Siamo noi il partito di Bibbiano
Pino Corrias , di PINO CORRIASGiuseppina, Irmo, Stefano, Alessia...È diventata dura la vita per i militanti del Pd nel paese “dove si rubano i bambini”. Ma loro, a passare per orchi, non ci stanno. Reportage
BIBBIANO (Reggio Emilia). "Noi siamo il Pd di Bibbiano. Sopravvissuti e arrabbiati. Perché, anche se non si vede, qui è arrivata la bomba atomica", dice il segretario della sezione. E la militante a braccia conserte: "Io ho pianto tante volte, che adesso basta". E il vecchio partigiano: "Ci vorrebbero portare via tutto, l'orgoglio e la parola". E l'ex assessore, seduto a capotavola: "Chi ci crede soccombenti, sbaglia. Siamo i titolari della nostra storia che è fatta di aria pulita. Si guardi intorno, questa è una bella terra, abitata da brava gente, questa è l'isola del tesoro".
Tre fiumi formano l'isola del tesoro, Il Po, il Reno, l'Enza. La quarta sponda è l'Appennino. E al centro, sull'ultima rotonda, a una manciata di chilometri da Reggio Emilia, c'è una scheggia di marmo di 22 tonnellate truccata come fosse Parmigiano, che poi sarebbe il tesoro dell'…
Tre fiumi formano l'isola del tesoro, Il Po, il Reno, l'Enza. La quarta sponda è l'Appennino. E al centro, sull'ultima rotonda, a una manciata di chilometri da Reggio Emilia, c'è una scheggia di marmo di 22 tonnellate truccata come fosse Parmigiano, che poi sarebbe il tesoro dell'…
BIBBIANO (Reggio Emilia). "Noi siamo il Pd di Bibbiano. Sopravvissuti e arrabbiati. Perché, anche se non si vede, qui è arrivata la bomba atomica", dice il segretario della sezione. E la militante a braccia conserte: "Io ho pianto tante volte, che adesso basta". E il vecchio partigiano: "Ci vorrebbero portare via tutto, l'orgoglio e la parola". E l'ex assessore, seduto a capotavola: "Chi ci crede soccombenti, sbaglia. Siamo i titolari della nostra storia che è fatta di aria pulita. Si guardi intorno, questa è una bella terra, abitata da brava gente, questa è l'isola del tesoro".
Tre fiumi formano l'isola del tesoro, Il Po, il Reno, l'Enza. La quarta sponda è l'Appennino. E al centro, sull'ultima rotonda, a una manciata di chilometri da Reggio Emilia, c'è una scheggia di marmo di 22 tonnellate truccata come fosse Parmigiano, che poi sarebbe il tesoro dell'isola, 3,7 milioni di forme l'anno, 50 mila addetti negli otto comuni della valle, sette caseifici, mille anni di storia. E dopo la scheggia, Bibbiano. Il paese dove la mattina del 27 giugno scorso, sulla scalinata del Municipio, carabinieri e telecamere hanno acceso tutte le luci del set. Luci che da quel giorno - 6 arresti, 27 indagati, 1.600 pagine di intercettazioni - hanno generato l'ombra nera di questa storia, Angeli e demoni, dove gli angeli sono i bambini e i demoni tutto il resto, gli imputati per i cattivi affidi, gli amministratori coinvolti, gli operatori psichiatrici, i politici avversari che li hanno subito issati sul patibolo, noi pubblico plaudente oppure spaventato ai piedi del patibolo. E poi naturalmente, loro: i militanti del Partito democratico di Bibbiano, sezione Parco Manara, 150 iscritti, tre ettari di prati intorno, uno stagno con le anatre e l'airone, l'arena per i concerti, il fabbricato agricolo trasformato in sede di partito che qui comanda dall'alba della Repubblica. L'ultimo consiglio comunale eletto con il 78 per cento dei voti, con le sue bandiere nella sala riunioni, nessuna rossa d'antico Partito comunista italiano, ma blu d'Europa e il tricolore con annesso Ulivo. E sulle pareti i santi protettori, Gramsci, Togliatti, Berlinguer, ma anche un Aldo Moro triste di sguardo, a dire che l'alleanza con i cattolici, da queste parti, ha germogliato tanto tempo fa.
