ROMA - Ride, l’icona col bel faccione paffuto d’un neonato stilizzato, ma se la vedete alzate la guardia. S’è accesa sul sedile in terza fila mentre prenoti il volo con Japan Airlines? Vale come il cave canem del dobermann che ringhia sul cancello di una villa: “Attenti al bimbo!”. Se prenoti il sedile accanto, insomma, poi non lamentarti. Non morderà, ma potrebbe trapanarti le orecchie e stropicciarti il sistema nervoso.
L’allerta per viaggiatori sensibili al (possibile) pianto di un bimbo è la soluzione giapponese a una battaglia feroce, quella tra chi li adora sempre e comunque e chi farebbe volentieri a meno di cuccioli scalmanati e urlanti. Il servizio, offerto dalla compagnia aerea giapponese, era passato inosservato fino a ieri. E forse sarebbe rimasto un modo discreto di orientare la scelta, se il tweet di un giovane manager texano nato in Bangladesh, Rahat Ahmed, non avesse fatto esplodere il dibattito in mezzo mondo. …
L’allerta per viaggiatori sensibili al (possibile) pianto di un bimbo è la soluzione giapponese a una battaglia feroce, quella tra chi li adora sempre e comunque e chi farebbe volentieri a meno di cuccioli scalmanati e urlanti. Il servizio, offerto dalla compagnia aerea giapponese, era passato inosservato fino a ieri. E forse sarebbe rimasto un modo discreto di orientare la scelta, se il tweet di un giovane manager texano nato in Bangladesh, Rahat Ahmed, non avesse fatto esplodere il dibattito in mezzo mondo. …
ROMA - Ride, l’icona col bel faccione paffuto d’un neonato stilizzato, ma se la vedete alzate la guardia. S’è accesa sul sedile in terza fila mentre prenoti il volo con Japan Airlines? Vale come il cave canem del dobermann che ringhia sul cancello di una villa: “Attenti al bimbo!”. Se prenoti il sedile accanto, insomma, poi non lamentarti. Non morderà, ma potrebbe trapanarti le orecchie e stropicciarti il sistema nervoso.
L’allerta per viaggiatori sensibili al (possibile) pianto di un bimbo è la soluzione giapponese a una battaglia feroce, quella tra chi li adora sempre e comunque e chi farebbe volentieri a meno di cuccioli scalmanati e urlanti. Il servizio, offerto dalla compagnia aerea giapponese, era passato inosservato fino a ieri. E forse sarebbe rimasto un modo discreto di orientare la scelta, se il tweet di un giovane manager texano nato in Bangladesh, Rahat Ahmed, non avesse fatto esplodere il dibattito in mezzo mondo. «Grazie, Japan Airlines, per avvertirmi di dove i bambini hanno intenzione di urlare e strepitare durante un viaggio di 13 ore. Questo servizio dovrebbe essere obbligatorio. Si prega di prendere nota, Qatar Airways: ho avuto tre bambini urlanti accanto a me sul volo da New York a Doha, due settimane fa».
E mentre iniziavano i cannoneggiamenti tra chi lo invitava a comprarsi semplicemente un paio di cuffie e chi condivideva altri voli da incubo, dal Giappone ecco la notizia che almeno un’altra compagnia, la All Nippon Airways, offre il medesimo servizio. Libertà di scegliere accanto a chi non volare, insomma, in un mondo in cui monta l’onda delle “no-kid zone” con ristoranti, hotel e resort vietati ai bambini.
Il sistema è semplice. Durante la selezione del posto, avverte il sito della Japan, «i passeggeri che viaggiano con bambini tra otto giorni e due anni accenderanno l’icona bimbo sui posti loro assegnati. Questo permette di informare gli altri passeggeri». Ma le icone non compariranno se i biglietti sono acquistati da altri network o se l’aereo dovesse essere sostituito. Nessuna garanzia, insomma. D’altronde, la prenotazione dei bambini potrebbe arrivare successivamente. Ma è qualcosa, se come Rahat dovete usare frequenti voli intercontinentali per riposare tra un impegno e l’altro.
I cambi di pressione che fan male alle orecchie e lo stress dell’immobilità sono nemici terribili, per i bambini più piccoli: difficile non essere empatici, ma non tutti sono disposti a sopportare. Nel 2015 fece scalpore la cacciata prima del decollo da un volo United della cantante canadese Sarah Blackwood, che aveva accanto il suo bimbo inconsolabile. Se c’è qualcosa di peggio che viaggiare accanto a un bimbo fuori controllo, è esserne il genitore.
