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Marinelli, Borghi e gli altri: nuovo cinema Roma

Il trionfo del protagonista di 'Martin Eden' a Venezia è quello di un'intera generazione di talenti. Attori cresciuti nella capitale tra accademie, film e serie tv
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«Luca Marinelli ti regala dolcezza e senso di inquietudine. La sua complessità ci ricorda un autore-attore meraviglioso che abbiano conosciuto tanto tempo fa: Gian Maria Volonté». Così dicevano i fratelli Taviani che lo avevano voluto partigiano in Una questione privata. «La sua energia e sensualità», così ha spiegato il giurato Paolo Virzì la Coppa Volpi tributata all’attore italiano, che con il suo Martin Eden di Pietro Marcello ha avuto la meglio su talenti del cinema mondiale del calibro di Joaquin Phoenix, Adam Driver, Jean Dujardin.

Luca Marinelli con la Coppa Volpi conquistata alla Mostra del Cinema di Venezia per la sua interpretazione in 'Martin Eden' di Pietro Marcello. Nella foto in alto, Marinelli fra Valerio Mastandrea e Alessandro Borghi 


Con Alessandro Borghi (32 anni) ed Elio Germano (38), il 34enne Mar…
«Luca Marinelli ti regala dolcezza e senso di inquietudine. La sua complessità ci ricorda un autore-attore meraviglioso che abbiano conosciuto tanto tempo fa: Gian Maria Volonté». Così dicevano i fratelli Taviani che lo avevano voluto partigiano in Una questione privata. «La sua energia e sensualità», così ha spiegato il giurato Paolo Virzì la Coppa Volpi tributata all’attore italiano, che con il suo Martin Eden di Pietro Marcello ha avuto la meglio su talenti del cinema mondiale del calibro di Joaquin Phoenix, Adam Driver, Jean Dujardin.

Luca Marinelli con la Coppa Volpi conquistata alla Mostra del Cinema di Venezia per la sua interpretazione in 'Martin Eden' di Pietro Marcello. Nella foto in alto, Marinelli fra Valerio Mastandrea e Alessandro Borghi 


Con Alessandro Borghi (32 anni) ed Elio Germano (38), il 34enne Marinelli rappresenta il simbolo di una generazione di trentenni romani che si sta imponendo nel cinema italiano e internazionale. Oltre alla ossessione sacrale del lavoro, accomuna i tre la necessità di impegnarsi per la causa giusta: Marinelli ha dedicato la Coppa Volpi “alle persone che salvano gli altri in mare”, Borghi si è messo al servizio della storia di Stefano Cucchi, da sempre Germano è in prima linea per gli ultimi, gli immigrati, le periferie. Daniele Vicari (fondatore con Valerio Mastandrea della Scuola Volonté, che dirige): «Oltre ad essere interpreti, hanno una coscienza politica e sociale evidente e non si tirano indietro rispetto a ciò in cui credono. I ragazzi delle scuole guardano a loro come esempi generazionalmente vicini. Avere un riferimento che non siano solo grandi del passato, ma del presente è importante».

Le strade che portano alla Roma del cinema sono tante, spaziano dall’Accademia al Centro sperimentale fino appunto alla Scuola intitolata a Volonté (sono usciti da lì Simone Liberati di La profezia dell’armadillo e Eduardo Valdarnini di Suburra). Oppure c’è la gavetta sul campo: al cinema, da Vanzina a Scola, da Salvatores a Luchetti – è successo a Germano, tre David di Donatello e una Palma d’oro a Cannes ex aequo con Javier Bardem – o nelle fiction generaliste: «Tutti quei ruoli minori, di fidanzato stalker e simili, sono stati una palestra incredibile», ripete spesso Alessandro Borghi. Infine la fucina delle nuove serie televisive: «È un momento storico molto importante, che aspettavamo», spiega Matteo Rovere, produttore e regista di film come Veloce come il vento e Il primo re, a 37 anni il più giovane premiato con un Nastro d’argento per aver prodotto Smetto quando voglio, «una nuova generazione di attori romani, donne e uomini, sono messi in luce soprattutto grazie alla serialità: una formidabile occasione di formazione anche per ragazzi più giovani, mentre la risposta il cinema la dà con tempi diversi. È importante però che la grande quantità di prodotto che si sta sviluppando sia molto curata e non sempre succede. Le nuove leve attoriali hanno bisogno di continuità, di registi e produttori che creino occasioni per far emergere altri Borghi, Marinelli, Germano: il cinema e la tv ne hanno bisogno».

Luca Marinelli e Alessandro Borghi in 'Non essere cattivo' (2015) di Claudio Caligari 

Ci sono anche le famiglie di set, l’esperienza irripetibile di Non essere cattivo e la “banda Caligari” capitanata da Valerio Mastandrea, Borghi, Marinelli, ma la serialità fa quantità. Tra i primi a muoversi in questa situazione Riccardo Tozzi di Cattleya, che ha prodotto Romanzo criminale e Suburra: «Romanzo criminale ha rotto lo schema dello star system tradizionale. Con Sky ci siamo lanciati per aprire agli attori giovani, nuovi, locali. Rompendo un sistema che, tra cinema e tv, era chiuso e non permetteva l’ingresso del talento in massa. La qualità esce fuori quando gira quantità. Molti degli attori li abbiamo scelti dalle scuole. La leva romana è stata favorita dalla possibilità di usare il proprio dialetto, come poi è successo agli attori teatrali napoletani con Gomorra. Borghi, Roja, Marchioni, Montanari, Bocci, vengono dalle serie. Roma ha una storia legata alla recitazione, come Napoli per il teatro. Ma se le produzioni si potessero decentrare, magari compensando i costi di trasferta, sicuramente potrebbero aprirsi altri bacini in Sicilia o al Nord».

Per Vicari c’è una spiegazione storica dell’abbondanza di attori romani: «Negli Stati Uniti gli aspiranti attori vanno a Los Angeles perché lì c’è l’industria, in Italia vanno a Roma. Oggi ancor più di anni fa in migliaia arrivano e fanno richiesta di entrare in scuole come il Centro sperimentale e la Scuola Volonté. Una richiesta di formazione che corrisponde a una industria cinematografica e televisiva in grande sviluppo, oggi integrate. Per un ragazzo provenire da Roma e Lazio significa opportunità in più. Va detto però che gli attori italiani hanno imparato a usare in modo serio tutti i dialetti e le lingue: Marinelli ha vinto la Coppa Volpi recitando in napoletano. Ci sono molti attori e attrici che stano iniziando a misurarsi con gli Stati Uniti e il resto del mondo: hanno strumenti formativi che gli permettono di misurarsi con attori di altre nazioni storicamente più forti».