"Non è che abbiamo aspettato la nascita del Partito democratico per andare incontro alla storia" mi dice il segretario Stefano Marazzi, 45 anni, di professione geometra, una moglie, due figli, che ci mette anche gli occhi sgranati quando ti racconta l'accerchiamento. "Ogni giorno d'estate ci è arrivato un colpo alla schiena. Quando quelli di Forza Nuova sono venuti coi camper a fare la fiaccolata, c'era una donna con la maglietta che recitava Auschwitz-Land. Cioè noi come Auschwitz. Non ci volevo credere". "E la fiaccolata gliela abbiamo lasciata fare, bene, bravi, giusto, siamo democratici" racconta Patrizia, 35 anni, disoccupata "anche se avevano i cartelli con su scritto 'Nessuno tocchi i bambini'. Che mi facevano una rabbia nera e mi veniva voglia di gridare". "C'era una donna di Lecco" racconta Elisa, 49 anni, fruttivendola, "che le ho offerto l'acqua per lei e il bambino, faceva un gran caldo, mi ha guardato rabbiosa dicendomi che suo figlio l'acqua del rubinetto non la beve. Mi ha detto: 'Bevila te'".
COME LE RADIAZIONI
Siamo tutti seduti intorno al tavolo delle riunioni. Una dozzina di militanti. E un grande assente, Andrea Carletti, il sindaco agli arresti domiciliari, accusato di avere favorito la Hansel e Gretel, l'associazione sotto inchiesta che governava l'affido dei 31 bambini, diventati il cuore di questa brutta storia. Il sindaco (che ha presentato querela per i post offensivi, compresi quelli di Luigi Di Maio) coi bambini non c'entra niente, non ha giurisdizione sugli affidi, com'è ovvio, ma il riverbero mediatico lo ha contaminato, come fanno le radiazioni quando ti avvelenano. L'accusa che lo riguarda è "abuso d'ufficio", per avere ceduto gratuitamente i locali, per non avere indetto la gara d'appalto, forse per essersi fidato malamente. E siccome l'altro fantasma di questa storia si chiama Matteo Salvini, che ha fatto di Bibbiano la zattera su cui navigare anche dopo il naufragio, già al primo giro di questa psicoterapia di gruppo ti raccontano "che è proprio il reato che il medesimo Salvini, quest'estate in mutande al Papeete, voleva abolire 'perché blocca tutto', parole sue".
Parole neanche tanto sbagliate, ti dicono, ma che svelano la finalità politica dell'accanimento. "Compresa la porcheria di esibire Greta, la bambina a Pontida, lasciando intendere che fosse di Bibbiano anche se non lo era. E dicendo quella astrusità: 'Non avrò pace fino a quando l'ultimo bambino non sarà tornato a casa...' eccetera. Ma non lo sa, il Salvini, che gli affidi sono fatti per far tornare a casa i bambini?".
"Qui i bambini li portiamo nel cuore" dice Giuseppina, 70 anni, vedova, volontaria di tutto, del partito, dell'Avis, dell'assistenza agli anziani, ma anche cuoca, quando serve. "Da noi non c'è neanche un bambino in lista d'attesa, ci sono asili, scuole per l'infanzia, due parrocchie. Come si permettono di dirci certe cose?". È vero. Qui ci sono gli asili celebrati ovunque, quelli di Reggio Emilia, per esempio, di Montecchio, di Sant'Ilario. E c'è la migliore tradizione di welfare, il modello Emilia che proprio la Lega proverà ad annettersi al prossimo giro elettorale, forse gennaio 2020, lanciando Lucia Borgonzoni capolista, che giusto nei giorni della crisi si è esibita in Senato con la maglietta: 'Parliamo di Bibbiano'.
E quell'invito qui diventa un fiume in piena. "La campagna l'ha vista che bella?" "E il paese?". "Paese medaglia d'oro per i 22 mesi di Resistenza". "Qui c'era la fame, dopo la guerra. Abbiamo ricominciato da capo". "Abbiamo integrato migliaia di meridionali venuti negli Anni 50 dalla Sicilia, dalla Campania, e che adesso siamo tutti noi". "Qui c'è la piccola fabbrica metallurgica che serve la grande fabbrica delle Reggiane". "Qui c'è il Lambrusco". "Qui abbiamo moltiplicato il nostro famoso prato stabile, 63 erbe diverse per metro quadro, che le bovine trasformano nel miracolo del latte". "E il latte in 120 mila forme di Parmigiano l'anno, che vuol dire buon reddito per tutti". "E tranquillità". "Tranquillità fino a un certo punto". "Giusto, prima che ci chiamassero mostri. Anche se c'è un solo bimbo di Bibbiano nell'inchiesta. Mentre gli altri paesi coinvolti ci hanno lasciato volentieri tutte le colpe". Tutto vero. Anche se da queste parti non c'è solo il cielo azzurro e i prati in posa.
