Brad Pitt: "Ho vinto la lotteria nella vita. Ora penso ai figli"
dalla nostra inviata ARIANNA FINOS
L'attore a Venezia protagonista di 'Ad Astra', film fanta-esistenziale di James Gray. "Un uomo che deve arrivare ai confini del sistema solare per guardare dentro se stesso"
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VENEZIA - È un momento stellare per Brad Pitt, in cima negli incassi e in prima fila nella corsa agli Oscar 2020 con il tarantiniano C’era una volta a... Hollywood. A Venezia è produttore e protagonista di Ad Astra, film fanta-esistenziale di James Gray. In sala il 26 settembre, racconta di un astronauta in viaggio verso Nettuno alla ricerca del padre scomparso e di ciò che conta davvero nella vita. Bello in maglietta fango e coppola in tinta, fila di bracciali di stoffa e argento («li fa un mio amico»), all’Hotel Excelsior il divo, 55 anni, è spiritoso e sincero.
Il suo personaggio nel film di Tarantino è già cult alla Lebowski.
«Cliff piace perché ha un approccio semplice e pacifico, immagina che anche quando sembra che l’universo sia contro di noi, alla fine le cose si risolvano. Un bel modo per affrontare le nostre difficoltà quotidiane. È fantastico che il film di Quentin sia arriv…
VENEZIA - È un momento stellare per Brad Pitt, in cima negli incassi e in prima fila nella corsa agli Oscar 2020 con il tarantiniano C’era una volta a... Hollywood. A Venezia è produttore e protagonista di Ad Astra, film fanta-esistenziale di James Gray. In sala il 26 settembre, racconta di un astronauta in viaggio verso Nettuno alla ricerca del padre scomparso e di ciò che conta davvero nella vita. Bello in maglietta fango e coppola in tinta, fila di bracciali di stoffa e argento («li fa un mio amico»), all’Hotel Excelsior il divo, 55 anni, è spiritoso e sincero.
Il suo personaggio nel film di Tarantino è già cult alla Lebowski.
«Cliff piace perché ha un approccio semplice e pacifico, immagina che anche quando sembra che l’universo sia contro di noi, alla fine le cose si risolvano. Un bel modo per affrontare le nostre difficoltà quotidiane. È fantastico che il film di Quentin sia arrivato a questo risultato, ma penso anche che era l’unico contenuto originale in un’estate piena di sequel e cinefumetti. Spero che ricordi, anche agli studios, che osare ripaga».
'Ad Astra', Brad Pitt nello spazio in cerca del padre - il nuovo trailer in anteprima
“Ad Astra”, senza essere un blockbuster, è un film che rischia.
«È un’esperienza cinematografica come ormai si fanno di rado. Un film da 40 milioni di dollari ne costa altrettanti per promozione e uscita in sala, ecco perché oggi si preferisce produrre per lo streaming».
Cosa l’affascinava del progetto?
«È il racconto di un uomo che deve arrivare ai confini del sistema solare per guardare dentro se stesso. Un film complesso e delicato sulla solitudine: per me è questo che rappresenta lo spazio, più che la libertà. Io mi sento libero quando sono nella natura o con gli amici. È anche un viaggio profondo dentro una certa definizione di mascolinità, che è una prigione. Siamo stati cresciuti con l’idea di dover essere forti, capaci, che non dobbiamo mostrare debolezza o farci mancare di rispetto, cosa che oggi mi fa ridere. In Oklahoma mio padre mi insegnava che quando ti facevi male non ti dovevi lamentare e così anche con le nostre ferite interiori. Ma quando neghi una parte di te stesso, il dolore, la vergogna, metti una barriera rispetto agli altri, anche quelli che ami. Aprirsi agli altri significa essere migliore come compagno, padre, essere umano, un migliore amico per te stesso. È questa l’idea che siamo andati a investigare nello spazio».
Si è portato il suo fardello esistenziale nel viaggio del film?
«Come tutti ho i miei rimorsi, errori e cose che non sopporto di me stesso. La vita può essere maledettamente storta e complicata anche per chi, come me, ha vinto la lotteria. Da attore ho più tempo per analizzare le emozioni di quanto ne avesse mio padre, una vita passata a lavorare, sabati compresi. Voleva che avessimo una vita migliore e c’è riuscito, io spero di poter fare altrettanto per i miei figli. Più che “chi sono?” la domanda giusta per me oggi è “cosa posso fare per loro?”».
È vero che il suo primo lavoro è stato danzare vestito da pollo in un locale che si chiamava El pollo loco?
«A Los Angeles lavoravo in un’agenzia interinale e prendevo le offerte sulla lavagna, fare l’autista o trasportare frigoriferi per due settimane. El pollo loco era un nuovo franchise che cercava tizi in costume da pollo per far entrare la gente all’inaugurazione. Ero uno di loro. Ho fatto molti lavori bizzarri, mi ci pagavo le lezioni di recitazione».
Quale è stato il momento di svolta nella sua carriera?
«Ho sempre amato il cinema, i film mi mostravano il mondo, non avevo mai viaggiato oltre il Colorado. Gli altri luoghi, le altre esistenze mi attiravano. All’inizio mi proponevano sit-com, ma non erano per me. Thelma & Louise è stata l’occasione per fare il bilancio tra passi falsi e conquiste, tra ciò che volevo e ciò che potevo offrire. Ho lottato per trovare la mia strada e quello è stato un momento importante».