I ragazzi "spezzati" alla Barcolana per tenere il timone della vita
Alessia Candito
Tre minorenni della comunità penale di Reggio Calabria faranno parte dell'equipaggio di una barca che parteciperà alla storica regata
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Non sono né professionisti, né semplici appassionati, ma per loro la Barcolana potrebbe essere una sfida decisiva. Non c’è una coppa o un premio in ballo, ma la possibilità di una vita diversa. A Trieste, sulla linea di partenza della più grande regata italiana, il prossimo 13 ottobre ci saranno anche tre ragazzi della comunità penale minorile di Reggio Calabria. Fanno parte dell’equipaggio della sezione di Reggio Calabria della Lega Navale Italiana e dopo mesi di preparazione sono stati selezionati per salire a bordo di uno scafo che è simbolo di libertà. Confiscata ai trafficanti di uomini, oggi la E-vai sta risalendo la penisola per testimoniare che imparare ad andare per mare può servire ad imparare a navigare nella vita.
Una seconda opportunità per ragazzi che in passato hanno sbagliato e adesso stanno provando a ricostruire la propria vita su basi diverse. Non vengono da famiglie di ‘Ndrangheta, ma si sono già trovati ad affrontare un processo penale. Il più piccolo ha 14 anni ed è in regime di messa alla prova, il più grande è maggiorenne, ma sconta in comunità la pena per un reato commesso prima dei 18 anni. “Il nostro sistema – dice Rosamaria Morbegno, direttrice della comunità minorile di Reggio Calabria – non guarda al passato, ma al futuro possibile. Per noi, i ragazzi non sono l’errore che hanno commesso, ma il percorso di recupero che possono costruire”.
E che potrebbe passare anche per il mare. “Far parte di un equipaggio, avere compiti precisi a bordo – spiega il delegato reggino della Lega navale, Valerio Berti - è un esercizio di responsabilità che serve anche nella vita di tutti i giorni, fa capire come i comportamenti di ciascuno abbiano un peso anche nella società”. Il mare ha le sue regole e le sue leggi, pretende rispetto e solcarlo insieme ad altri su una barca significa seguire una ferrea disciplina perché dal comportamento di ognuno dipende il benessere di tutto il gruppo. E l’esperienza magari può servire anche a imparare un mestiere. “Noi crediamo nel mare come strumento educativo. La nostra sezione – aggiunge Berti – collabora da tempo con la comunità penale minorile, già in passato abbiamo fatto manifestazioni e corsi di vela per i ragazzi”.
Quest’anno si è deciso di fare un passo in più, preparando i ragazzi per partecipare alla Barcolana. Non sono da soli, con loro c’è un equipaggio esperto, che li ha seguiti nei mesi di preparazione e li ha scelti fra i sei ragazzi che hanno partecipato al corso. Un progetto su cui l’intera Lega navale italiana ha scommesso, tanto da assicurare appoggio anche logistico all’equipaggio che sta risalendo la penisola per presentarsi puntuale il 13 ottobre alla linea di partenza. Una traversata a tappe che vuole essere anche una testimonianza di un riscatto che passa per il mare.