Ci sono anche le nuvole nere della più grande inchiesta sulla 'ndrangheta al Nord, 118 condanne nel processo Aemilia, coinvolti imprenditori edili, poliziotti, amministratori, l'intera giunta di Brescello, 30 chilometri da qui, sciolta per mafia. "Una delle famiglie, i Sarcone, stava qui. Sarà un caso, ma l'unico paese dove non hanno costruito neanche una stalla è Bibbiano. Mai avuto una concessione". E quindi? "Possibile che ci abbiano messo anche loro un po' di veleno per vendetta". Possibile, ma improbabile. Ed è questa l'unica dietrologia a trapelare tra i tanti racconti, prevalendo, nelle opinioni di tutti, quello che si vede sulla scena a occhio nudo. E cioè la lotta politica, la strumentalizzazione, l'ipocrisia generale: "Settimana scorsa al mare" racconta Alessia, consigliera comunale, "quando l'albergatore ha visto che ero di Bibbiano mi ha chiesto di non dirlo. Ci sono rimasta di sasso".
MUTUI E SCISSIONI
"Io ho lavorato in mezza Italia" dice Umberto Beltrami, 68 anni, direttore di aziende agricole. "Mi hanno telefonato in cento: ma cosa avete combinato? Ma siete matti? E io avanti per ore a spiegare che l'inchiesta è vera, ma tutto il resto no". Mi portano a fare il giro della sede: due piani, la biblioteca, il bar. "Tutto quello che vede è nostro, non del partito. E in subordine sarà del paese quando l'associazione cesserà di esistere. L'abbiamo deciso all'unanimità e comprato nel 1999, con un mutuo da 800 milioni di lire. Ecco da chi è fatto il partito di Bibbiano". Partito ortodosso, che a nominargli in queste ore Matteo Renzi spuntano malumori col sorriso: "Le scissioni fanno sempre male", dice Alberto, 21 anni, l'aria da primo della classe, terzo anno di Economia a Modena. "Ha cominciato Bertinotti. Siamo arrivati a Bersani e D'Alema. Ora tocca a Renzi che si crede il più furbo. Ma è roba che interessa cento persone e ne fa scappare centomila". "È che lui buca lo schermo!", dice qualcuno, come fosse un'attenuante. Scuote la testa Giuseppina: "Sì, ma lo buca dalle parte sbagliata". E Marazzi, il segretario: "Doveva farlo proprio ora che avevamo raddrizzato il Paese?". "Quale Paese?". "L'Italia, Bibbiano non ne ha bisogno". "Sei sicuro?". La domanda riapre il dibattito. In palio ci sono le prossime battaglie, la libertà del sindaco, che chiamano fratello, l'onore del partito, l'Emilia Romagna che in questo stordimento collettivo si gioca la testa. Le bovine al largo dell'isola pascolano in pace.
Sul Venerdì del 27 settembre
Tre fiumi formano l'isola del tesoro, Il Po, il Reno, l'Enza. La quarta sponda è l'Appennino. E al centro, sull'ultima rotonda, a una manciata di chilometri da Reggio Emilia, c'è una scheggia di marmo di 22 tonnellate truccata come fosse Parmigiano, che poi sarebbe il tesoro dell'isola, 3,7 milioni di forme l'anno, 50 mila addetti negli otto comuni della valle, sette caseifici, mille anni di storia. E dopo la scheggia, Bibbiano. Il paese dove la mattina del 27 giugno scorso, sulla scalinata del Municipio, carabinieri e telecamere hanno acceso tutte le luci del set. Luci che da quel giorno - 6 arresti, 27 indagati, 1.600 pagine di intercettazioni - hanno generato l'ombra nera di questa storia, Angeli e demoni, dove gli angeli sono i bambini e i demoni tutto il resto, gli imputati per i cattivi affidi, gli amministratori coinvolti, gli operatori psichiatrici, i politici avversari che li hanno subito issati sul patibolo, noi pubblico plaudente oppure spaventato ai piedi del patibolo. E poi naturalmente, loro: i militanti del Partito democratico di Bibbiano, sezione Parco Manara, 150 iscritti, tre ettari di prati intorno, uno stagno con le anatre e l'airone, l'arena per i concerti, il fabbricato agricolo trasformato in sede di partito che qui comanda dall'alba della Repubblica. L'ultimo consiglio comunale eletto con il 78 per cento dei voti, con le sue bandiere nella sala riunioni, nessuna rossa d'antico Partito comunista italiano, ma blu d'Europa e il tricolore con annesso Ulivo. E sulle pareti i santi protettori, Gramsci, Togliatti, Berlinguer, ma anche un Aldo Moro triste di sguardo, a dire che l'alleanza con i cattolici, da queste parti, ha germogliato tanto tempo fa.
