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(ansa)

Sparatoria a Trieste: “Ha mirato a dieci agenti, poteva essere una strage”

Sedici colpi dal killer dei due poliziotti. I pm gli contestano anche otto tentati omicidi. Il mistero dei cinque minuti in cui ha rubato le pistole: in quella zona non c’erano telecamere
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TRIESTE - Cinque minuti. All'incensurato dominicano Alejandro Augusto Stephan Meran, 29 anni, regolarmente in Italia, sono bastati 5 minuti per fare della questura di Trieste il teatro di un far west. Ha ucciso due poliziotti, poteva ucciderne dieci. Il gip ne ha convalidato il fermo, Alejandro Meran è accusato di duplice omicidio e di 8 tentati omicidi. Cos'è successo in quei 5 minuti? Come ha fatto a impossessarsi della Beretta dell'agente scelto Pierluigi Rotta? Tre testimoni oculari e qualificate fonti inquirenti consentono a Repubblica di ricostruire i fatti come accertati finora. Una storia iniziata nella notte tra giovedì e venerdì, al quinto piano di una palazzina di via Caccia, nel cuore di Trieste.

"Vedeva spiriti maligni"

Da maggio ci vivono, in affitto, Alejandro e sua madre Betania. L'altro fratello, Carlysle (32 anni, con permesso di soggiorno), sta in un'altra casa. Alejandro è agitato. Di più, ha l…
TRIESTE - Cinque minuti. All'incensurato dominicano Alejandro Augusto Stephan Meran, 29 anni, regolarmente in Italia, sono bastati 5 minuti per fare della questura di Trieste il teatro di un far west. Ha ucciso due poliziotti, poteva ucciderne dieci. Il gip ne ha convalidato il fermo, Alejandro Meran è accusato di duplice omicidio e di 8 tentati omicidi. Cos'è successo in quei 5 minuti? Come ha fatto a impossessarsi della Beretta dell'agente scelto Pierluigi Rotta? Tre testimoni oculari e qualificate fonti inquirenti consentono a Repubblica di ricostruire i fatti come accertati finora. Una storia iniziata nella notte tra giovedì e venerdì, al quinto piano di una palazzina di via Caccia, nel cuore di Trieste.

"Vedeva spiriti maligni"

Da maggio ci vivono, in affitto, Alejandro e sua madre Betania. L'altro fratello, Carlysle (32 anni, con permesso di soggiorno), sta in un'altra casa. Alejandro è agitato. Di più, ha le visioni. Urla, suda, sostiene di vedere spiriti maligni. "Soffre di disturbi mentali - dirà poi Betania alla polizia - in Germania seguiva una terapia, ma da quando siamo in Italia non si cura". Stavolta, però, è peggio del solito. La mattina dopo Alejandro è sparito. È uscito prestissimo e verso le 6.30 ha rapinato una signora senza motivo: le ha preso lo scooter e le ha dato una spinta, gettandola a terra. Betania questo non lo sa, e verso le sette si presenta da sola all'ospedale per chiedere aiuto con quel figlio che dà segni di squilibrio. "Mi hanno detto che non potevano fare niente, che dovevano vedere Alejandro". Casi del genere vengono trattati dal Centro di salute mentale ma negli archivi dell'Asl il nome del 29enne non risulta. Mentre è in ospedale, Betania viene chiamata da Carlysle: "Mamma vieni, Alejandro ha combinato un guaio". In tarda mattinata è proprio Carlysle a chiamare la questura per denunciare il furto. Una pattuglia della mobile e due volanti, in tutto sei poliziotti, vengono mandati in via Caccia.

"Le grida, poi due spari"

Intorno alle 16.45, nell'atrio della questura, entrano i due fratelli, accompagnati dagli agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego. I dominicani sono tranquilli, sono lì solo per un accertamento, non sono ammanettati. Salgono i quattro scalini per raggiungere il corridoio dell'ala sinistra. Demenego e Carlysle entrano nella stanza "Trattazione atti ordinari", dove ci sono due scrivanie e i pc. "Posso andare in bagno?", chiede Alejandro. La toilette è due porte più avanti. "Ti accompagno", si offre l'agente Rotta, che ha la pistola nella fondina agganciata alla cintura. E qui si entra nella nebbia, perché nel corridoio non ci sono telecamere né, in quel momento, testimoni. L'unico sopravvissuto, Carlysle, dichiarerà di aver udito delle grida e poi due spari, ma di non aver visto. L'agente viene colpito a bruciapelo sul lato sinistro del petto e all'addome dai proiettili della sua pistola, che ora è nella mano di Alejandro.

La fondina e il colpo in canna

La fondina di Rotta (sequestrata dalla procura) risulta una normale fondina in cordura, di un modello antecedente a quella in polietilene di ultima generazione. Il dominicano è riuscito a sfilargli l'arma con una mossa fulminea? Lo ha immobilizzato, prima di togliergli la Beretta? O durante la colluttazione l'agente ha estratto la pistola e a quel punto gli è stata presa da Alejandro?
L'operazione di estrarre e armare la pistola non è banale: bisogna azionare una leva e aprire un bottone sulla fondina, poi togliere la sicura e scarrellare, prima di premere il grilletto. Solo l'autopsia chiarirà se il corpo dell'agente abbia segni di un'aggressione avvenuta nel corridoio. Pare che la sua Beretta avesse il colpo in canna (è prassi per chi fa servizio in strada), e che quindi Alejandro, che dimostra una certa conoscenza delle armi, abbia potuto sparare senza scarrellare.

Far west

Dopo gli spari, l'agente Demenego, esce dalla stanza e viene immediatamente colpito da tre proiettili. Mentre è a terra, Alejandro gli strappa la fondina, una di quelle di ultima generazione in politilene. Carlysle si barrica nella stanza mettendo la scrivania contro la porta, teme che il fratello possa uccidere anche lui. Alejandro scende 4 scalini, piomba nell'atrio (la telecamera lo riprende, sono passati 5 minuti da quando è entrato): nella mano destra ha la pistola di Rotta, nella sinistra la fondina di Demenego. Spara 5 volte verso la postazione del piantone. La poliziotta in servizio fa in tempo a ripararsi dietro il muro, un collega dell'ufficio denunce risponde al fuoco. Di solito a quell'ora la sala è piena, perché ci sono gli sportelli dell'ufficio immigrazione, ma il venerdì sono aperti solo di mattina. Il dominicano esce all'esterno, dove ci sono i colleghi e le due auto delle pattuglie che erano andate a casa sua. Spara gli ultimi 5 colpi verso le macchine, poi riesce ad togliere la pistola di Demenego dalla fondina e preme il grilletto altre due volte, prima di essere ferito all'inguine da uno degli agenti della Mobile. Cinque minuti di terrore: 17 colpi sparati da Alejandro con le due pistole, a terra altri bossoli di chi si è difeso.
Gli uomini del questore Giuseppe Petronzi e la procura guidata da Carlo Mastelloni stanno ancora indagando sulla dinamica. E gli investigatori cercano la donna, auto-dichiaratasi poliziotta, che ha diffuso su Whatsapp dettagli della sparatoria, raccontando anche circostanze mai avvenute.