Non tutti hanno la pazienza della donna che, su twitter, replica dicendo di «non essersi sognata di guardar brutto la mamma o il bimbo che mi ha fatto viaggiare per undici ore tra pianti e odore di vomito». E voi, che fareste di fronte all’icona del bimbo che sorride? Se è vero che otto ore consecutive di urla disperate come quelle che divennero virali su un volo diretto a New York (trovate le immagini su Youtube) mettono alla prova le migliori intenzioni, sicuri che un pianto “normale” sia peggio del vicino molesto che infligge i calzini sudati mentre russa come una motosega?
Tre anni fa la compagnia americana Jet Blue per sensibilizzare i viaggiatori a sopportare qualche strillo da chi ci pagherà le pensioni celebrò la festa della mamma con una geniale iniziativa pubblicitaria a sorpresa: offrì a tutti i passeggeri di un volo intercontinentale il 25 per cento di sconto sulla prenotazione successiva per ogni bimbo che avesse “disturbato” piangendo. A meno di mezzora dall’atterraggio arrivò il quarto pianto disperato: un bel cento per cento di sconto per tutti i passeggeri. E giù applausi. Ma se vedete l’icona che ride... beh, non aspettatevi premi.
L’allerta per viaggiatori sensibili al (possibile) pianto di un bimbo è la soluzione giapponese a una battaglia feroce, quella tra chi li adora sempre e comunque e chi farebbe volentieri a meno di cuccioli scalmanati e urlanti. Il servizio, offerto dalla compagnia aerea giapponese, era passato inosservato fino a ieri. E forse sarebbe rimasto un modo discreto di orientare la scelta, se il tweet di un giovane manager texano nato in Bangladesh, Rahat Ahmed, non avesse fatto esplodere il dibattito in mezzo mondo. «Grazie, Japan Airlines, per avvertirmi di dove i bambini hanno intenzione di urlare e strepitare durante un viaggio di 13 ore. Questo servizio dovrebbe essere obbligatorio. Si prega di prendere nota, Qatar Airways: ho avuto tre bambini urlanti accanto a me sul volo da New York a Doha, due settimane fa».
E mentre iniziavano i cannoneggiamenti tra chi lo invitava a comprarsi semplicemente un paio di cuffie e chi condivideva altri voli da incubo, dal Giappone ecco la notizia che almeno un’altra compagnia, la All Nippon Airways, offre il medesimo servizio. Libertà di scegliere accanto a chi non volare, insomma, in un mondo in cui monta l’onda delle “no-kid zone” con ristoranti, hotel e resort vietati ai bambini.
Il sistema è semplice. Durante la selezione del posto, avverte il sito della Japan, «i passeggeri che viaggiano con bambini tra otto giorni e due anni accenderanno l’icona bimbo sui posti loro assegnati. Questo permette di informare gli altri passeggeri». Ma le icone non compariranno se i biglietti sono acquistati da altri network o se l’aereo dovesse essere sostituito. Nessuna garanzia, insomma. D’altronde, la prenotazione dei bambini potrebbe arrivare successivamente. Ma è qualcosa, se come Rahat dovete usare frequenti voli intercontinentali per riposare tra un impegno e l’altro.
I cambi di pressione che fan male alle orecchie e lo stress dell’immobilità sono nemici terribili, per i bambini più piccoli: difficile non essere empatici, ma non tutti sono disposti a sopportare. Nel 2015 fece scalpore la cacciata prima del decollo da un volo United della cantante canadese Sarah Blackwood, che aveva accanto il suo bimbo inconsolabile. Se c’è qualcosa di peggio che viaggiare accanto a un bimbo fuori controllo, è esserne il genitore.
Non tutti hanno la pazienza della donna che, su twitter, replica dicendo di «non essersi sognata di guardar brutto la mamma o il bimbo che mi ha fatto viaggiare per undici ore tra pianti e odore di vomito». E voi, che fareste di fronte all’icona del bimbo che sorride? Se è vero che otto ore consecutive di urla disperate come quelle che divennero virali su un volo diretto a New York (trovate le immagini su Youtube) mettono alla prova le migliori intenzioni, sicuri che un pianto “normale” sia peggio del vicino molesto che infligge i calzini sudati mentre russa come una motosega?
Tre anni fa la compagnia americana Jet Blue per sensibilizzare i viaggiatori a sopportare qualche strillo da chi ci pagherà le pensioni celebrò la festa della mamma con una geniale iniziativa pubblicitaria a sorpresa: offrì a tutti i passeggeri di un volo intercontinentale il 25 per cento di sconto sulla prenotazione successiva per ogni bimbo che avesse “disturbato” piangendo. A meno di mezzora dall’atterraggio arrivò il quarto pianto disperato: un bel cento per cento di sconto per tutti i passeggeri. E giù applausi. Ma se vedete l’icona che ride... beh, non aspettatevi premi.