Cronaca

Società

Le notti alcoliche dei quindicenni. “Sbronze estreme per 4 su 10”

L’allarme dell’Istituto superiore di Sanità: alcuni cominciano a 11 anni e il 17% delle emergenze riguarda
la fascia 14-18

2 minuti di lettura
Si chiama binge drinking ed è un termine che ogni genitore di adolescente, purtroppo, conosce. Vuol dire abbuffata alcolica, consiste nel bere, mischiando senza criterio, alcolici e superalcolici, di solito il sabato sera, di solito con l’intento, deciso, di sbronzarsi. A 15 anni dall'arrivo in Italia di questo fenomeno nato in Inghilterra, dove il bere smodato dei teenagers è un’emergenza nazionale, l’Istituto superiore di sanità ha diffuso ieri i dati, drammatici, del rischio alcolismo tra i ragazzini di casa nostra.

Nel 2018, il 43 per cento dei quindicenni (erano il 38 per cento nel 2014) e il 37 per cento delle loro coetanee (erano il 30 per cento nel 2014) ha sperimentato negli ultimi 12 mesi la “sbronza estrema”. Ossia l’assunzione, secondo l’Istituto superiore di sanità, di 5 o più bicchieri di bevande alcoliche, in un’unica occasione. Quasi un ragazzino su due si sbronza, un’impennata. In realtà le dosi che gli adolescenti consumano, “shottino dopo shottino” in una notte, sono assai più alte dei 5 bicchieri, vista la percentuale di teenager che finiscono al pronto soccorso in coma etilico. Birra, vodka, amari, rum, in bichierini (shottini) che vanno giù uno dietro l’altro. Il 17 per cento degli accessi per intossicazione alcolica, nelle unità di emergenza degli ospedali, è infatti costituito da giovanissimi tra i 14 e i 18 anni.

Un dato drammatico quello che emerge dalla fotografia a tutto tondo contenuta nel dossier “Comportamenti collegati alla salute dei ragazzi in età scolare” dell’Istituto superiore di sanità, che ha mappato le abitudini, buone e cattive dei nostri adolescenti. Dal cibo all’uso degli smartphone, dalla sedentarietà alla refrattarietà a consumare frutta e verdura. Dal 20 al 30 per cento degli studenti tra 11 e 15 anni, infatti, non fa la prima colazione nei giorni di scuola, solo un terzo dei ragazzi consuma vegetali almeno una volta al giorno e meno del 10 per cento svolge almeno un’ora quotidiana di attività motoria. Il 25 per cento dei teenagers supera le due ore al giorno (il massimo raccomandato dall’Oms) davanti ad uno schermo.

Tutte cattive abitudini che mettono a rischio il fisico (obesità) e la mente (dipendenza da tecnologia), ma il vero allarme riguarda l’alcol. Sì, perchè anno dopo anno, il fenomeno del binge drinking si manifesta in età più acerba. Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, addirittura il 3,5 per cento dei bambini di 11 anni ha affermato di aver bevuto alcolici nei 30 giorni precedenti alla rilevazione, per arrivare al 45,2 per cento degli adolescenti.

Ma i ragazzini ammettono anche, esplicitamente, di essersi ubriacati almeno una volta nell’ultimo mese nel 10,9 per cento dei casi (le ragazze) e nel 12 per cento dei casi (i ragazzi). Anzi, esattamente come avviene nei paesi anglosassoni, il binge drinking è un fenomeno sempre più femminile. L’alcolismo giovanile è una cattiva abitudine dove la parità, purtroppo, è già realtà. I ragazzini bevono, dunque. Eppure vendere loro gli alcolici sarebbe vietato dalla legge. Ma, evidentemente, le maglie dei controlli hanno buchi grandi come voragini.