Lega, l’autunno triste del Salvini in cerca di rivincite
Brunella Giovara , di BRUNELLA GIOVARAIl leader della Lega è solo dopo la caduta. Lontani i fasti del Papeete, pensa a recuperare il consenso perduto in una sola estate. Ma appare sgonfio di idee, contenuti, citazioni. E invece gonfio nell'aspetto. Molti lo ricordano invece agile, vigile, reattivo, sprezzante, sorridente. Adesso fa anche fatica a stare dentro la macchina dei selfie, che pure affronta da operaio alla catena
Un uomo solo è al comando. Matteo, o “Ma-tèo”, come si dice a nordest. È davvero solo? Abbastanza, ma lo era già prima, perché nella Lega si comanda uno alla volta, al massimo con una pattuglia di incursori al fianco, e poi gli si va dietro fino alla morte, non è retorica dannunziana, è la verità. Domenica si va tutti in gita a Pontida, il luogo dell’orgoglio e della retorica, questo sì, e se doveva essere la Pontida del governo e della flat tax conquistata, sarà invece la Pontida dell’opposizione a tutti, Europa, governo, poteri forti, grillini traditori, e Conte poi, lui è il bersaglio grosso.
Pontida sarà un successo, di gente entusiasta e sempre innamorata. Ma che fine ha fatto il bel Matteo di una volta, quello che saliva scattante i gradini che lo portavano al palco, e salutava a mani giunte, poi qualcuno gli porgeva una rosa e intanto partiva il “Vincerò&rdq…
Pontida sarà un successo, di gente entusiasta e sempre innamorata. Ma che fine ha fatto il bel Matteo di una volta, quello che saliva scattante i gradini che lo portavano al palco, e salutava a mani giunte, poi qualcuno gli porgeva una rosa e intanto partiva il “Vincerò&rdq…
Un uomo solo è al comando. Matteo, o “Ma-tèo”, come si dice a nordest. È davvero solo? Abbastanza, ma lo era già prima, perché nella Lega si comanda uno alla volta, al massimo con una pattuglia di incursori al fianco, e poi gli si va dietro fino alla morte, non è retorica dannunziana, è la verità. Domenica si va tutti in gita a Pontida, il luogo dell’orgoglio e della retorica, questo sì, e se doveva essere la Pontida del governo e della flat tax conquistata, sarà invece la Pontida dell’opposizione a tutti, Europa, governo, poteri forti, grillini traditori, e Conte poi, lui è il bersaglio grosso.
Pontida sarà un successo, di gente entusiasta e sempre innamorata. Ma che fine ha fatto il bel Matteo di una volta, quello che saliva scattante i gradini che lo portavano al palco, e salutava a mani giunte, poi qualcuno gli porgeva una rosa e intanto partiva il “Vincerò” cantato da Pavarotti? Madri e figlie smaniavano sotto quei palchi, che uomo.
Continueranno a farlo, certo, ma rispetto a quei bei tempi, tanto è cambiato. Oggi ahilui appare sgonfio (di idee, contenuti, citazioni, non basta citare Aristotele e la dignità, peraltro così facili da trovare su aforismicelebri.net o su frasicelebri.it). Gonfio invece di aspetto, e non ci sarebbe niente di male data la vita che fa. Ma molti lo ricordano così agile, e vigile, reattivo, sprezzante, sorridente, bisogna invece vedere la fatica che fa adesso a stare dentro la macchina dei selfie, che pure affronta da operaio alla catena.
Ma i selfie li fa a denti molto stretti, che pena, basta vedere le foto degli ultimi comizi. Tutto è cambiato e così in fretta, resta la scorta che gli tocca in quanto ex ministro dell’Interno, ma lui si proclama ancora “ministro dell’Interno in pectore”, il che suona lievemente patetico soprattutto se si ascolta lo scontento delle forze dell’ordine. E non tanto il capo della Polizia Gabrielli, che l’altro giorno ha detto che un ministro non dovrebbe aver bisogno di mettersi la maglietta della polizia (e dei carabinieri e persino dei vigili urbani), ma quanto della gente che lavora per strada. Tipo, una settimana fa in via Farini a Milano, i due equipaggi fermi in pausa ad arrabbiarsi per gli “straordinari che non arrivano, ma non ci aveva anche promesso le divise nuove, Salvini?”.
