Capelli da punk e voglia di campagna. Capace di emozionarsi di fronte all'idea di un biglietto di sola andata per una spiaggia caraibica e innamorata, anche, dell'arte del fare. Preparare le balle di fieno, trasformare un bancale di legno in un divano, la ruota di una vecchia bicicletta in una lampada, una baracca diroccata in un pollaio. Aveva 28 anni Elisa Pomarelli ma faceva cose diverse da ció che potrebbe suggerire la sua età. Perché la vita di campagna non è cool, non va di moda, non certo a quell'età.
Ma lei, donna libera fino in fondo, se ne fregava dei rituali dei coetanei, delle regole della piazza modaiola, della liturgia dell'apericena. In molti dei selfie pubblicati sul suo profilo Facebook ci sono sì i capelli sparati in aria e gli ipnotici occhi blu ma poi sullo sfondo c'è la terra, ci sono i campi, il podere. Molte volte si usano i social per mostrare un'immagine costruita, Elisa faceva il contra…
Ma lei, donna libera fino in fondo, se ne fregava dei rituali dei coetanei, delle regole della piazza modaiola, della liturgia dell'apericena. In molti dei selfie pubblicati sul suo profilo Facebook ci sono sì i capelli sparati in aria e gli ipnotici occhi blu ma poi sullo sfondo c'è la terra, ci sono i campi, il podere. Molte volte si usano i social per mostrare un'immagine costruita, Elisa faceva il contra…
Capelli da punk e voglia di campagna. Capace di emozionarsi di fronte all'idea di un biglietto di sola andata per una spiaggia caraibica e innamorata, anche, dell'arte del fare. Preparare le balle di fieno, trasformare un bancale di legno in un divano, la ruota di una vecchia bicicletta in una lampada, una baracca diroccata in un pollaio. Aveva 28 anni Elisa Pomarelli ma faceva cose diverse da ció che potrebbe suggerire la sua età. Perché la vita di campagna non è cool, non va di moda, non certo a quell'età.
Ma lei, donna libera fino in fondo, se ne fregava dei rituali dei coetanei, delle regole della piazza modaiola, della liturgia dell'apericena. In molti dei selfie pubblicati sul suo profilo Facebook ci sono sì i capelli sparati in aria e gli ipnotici occhi blu ma poi sullo sfondo c'è la terra, ci sono i campi, il podere. Molte volte si usano i social per mostrare un'immagine costruita, Elisa faceva il contrario. Si rappresentava nella sua autenticità. Un attimo prima abbraccia l'amica del cuore alla manifestazione di Arcigay Piacenza, un attimo dopo si fa immortalare con un badile in mano.
Non aveva paura di mostrare ciò che era. Non si nascondeva. Rivendicava la sua indipendenza ma restava legata alla famiglia, dove viveva ancora con la sorella maggiore Debora. Francesca, la più piccola delle tre, convive con il fidanzato da qualche anno. Schietta, coraggiosa, determinata, ribelle, a tratti irrequieta. Lavorava nell'azienda di papà, si occupava di prestiti personali ma la sua passione era un'altra. Dalle otto del mattino fino alle sei del pomeriggio macinava pratiche amministrative, poi cominciava la vita che in questo periodo preferiva, quella sui campi.
"Amava moto e macchine, voleva imparare ad aggiustare il motore", ricorda l'amica Jessica. "Era empatica, ti osservava, ti faceva un sacco di domande e ti dava l'impressione che le risposte le interessassero per davvero". "Aveva la passione dell'orto e delle galline. Ci portava le uova fresche e voleva cominciare a venderle" racconta chi la frequentava.
Diplomata al liceo psicopedagogico, il suo ultimo progetto realizzato era un pollaio. L'aveva fatto insieme al suo carnefice, Massimo Sebastiani. "Elisa provava repulsione per Massimo" dicono le amiche. Lui sapeva tutto fin dall'inizio, patti chiari, amicizia e basta, senza possibilità di fraintendimenti. "La sera quando l'accompagnava a casa lei scendeva dall'auto di corsa per evitare che provasse a baciarla" ha raccontato a Repubblica la sorella Debora. Era convinta che un'amicizia fosse possibile con quell'uomo 17 anni più vecchio.
