✕
L'ospedale di Vimercate 

“Mia madre uccisa dalla trasfusione. Non odio, chiedo solo giustizia”

Ascolta l'audio

Parla il figlio della donna morta venerdì in ospedale a Vimercate. La procura di Monza ha aperto un fascicolo per omicidio colposo. Due gli indagati
2 minuti di lettura
MILANO. "Aveva festeggiato gli 85 anni ad agosto. E, certo, sentiva il passare del tempo, e aveva qualche acciacco. Ma aveva sempre voglia di reagire: viveva vicino a noi, ma da sola perché voleva la sua indipendenza. E anche se negli ultimi tempi doveva girare con un bastone, era ancora tanto affezionata alla sua bicicletta: è questa una delle immagini che porto con me". Marco Tremolada, 58 anni, parla con voce pacata. Ricostruisce senza mai alzare la voce cos'è successo a sua madre, Angela Crippa, morta venerdì scorso all'ospedale di Vimercate, in provincia di Milano. Per una trasfusione sbagliata: le è stata somministrata la sacca destinata a un'altra paziente, con un altro gruppo sanguigno. Ma con lo stesso cognome, ricoverata nello stesso reparto e sottoposta allo stesso intervento. Un fascicolo per omicidio colposo è stato aperto dalla procura di Monza, ci sono due indagati.

Non è arrabbiato?
"Io, mio f…
MILANO. "Aveva festeggiato gli 85 anni ad agosto. E, certo, sentiva il passare del tempo, e aveva qualche acciacco. Ma aveva sempre voglia di reagire: viveva vicino a noi, ma da sola perché voleva la sua indipendenza. E anche se negli ultimi tempi doveva girare con un bastone, era ancora tanto affezionata alla sua bicicletta: è questa una delle immagini che porto con me". Marco Tremolada, 58 anni, parla con voce pacata. Ricostruisce senza mai alzare la voce cos'è successo a sua madre, Angela Crippa, morta venerdì scorso all'ospedale di Vimercate, in provincia di Milano. Per una trasfusione sbagliata: le è stata somministrata la sacca destinata a un'altra paziente, con un altro gruppo sanguigno. Ma con lo stesso cognome, ricoverata nello stesso reparto e sottoposta allo stesso intervento. Un fascicolo per omicidio colposo è stato aperto dalla procura di Monza, ci sono due indagati.

Non è arrabbiato?
"Io, mio fratello Franco e le nostre famiglie siamo tremendamente addolorati, stiamo soffrendo moltissimo. Siamo assistiti in questo percorso dall'avvocato Maria Olimpia Cassano. Ma non vogliamo alzare la voce: in tanti mi chiedono come faccio a rimanere calmo. La verità è che non voglio diffondere odio e gridare alla vendetta: troppe persone, ormai, non fanno altro che urlare, attaccare gli altri, alzare i toni. Ma io e la mia famiglia non siamo questo, nemmeno adesso".

Partiamo dall'inizio: come mai sua madre era in ospedale?
"Si era rotta il femore, l'ambulanza l'aveva portata al pronto soccorso e da lì era stata ricoverata lunedì 9 settembre in Ortopedia, in attesa dell'intervento. Dopo il quale sembrava che fosse andato tutto bene. E invece...".
Cosa è successo?
"È stata operata mercoledì mattina, al pomeriggio io sono arrivato verso le 16: ho incontrato il medico, "L'intervento è riuscito", mi ha detto. Aggiungendo però che l'emocromo era basso, e che per questo era necessaria una trasfusione. Ero con lei quando hanno attaccato la flebo".
Ha notato qualcosa di anomalo? I sanitari hanno verificato con sua madre le generalità, per vedere se corrispondevano alla sacca?
"Sul momento, no. Però sono bastati pochi minuti per capire che qualcosa non andava: mia madre ha iniziato a sudare e ad avere difficoltà cognitive, parlava ma non riusciva ad articolare frasi sensate. I sanitari per questo hanno deciso di interrompere la trasfusione: saranno passati massimo 20 minuti, la sacca non era finita".

Dopo cosa è accaduto?
"Hanno iniziato a farle flebo e iniezioni, ma continuava a peggiorare. Hanno avvertito la Rianimazione e mi hanno fatto uscire dalla stanza: osservavo da fuori cosa succedeva".
Quando l'hanno trasferita in Rianimazione?
"Nel tardo pomeriggio: l'ho vista uscire dalla stanza distesa nel suo letto, il medico mi ha detto che il cuore si era fermato ma che erano riusciti a farlo ripartire. Già allora mi ha detto che potevano esserci stati dei problemi con la sacca di sangue, che forse non era quella destinata a mia madre. Ammetto però che in quel momento non ho compreso appieno. Io e mio fratello abbiamo realizzato l'indomani".
Ossia?
"Il giovedì pomeriggio il primario ci ha convocato e ci ha spiegato che una sacca di sangue era stata scambiata. Eravamo attoniti, non riuscivamo a crederci. E poi avevamo la speranza che lei si riprendesse. Cosa che purtroppo non è avvenuta: nostra madre è morta venerdì , alle 4".
Cosa chiedete adesso?
"Non vogliamo vendetta, ma chiarezza e giustizia. Credo che sia doveroso: per noi che stiamo vivendo un grande dolore. Ma anche per la comunità: l'ospedale è un servizio pubblico, che si rivolge alla collettività. Che ha diritto di sapere cos'è successo".