"Non è che abbiamo aspettato la nascita del Partito democratico per andare incontro alla storia" mi dice il segretario Stefano Marazzi, 45 anni, di professione geometra, una moglie, due figli, che ci mette anche gli occhi sgranati quando ti racconta l'accerchiamento. "Ogni giorno d'estate ci è arrivato un colpo alla schiena. Quando quelli di Forza Nuova sono venuti coi camper a fare la fiaccolata, c'era una donna con la maglietta che recitava Auschwitz-Land. Cioè noi come Auschwitz. Non ci volevo credere". "E la fiaccolata gliela abbiamo lasciata fare, bene, bravi, giusto, siamo democratici" racconta Patrizia, 35 anni, disoccupata "anche se avevano i cartelli con su scritto 'Nessuno tocchi i bambini'. Che mi facevano una rabbia nera e mi veniva voglia di gridare". "C'era una donna di Lecco" racconta Elisa, 49 anni, fruttivendola, "che le ho offerto l'acqua per lei e il bambino, faceva un gran caldo, mi ha guardato rabbiosa dicendomi che suo figlio l'acqua del rubinetto non la beve. Mi ha detto: 'Bevila te'".
COME LE RADIAZIONI
Siamo tutti seduti intorno al tavolo delle riunioni. Una dozzina di militanti. E un grande assente, Andrea Carletti, il sindaco agli arresti domiciliari, accusato di avere favorito la Hansel e Gretel, l'associazione sotto inchiesta che governava l'affido dei 31 bambini, diventati il cuore di questa brutta storia. Il sindaco (che ha presentato querela per i post offensivi, compresi quelli di Luigi Di Maio) coi bambini non c'entra niente, non ha giurisdizione sugli affidi, com'è ovvio, ma il riverbero mediatico lo ha contaminato, come fanno le radiazioni quando ti avvelenano. L'accusa che lo riguarda è "abuso d'ufficio", per avere ceduto gratuitamente i locali, per non avere indetto la gara d'appalto, forse per essersi fidato malamente. E siccome l'altro fantasma di questa storia si chiama Matteo Salvini, che ha fatto di Bibbiano la zattera su cui navigare anche dopo il naufragio, già al primo giro di questa psicoterapia di gruppo ti raccontano "che è proprio il reato che il medesimo Salvini, quest'estate in mutande al Papeete, voleva abolire 'perché blocca tutto', parole sue".
Parole neanche tanto sbagliate, ti dicono, ma che svelano la finalità politica dell'accanimento. "Compresa la porcheria di esibire Greta, la bambina a Pontida, lasciando intendere che fosse di Bibbiano anche se non lo era. E dicendo quella astrusità: 'Non avrò pace fino a quando l'ultimo bambino non sarà tornato a casa...' eccetera. Ma non lo sa, il Salvini, che gli affidi sono fatti per far tornare a casa i bambini?".
"Qui i bambini li portiamo nel cuore" dice Giuseppina, 70 anni, vedova, volontaria di tutto, del partito, dell'Avis, dell'assistenza agli anziani, ma anche cuoca, quando serve. "Da noi non c'è neanche un bambino in lista d'attesa, ci sono asili, scuole per l'infanzia, due parrocchie. Come si permettono di dirci certe cose?". È vero. Qui ci sono gli asili celebrati ovunque, quelli di Reggio Emilia, per esempio, di Montecchio, di Sant'Ilario. E c'è la migliore tradizione di welfare, il modello Emilia che proprio la Lega proverà ad annettersi al prossimo giro elettorale, forse gennaio 2020, lanciando Lucia Borgonzoni capolista, che giusto nei giorni della crisi si è esibita in Senato con la maglietta: 'Parliamo di Bibbiano'.