L'aveva incontrato tre anni fa, dopo una storia d'amore finita, spinta dalla voglia di conoscere gente nuova. Con Massimo condivideva la passione per le cose semplici della campagna. Era stanca del solito divertimento, le serate nei locali delle piazze di Piacenza, i soliti brindisi al Tuxedo, o al Christiania.
"Elisa è stata uccisa due volte, come donna e come donna lesbica" ha detto ieri Fabrizio Marrazzo, portavoce del "Gay center". Forse, chissà. Ma sarebbe un'invasione voler incasellare questa ragazza in una definizione, entrare nel suo io e tentare di catalogarlo. Aveva solo 28 anni, ancora non aveva deciso cosa fare da grande.
Ma lei, donna libera fino in fondo, se ne fregava dei rituali dei coetanei, delle regole della piazza modaiola, della liturgia dell'apericena. In molti dei selfie pubblicati sul suo profilo Facebook ci sono sì i capelli sparati in aria e gli ipnotici occhi blu ma poi sullo sfondo c'è la terra, ci sono i campi, il podere. Molte volte si usano i social per mostrare un'immagine costruita, Elisa faceva il contrario. Si rappresentava nella sua autenticità. Un attimo prima abbraccia l'amica del cuore alla manifestazione di Arcigay Piacenza, un attimo dopo si fa immortalare con un badile in mano.
Non aveva paura di mostrare ciò che era. Non si nascondeva. Rivendicava la sua indipendenza ma restava legata alla famiglia, dove viveva ancora con la sorella maggiore Debora. Francesca, la più piccola delle tre, convive con il fidanzato da qualche anno. Schietta, coraggiosa, determinata, ribelle, a tratti irrequieta. Lavorava nell'azienda di papà, si occupava di prestiti personali ma la sua passione era un'altra. Dalle otto del mattino fino alle sei del pomeriggio macinava pratiche amministrative, poi cominciava la vita che in questo periodo preferiva, quella sui campi.
"Amava moto e macchine, voleva imparare ad aggiustare il motore", ricorda l'amica Jessica. "Era empatica, ti osservava, ti faceva un sacco di domande e ti dava l'impressione che le risposte le interessassero per davvero". "Aveva la passione dell'orto e delle galline. Ci portava le uova fresche e voleva cominciare a venderle" racconta chi la frequentava.
Diplomata al liceo psicopedagogico, il suo ultimo progetto realizzato era un pollaio. L'aveva fatto insieme al suo carnefice, Massimo Sebastiani. "Elisa provava repulsione per Massimo" dicono le amiche. Lui sapeva tutto fin dall'inizio, patti chiari, amicizia e basta, senza possibilità di fraintendimenti. "La sera quando l'accompagnava a casa lei scendeva dall'auto di corsa per evitare che provasse a baciarla" ha raccontato a Repubblica la sorella Debora. Era convinta che un'amicizia fosse possibile con quell'uomo 17 anni più vecchio.
L'aveva incontrato tre anni fa, dopo una storia d'amore finita, spinta dalla voglia di conoscere gente nuova. Con Massimo condivideva la passione per le cose semplici della campagna. Era stanca del solito divertimento, le serate nei locali delle piazze di Piacenza, i soliti brindisi al Tuxedo, o al Christiania.
"Elisa è stata uccisa due volte, come donna e come donna lesbica" ha detto ieri Fabrizio Marrazzo, portavoce del "Gay center". Forse, chissà. Ma sarebbe un'invasione voler incasellare questa ragazza in una definizione, entrare nel suo io e tentare di catalogarlo. Aveva solo 28 anni, ancora non aveva deciso cosa fare da grande.