Dunque, quel Salvini non c’è più, sparito in un puff come i voli di Stato che non potrà più prendere, si era dalle parti del Papeete, già lì lo stile di un tempo era andato a farsi benedire, nel profumo di crema solare e bomboloni tipico del posto. A molti non era piaciuto il cocktail così da giovani e così esibito poi, un conto erano i post con la Nutella o la fetta d’anguria, ma quello era un filo esagerato, subito dopo è arrivato anche l’inno nazionale con le cubiste, e anche l’immagine del Capitano compiaciuto davanti ad alcuni bikini è saltata di telefono in telefono, oltre tutto ha anche una certa età oltre che una discreta pancia, lì sì che ci voleva una bella maglietta della Polizia di Stato.
Ma era tutto uno scherzo, no? Ma per dire, come tutto questo può apparire agli occhi leghisti: il potente Luca Zaia, governatore dei veneti, ha pure in gioventù organizzato fior di feste in discoteca, e pure con un certo successo (al Manhattan di Godega di Sant’Urbano, al Diamantik di Gaiarine, al Kolossal di Spresiano), ma da quando è in politica gira sempre elegante, in giacca e cravatta, e se fa caldo ripiega la cravatta nel taschino, sembra uscito dal Sussex invece è di Godega di Sant’Urbano, provincia di Treviso.
E tornando a Matteo, le sue smaglianti camicie bianche, sparite anche quelle, però bisogna vedere cosa metterà su domenica a Pontida. Comunque, una delle ultime volte in diretta Facebook, indossava una triste camicia azzurra ma con collo alla coreana, che non dona a nessuno, e mostrava in bella evidenza le pieghe impresse dalla valigia. Oltre alla coreana, lui portava un che di malinconico addosso, forse era l’effetto vacanza in montagna, senza sprint, a Pinzolo, il tran tran che comincia la mattina a cercare i funghi, poi si mangia polenta e funghi, poi si fa un giretto in bicicletta, infine si va a dormire infelici.
C’è da dire che anche questa volta c’era accanto la fidanzata Francesca Verdini, una bella ragazza che gli vuole bene, nonostante le malignità che lui si affanna a smentire, che si aggira divertita nel fumo delle luganeghe arrosto, forse spera di vedere la Lega del tempo che fu, quando ancora andavano le corna da vichingo e i kilt scozzesi, tanto per far capire bene la rabbia padana. Forse glielo avrà spiegato, che quella è vecchia paccottiglia, e il verde non è più il colore del partito, la Lega è un’altra cosa. Lui è un’altra cosa, peraltro, e non solo ai suoi appare attualmente ancora sotto shock, non avendo ancora assorbito a dovere la sventola che si è praticamente dato da solo, e non si può nascondere che nella Lega stessa girino battute feroci. “Maria, quella del cuore immacolato di Maria eccetera, quel giorno era fuori casa e non ha sentito l’appello di Matteo”.
Non è poca roba, in un partito militare dove il capo governa, fa e disfa, e gli altri tutti zitti, a parte Giorgetti. E’ come nel gioco dello schiaffo del soldato: chi è stato a fare la battutaccia? E vai a sapere chi. Salvini è quindi solo, però assieme ad alcuni milioni di elettori, e a quel manipolo di collaboratori fedeli, quater gatt si direbbe a Milano, quattro di numero eh, ma quanto basta per ripartire.
Allora, uno è Andrea Crippa, il giovane vicesegretario del partito, quello che ha detto “ci hanno contattato nove senatori M5S. Se gli diamo un seggio, votano no a Conte”, e abbiamo visto come è andata. Fedele anzi fedelissimo, già portaborse di Salvini a Bruxelles, padano di Monza ed ex capo dei giovani padani. L’altro è l’ex ministro Fontana, uno che aveva detto al capo – e più volte – di staccare la spina con i 5stelle, ma sempre inascoltato, e però ora utile e ascoltato, ora.
Il terzo è Alessandro Panza, montanaro dell’Ossola, europarlamentare, già responsabile organizzativo del partito. Poi si arriva al punto dolente. Morisi e Paganella, il duo sempre al seguito di Salvini durante la campagna per le Europee, sempre al fianco, anche a pranzo e cena, sempre con lo smartphone in mano, dovendo guidare la macchina della propaganda cosiddetta “Bestia”, e avendo pesantemente contribuito al successo del capo e alla sua immagine così pop e così vincente.
Attualmente disoccupati, in attesa di capire chi li pagherà, essendo svanito il loro contratto con il Viminale. La Lega? E lo staff, quanto sarà ridimensionato? E c’è da dire che il largo consenso telematico sta cambiando nel tempo, e a che velocità. Secondo Francesco Nicodemo, esperto di comunicazione digitale e già consigliere alla comunicazione di Renzi e Gentiloni, quel consenso cala, cresce alla metà di prima e fomenta solo i suoi: su Facebook, nel periodo 9 agosto-9 settembre, 25mila fan in più contro i 46mila del mese precedente, il tasso di crescita si è dimezzato.