E quell'invito qui diventa un fiume in piena. "La campagna l'ha vista che bella?" "E il paese?". "Paese medaglia d'oro per i 22 mesi di Resistenza". "Qui c'era la fame, dopo la guerra. Abbiamo ricominciato da capo". "Abbiamo integrato migliaia di meridionali venuti negli Anni 50 dalla Sicilia, dalla Campania, e che adesso siamo tutti noi". "Qui c'è la piccola fabbrica metallurgica che serve la grande fabbrica delle Reggiane". "Qui c'è il Lambrusco". "Qui abbiamo moltiplicato il nostro famoso prato stabile, 63 erbe diverse per metro quadro, che le bovine trasformano nel miracolo del latte". "E il latte in 120 mila forme di Parmigiano l'anno, che vuol dire buon reddito per tutti". "E tranquillità". "Tranquillità fino a un certo punto". "Giusto, prima che ci chiamassero mostri. Anche se c'è un solo bimbo di Bibbiano nell'inchiesta. Mentre gli altri paesi coinvolti ci hanno lasciato volentieri tutte le colpe". Tutto vero. Anche se da queste parti non c'è solo il cielo azzurro e i prati in posa.
Ci sono anche le nuvole nere della più grande inchiesta sulla 'ndrangheta al Nord, 118 condanne nel processo Aemilia, coinvolti imprenditori edili, poliziotti, amministratori, l'intera giunta di Brescello, 30 chilometri da qui, sciolta per mafia. "Una delle famiglie, i Sarcone, stava qui. Sarà un caso, ma l'unico paese dove non hanno costruito neanche una stalla è Bibbiano. Mai avuto una concessione". E quindi? "Possibile che ci abbiano messo anche loro un po' di veleno per vendetta". Possibile, ma improbabile. Ed è questa l'unica dietrologia a trapelare tra i tanti racconti, prevalendo, nelle opinioni di tutti, quello che si vede sulla scena a occhio nudo. E cioè la lotta politica, la strumentalizzazione, l'ipocrisia generale: "Settimana scorsa al mare" racconta Alessia, consigliera comunale, "quando l'albergatore ha visto che ero di Bibbiano mi ha chiesto di non dirlo. Ci sono rimasta di sasso".
MUTUI E SCISSIONI
"Io ho lavorato in mezza Italia" dice Umberto Beltrami, 68 anni, direttore di aziende agricole. "Mi hanno telefonato in cento: ma cosa avete combinato? Ma siete matti? E io avanti per ore a spiegare che l'inchiesta è vera, ma tutto il resto no". Mi portano a fare il giro della sede: due piani, la biblioteca, il bar. "Tutto quello che vede è nostro, non del partito. E in subordine sarà del paese quando l'associazione cesserà di esistere. L'abbiamo deciso all'unanimità e comprato nel 1999, con un mutuo da 800 milioni di lire. Ecco da chi è fatto il partito di Bibbiano". Partito ortodosso, che a nominargli in queste ore Matteo Renzi spuntano malumori col sorriso: "Le scissioni fanno sempre male", dice Alberto, 21 anni, l'aria da primo della classe, terzo anno di Economia a Modena. "Ha cominciato Bertinotti. Siamo arrivati a Bersani e D'Alema. Ora tocca a Renzi che si crede il più furbo. Ma è roba che interessa cento persone e ne fa scappare centomila". "È che lui buca lo schermo!", dice qualcuno, come fosse un'attenuante. Scuote la testa Giuseppina: "Sì, ma lo buca dalle parte sbagliata". E Marazzi, il segretario: "Doveva farlo proprio ora che avevamo raddrizzato il Paese?". "Quale Paese?". "L'Italia, Bibbiano non ne ha bisogno". "Sei sicuro?". La domanda riapre il dibattito. In palio ci sono le prossime battaglie, la libertà del sindaco, che chiamano fratello, l'onore del partito, l'Emilia Romagna che in questo stordimento collettivo si gioca la testa. Le bovine al largo dell'isola pascolano in pace.
Sul Venerdì del 27 settembre