Alessia si è arresa. Per la prima volta in vita sua è andata al tappeto. A sconfiggerla non è stata un'avversaria, ma la burocrazia italiana e una legge del '92. Alessia Korotkova è una campionessa nazionale di taekwondo, ma anche una "nuova italiana" appesa al permesso di soggiorno: "A 21 anni devo fermarmi, senza cittadinanza rischio di dover rinunciare a quello che era il mio sogno, da sola non posso farcela".
Qual era il suo sogno?
"Era di poter continuare ad allenarmi, di combattere con la maglia azzurra e di rappresentare l'Italia, il Paese in cui vivo e in cui sono cresciuta, in tutte le gare internazionali. Ma tutto questo mi viene negato".
Perché? Di dov'è originaria la sua famiglia?
"Il mio vero nome è Olesya, ma tutti mi chiamano da sempre Alessia. Sono nata a Krasnojarsk, una città russa della Siberia meridionale. Ma il mio Paese è l'Italia. Mi sono trasf…
Qual era il suo sogno?
"Era di poter continuare ad allenarmi, di combattere con la maglia azzurra e di rappresentare l'Italia, il Paese in cui vivo e in cui sono cresciuta, in tutte le gare internazionali. Ma tutto questo mi viene negato".
Perché? Di dov'è originaria la sua famiglia?
"Il mio vero nome è Olesya, ma tutti mi chiamano da sempre Alessia. Sono nata a Krasnojarsk, una città russa della Siberia meridionale. Ma il mio Paese è l'Italia. Mi sono trasf…
Alessia si è arresa. Per la prima volta in vita sua è andata al tappeto. A sconfiggerla non è stata un'avversaria, ma la burocrazia italiana e una legge del '92. Alessia Korotkova è una campionessa nazionale di taekwondo, ma anche una "nuova italiana" appesa al permesso di soggiorno: "A 21 anni devo fermarmi, senza cittadinanza rischio di dover rinunciare a quello che era il mio sogno, da sola non posso farcela".
Qual era il suo sogno?
"Era di poter continuare ad allenarmi, di combattere con la maglia azzurra e di rappresentare l'Italia, il Paese in cui vivo e in cui sono cresciuta, in tutte le gare internazionali. Ma tutto questo mi viene negato".
Perché? Di dov'è originaria la sua famiglia?
"Il mio vero nome è Olesya, ma tutti mi chiamano da sempre Alessia. Sono nata a Krasnojarsk, una città russa della Siberia meridionale. Ma il mio Paese è l'Italia. Mi sono trasferita qui con i miei genitori che avevo solo tre anni. Siamo venuti a vivere a Reggio Emilia. Qui sono cresciuta, ho studiato, ho preso la maturità".
Quando ha cominciato a combattere?
"Ho iniziato nel 2012 e subito ho capito che sarebbe stato un grande amore. Il taekwondo è un'arte marziale d'origine coreana, molto difficile e spettacolare. Bisogna allenarsi ogni giorno, se si vogliono raggiungere certi risultati".
A che livello è arrivata in questo sport?
"Ho vinto quattro coppe Italia e un campionato italiano juniores. Ma non credevo di fermarmi qui. Anzi questo doveva essere solo l'inizio".
Cosa l'ha fermata?
"Ero tesserata con la federazione tricolore. Ma il problema è l'età: finché sei minorenne puoi partecipare ai campionati italiani juniores, ma da maggiorenne per indossare la maglia azzurra devi avere per forza la cittadinanza".
E lei non è ancora cittadina italiana?
"No, non ancora e non per colpa mia. Ho presentato domanda alla prefettura di Reggio Emilia due anni fa. Ma temo di essere finita nel tritacarne delle lungaggini burocratiche e sono ancora in attesa di una risposta".
Oggi si riparla di una riforma della cittadinanza, lei che ne pensa?
"Che chi nasce, cresce, studia qui deve potersi dire italiano. Senza incertezze. L'assurdo è che io sono italiana, non sono certo un'immigrata".
Oggi cosa fa?
"Mi sono messa a lavorare, non posso sostenere le spese di una sportiva professionista, senza una federazione alle spalle. Il paradosso è che non posso nemmeno gareggiare per Mosca, perché non sono residente in Russia. Insomma non ho una casa davvero mia, sono una sorta di apolide".
Qual era il suo sogno?
"Era di poter continuare ad allenarmi, di combattere con la maglia azzurra e di rappresentare l'Italia, il Paese in cui vivo e in cui sono cresciuta, in tutte le gare internazionali. Ma tutto questo mi viene negato".
Perché? Di dov'è originaria la sua famiglia?
"Il mio vero nome è Olesya, ma tutti mi chiamano da sempre Alessia. Sono nata a Krasnojarsk, una città russa della Siberia meridionale. Ma il mio Paese è l'Italia. Mi sono trasferita qui con i miei genitori che avevo solo tre anni. Siamo venuti a vivere a Reggio Emilia. Qui sono cresciuta, ho studiato, ho preso la maturità".
Quando ha cominciato a combattere?
"Ho iniziato nel 2012 e subito ho capito che sarebbe stato un grande amore. Il taekwondo è un'arte marziale d'origine coreana, molto difficile e spettacolare. Bisogna allenarsi ogni giorno, se si vogliono raggiungere certi risultati".
A che livello è arrivata in questo sport?
"Ho vinto quattro coppe Italia e un campionato italiano juniores. Ma non credevo di fermarmi qui. Anzi questo doveva essere solo l'inizio".
Cosa l'ha fermata?
"Ero tesserata con la federazione tricolore. Ma il problema è l'età: finché sei minorenne puoi partecipare ai campionati italiani juniores, ma da maggiorenne per indossare la maglia azzurra devi avere per forza la cittadinanza".
E lei non è ancora cittadina italiana?
"No, non ancora e non per colpa mia. Ho presentato domanda alla prefettura di Reggio Emilia due anni fa. Ma temo di essere finita nel tritacarne delle lungaggini burocratiche e sono ancora in attesa di una risposta".
Oggi si riparla di una riforma della cittadinanza, lei che ne pensa?
"Che chi nasce, cresce, studia qui deve potersi dire italiano. Senza incertezze. L'assurdo è che io sono italiana, non sono certo un'immigrata".
Oggi cosa fa?
"Mi sono messa a lavorare, non posso sostenere le spese di una sportiva professionista, senza una federazione alle spalle. Il paradosso è che non posso nemmeno gareggiare per Mosca, perché non sono residente in Russia. Insomma non ho una casa davvero mia, sono una sorta di apolide".