La corsa è rallentata, i social network arrancano, quindi Morisi e Paganella, che sono stati la fortuna di Salvini, ora potrebbero essere la sua rovina. In più, sono ora assai malvisti, e non potendo attaccare Matteo, si attaccano i due poveretti, che saranno anche bravi a smanettare, ma difendersi dal fuoco amico è altra cosa.
“Burattinai maldestri”, così si dice di loro, inutile dire chi è il burattino. Chiuso in quel cerchietto magico, come già è stato per Bossi, Salvini studia testardo la nuova strategia per le Regionali. “Se vinciamo in Umbria, se vinciamo la Toscana…”. Intanto perde in televisione: il suo comizio a Porta a Porta di martedì ha affondato la trasmissione di Vespa ha perso 5-6 punti di share rispetto ad un anno fa, relegando Rai Uno dietro Canale 5 e La 7. La strada insomma è lunga, e il tempo gli gioca contro. Ma da qui a dire che è sconfitto, ce ne vuole ancora.
Pontida sarà un successo, di gente entusiasta e sempre innamorata. Ma che fine ha fatto il bel Matteo di una volta, quello che saliva scattante i gradini che lo portavano al palco, e salutava a mani giunte, poi qualcuno gli porgeva una rosa e intanto partiva il “Vincerò” cantato da Pavarotti? Madri e figlie smaniavano sotto quei palchi, che uomo.
Continueranno a farlo, certo, ma rispetto a quei bei tempi, tanto è cambiato. Oggi ahilui appare sgonfio (di idee, contenuti, citazioni, non basta citare Aristotele e la dignità, peraltro così facili da trovare su aforismicelebri.net o su frasicelebri.it). Gonfio invece di aspetto, e non ci sarebbe niente di male data la vita che fa. Ma molti lo ricordano così agile, e vigile, reattivo, sprezzante, sorridente, bisogna invece vedere la fatica che fa adesso a stare dentro la macchina dei selfie, che pure affronta da operaio alla catena.
Ma i selfie li fa a denti molto stretti, che pena, basta vedere le foto degli ultimi comizi. Tutto è cambiato e così in fretta, resta la scorta che gli tocca in quanto ex ministro dell’Interno, ma lui si proclama ancora “ministro dell’Interno in pectore”, il che suona lievemente patetico soprattutto se si ascolta lo scontento delle forze dell’ordine. E non tanto il capo della Polizia Gabrielli, che l’altro giorno ha detto che un ministro non dovrebbe aver bisogno di mettersi la maglietta della polizia (e dei carabinieri e persino dei vigili urbani), ma quanto della gente che lavora per strada. Tipo, una settimana fa in via Farini a Milano, i due equipaggi fermi in pausa ad arrabbiarsi per gli “straordinari che non arrivano, ma non ci aveva anche promesso le divise nuove, Salvini?”.
Dunque, quel Salvini non c’è più, sparito in un puff come i voli di Stato che non potrà più prendere, si era dalle parti del Papeete, già lì lo stile di un tempo era andato a farsi benedire, nel profumo di crema solare e bomboloni tipico del posto. A molti non era piaciuto il cocktail così da giovani e così esibito poi, un conto erano i post con la Nutella o la fetta d’anguria, ma quello era un filo esagerato, subito dopo è arrivato anche l’inno nazionale con le cubiste, e anche l’immagine del Capitano compiaciuto davanti ad alcuni bikini è saltata di telefono in telefono, oltre tutto ha anche una certa età oltre che una discreta pancia, lì sì che ci voleva una bella maglietta della Polizia di Stato.
Ma era tutto uno scherzo, no? Ma per dire, come tutto questo può apparire agli occhi leghisti: il potente Luca Zaia, governatore dei veneti, ha pure in gioventù organizzato fior di feste in discoteca, e pure con un certo successo (al Manhattan di Godega di Sant’Urbano, al Diamantik di Gaiarine, al Kolossal di Spresiano), ma da quando è in politica gira sempre elegante, in giacca e cravatta, e se fa caldo ripiega la cravatta nel taschino, sembra uscito dal Sussex invece è di Godega di Sant’Urbano, provincia di Treviso.
