha già spiegato tutto lui. Alberto Pastore, che si fa chiamare Alby, 23 anni, ha ucciso l'amico d'infanzia Yoan Leonardi, stessa età, per gelosia e per rancore, un qualcosa che lui ha tradotto con la parola "amore". Tre coltellate, pare. Il coltello arriva dalla collezione personale, che tiene nella sua cameretta.
Dopo se ne è andato, ed era molto calmo. Il sangue sprizzato dalla giugulare del ragazzo che conosceva fin dall'asilo, quel sangue non lo ha impressionato o stravolto. Seduto in macchina, ha scritto un lungo post su Facebook, erano le due del mattino passate, sulla strada provinciale e sullo spiazzo che porta al vecchio museo dell'Aeroplano di Borgo Ticino, e poi all'azzurro del lago Maggiore. Più che una confessione, una rivendicazione. "Non potevo continuare in questo modo, sono stato preso in giro". E tanti saluti alla mamma e al papà, che sono "fantastici", e a Erika e Valentina, alla zia Patrizia e al nonno. Neanche una parola per gli amici, parola magica dell'adolescenza anche se qui hanno tutti sopra i vent'anni, e a Cureggio non si parla d'altro, "erano così amici", "ma tra amici le cose si chiariscono", e anche "bell'amico di m., l'ha ucciso come si fa con le galline".
Comunque, a lui non bastava ancora. Doveva spiegare meglio, a tutta Cureggio e anche al mondo. Quindi ha registrato una storia e l'ha messa su Instagram, nel video si vede che sta guidando, la telecamera del telefono inquadra una gamba dei jeans e lui racconta sereno, "eh ragazzi, come ben sapete ho fatto una cazzata e adesso sto pensando a come suicidarmi". Questa "cosa mi tormenterà, a me dispiace per Yoan e per Sara, non so se Yoan ci sarà ancora...", lì ha il dubbio di averlo fatto fuori davvero. Ci è riuscito invece, il grande nemico è morto dissanguato sulla strada, i fari di una macchina hanno visto il corpo che ancora si muoveva sul ciglio, e l'auto che si allontanava, uno sveglio ha preso qualche numero di targa, in un amen Alby aveva dietro i carabinieri e ha pure cercato di seminarli, imboccando l'autostrada A26 e accelerando e filando verso Milano, poi uscendo di carreggiata e quasi ammazzandosi in una galleria, invece ieri pomeriggio era vivo e vegeto in carcere a Novara, interrogato dal pubblico ministero Castellani e dal capitano dei carabinieri Ceron.
"L'ho fatto per amore, è stata tutta colpa di Yoan", e ha raccontato quanto in paese sapevano tutti. La ragazza Sara, 19 anni, l'aveva lasciato. Succede, ma lui si era convinto che stesse con il suo migliore amico, e ha meditato di farlo fuori. Omicidio vero, non virtuale, con uno degli amati coltelli, il sangue eccetera. Ha anche spiegato che "in amore non bisogna mai intromettersi nelle relazioni altrui, e farsi la propria vita, senza tenere tutto nascosto al proprio migliore amico". Ma Yoan era innocente come un giglio, così raccontano gli altri amici. "Non si era messo con Sara, anzi aveva un'altra fidanzata a cui voleva molto bene". Così ha spiegato ieri la stessa Sara: "Con Yoan eravamo molto amici, ma solo questo. Era Alberto che credeva che tra di noi ci fosse qualcosa. Yoan pur di aiutarmi e starmi vicino, ci ha rimesso la vita, era una persona fantastica, è stata l'unica persona a cui abbia mai detto ti voglio bene...", però non erano fidanzati.
Così, Alby ha ammazzato la persona sbagliata, presa in cima dal mazzo degli amici. Mesi di rodimenti e rancore inutili, di telefonate e messaggi, appostamenti sotto casa della ragazza, Alby era semplicemente uno stalker, nessuno del paese e della compagnia ha capito o immaginato che la cosa potesse finire male. Sara aveva chiesto aiuto al migliore amico di Alby, cioè Yoan. Cresciuti insieme a Cureggio, Alby figlio di una francese che lavora come interprete, il padre invece ha una piccola azienda di lavori edili, il figlio ultimamente lo aiutava e postava su Facebook video in cui si dava da fare con badile e cemento. Yoan, figlio di un camionista e di una svizzera di un cantone francese, così le madri si conoscevano e frequentavano, gli allora bambini giocavano insieme, andavano all'asilo, elementari e medie sempre insieme.
Marco, vent'anni, amico dei due, ieri pomeriggio era a letto, schiantato dalla notizia e dal dispiacere di non aver fatto la cosa giusta al momento giusto: salire sulla macchina di Alby, e accompagnare Yoan alla resa dei conti: "Eravamo a giocare a calcetto al cementone", che è il campo da gioco vicino alle scuole elementari, periferia del paese. Un capannone senza pareti, lì si può giocare anche se piove. "Alby non giocava a calcio, ma da un mese veniva tutte le sere a guardarci, strano eh? Faceva discorsi, tipo: la mia ragazza mi ha lasciato perché qualcuno non si è comportato bene, e si riferiva a Yoan. Yoan ci aveva detto che non ne poteva più, perché spesso se lo ritrovava sotto casa, di notte. Lo aspettava davanti al portone e lo attaccava: "Dove sei stato, con chi eri?". "Con la mia ragazza". Ma l'altro non gli credeva: "Fammi vedere le foto", pretendeva delle prove, e allora Yoan glielo rispiegava, che non stava con Sara, che aveva un'altra, che stesse tranquillo". Lo perseguitava. "Sì, ce l'aveva a morte, adesso lo sappiamo. Scriveva cose pazzesche su Facebook, l'ultima prima del post delirante con la confessione, proponeva a Yoan di fare del sesso a tre, l'ho visto stamani alle 9, poi il post è sparito, è rimasto quello dove confessa. Comunque Alby non ascoltava nessuno, non voleva capire".
Allora domenica sera è stato a guardare il calcetto, torvo come sempre, gli altri lo studiavano a distanza, "da un mese girava con quel coltello, lo teneva in macchina, l'abbiamo visto tutti, un bel coltello che sarà stato lungo 15 centimetri". Allora Alby ha affrontato Yoan e gli ha detto "io e te dobbiamo parlare". "Va bene, andiamo". In quel momento Marco ha tentato di seguirli, "vengo anche io, ti accompagno", ma Yoan gli ha detto "tranquillo, gli spiego di nuovo le cose e torno indietro", e così non è stato.