E tornando a Matteo, le sue smaglianti camicie bianche, sparite anche quelle, però bisogna vedere cosa metterà su domenica a Pontida. Comunque, una delle ultime volte in diretta Facebook, indossava una triste camicia azzurra ma con collo alla coreana, che non dona a nessuno, e mostrava in bella evidenza le pieghe impresse dalla valigia. Oltre alla coreana, lui portava un che di malinconico addosso, forse era l’effetto vacanza in montagna, senza sprint, a Pinzolo, il tran tran che comincia la mattina a cercare i funghi, poi si mangia polenta e funghi, poi si fa un giretto in bicicletta, infine si va a dormire infelici.
C’è da dire che anche questa volta c’era accanto la fidanzata Francesca Verdini, una bella ragazza che gli vuole bene, nonostante le malignità che lui si affanna a smentire, che si aggira divertita nel fumo delle luganeghe arrosto, forse spera di vedere la Lega del tempo che fu, quando ancora andavano le corna da vichingo e i kilt scozzesi, tanto per far capire bene la rabbia padana. Forse glielo avrà spiegato, che quella è vecchia paccottiglia, e il verde non è più il colore del partito, la Lega è un’altra cosa. Lui è un’altra cosa, peraltro, e non solo ai suoi appare attualmente ancora sotto shock, non avendo ancora assorbito a dovere la sventola che si è praticamente dato da solo, e non si può nascondere che nella Lega stessa girino battute feroci. “Maria, quella del cuore immacolato di Maria eccetera, quel giorno era fuori casa e non ha sentito l’appello di Matteo”.
Non è poca roba, in un partito militare dove il capo governa, fa e disfa, e gli altri tutti zitti, a parte Giorgetti. E’ come nel gioco dello schiaffo del soldato: chi è stato a fare la battutaccia? E vai a sapere chi. Salvini è quindi solo, però assieme ad alcuni milioni di elettori, e a quel manipolo di collaboratori fedeli, quater gatt si direbbe a Milano, quattro di numero eh, ma quanto basta per ripartire.
Allora, uno è Andrea Crippa, il giovane vicesegretario del partito, quello che ha detto “ci hanno contattato nove senatori M5S. Se gli diamo un seggio, votano no a Conte”, e abbiamo visto come è andata. Fedele anzi fedelissimo, già portaborse di Salvini a Bruxelles, padano di Monza ed ex capo dei giovani padani. L’altro è l’ex ministro Fontana, uno che aveva detto al capo – e più volte – di staccare la spina con i 5stelle, ma sempre inascoltato, e però ora utile e ascoltato, ora.
Il terzo è Alessandro Panza, montanaro dell’Ossola, europarlamentare, già responsabile organizzativo del partito. Poi si arriva al punto dolente. Morisi e Paganella, il duo sempre al seguito di Salvini durante la campagna per le Europee, sempre al fianco, anche a pranzo e cena, sempre con lo smartphone in mano, dovendo guidare la macchina della propaganda cosiddetta “Bestia”, e avendo pesantemente contribuito al successo del capo e alla sua immagine così pop e così vincente.
Attualmente disoccupati, in attesa di capire chi li pagherà, essendo svanito il loro contratto con il Viminale. La Lega? E lo staff, quanto sarà ridimensionato? E c’è da dire che il largo consenso telematico sta cambiando nel tempo, e a che velocità. Secondo Francesco Nicodemo, esperto di comunicazione digitale e già consigliere alla comunicazione di Renzi e Gentiloni, quel consenso cala, cresce alla metà di prima e fomenta solo i suoi: su Facebook, nel periodo 9 agosto-9 settembre, 25mila fan in più contro i 46mila del mese precedente, il tasso di crescita si è dimezzato.
La corsa è rallentata, i social network arrancano, quindi Morisi e Paganella, che sono stati la fortuna di Salvini, ora potrebbero essere la sua rovina. In più, sono ora assai malvisti, e non potendo attaccare Matteo, si attaccano i due poveretti, che saranno anche bravi a smanettare, ma difendersi dal fuoco amico è altra cosa.
“Burattinai maldestri”, così si dice di loro, inutile dire chi è il burattino. Chiuso in quel cerchietto magico, come già è stato per Bossi, Salvini studia testardo la nuova strategia per le Regionali. “Se vinciamo in Umbria, se vinciamo la Toscana…”. Intanto perde in televisione: il suo comizio a Porta a Porta di martedì ha affondato la trasmissione di Vespa ha perso 5-6 punti di share rispetto ad un anno fa, relegando Rai Uno dietro Canale 5 e La 7. La strada insomma è lunga, e il tempo gli gioca contro. Ma da qui a dire che è sconfitto, ce ne vuole ancora.