James Thierrée, in volo sul palco nel nome di nonno Chaplin
di RODOLFO DI GIAMMARCO
Dopo il successo al Romaeuropa Festival l’artista sarà a Milano con 'Raoul', opera-manifesto di una famiglia mitica
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Figlio e nipote d’arte di discendenza leggendaria, battesimo col pubblico a quattro anni, James Thierrée ha rigenerato l’immensa macchina del suo a solo Raoul di cui è ideatore e protagonista dal 2009 programmando due tappe italiane, una all’Argentina per il Romaeuropa Festival (che a ogni replica gli ha riservato una standing ovation da lacrime) e una in calendario da mercoledì 9 a domenica 13 al Piccolo Teatro Strehler di Milano. Raramente uno spettacolo costituisce il manifesto di una famiglia che a cominciare dal nonno, da Charlie Chaplin, è assurta a mito universale, e difficilmente una performance è un catalogo di tecniche, strumenti, mimetiche e poesia così al servizio della scena. Raoul lo è.
"Per un lungo tempo il terreno preparatorio è stato il nuovo circo dei miei genitori (Victoria Chaplin e Jean-Baptiste Thierrée, n.d.r.) che mi hanno fatto fare pratica ne Le Cirque Bonjour, affidandomi…
Figlio e nipote d’arte di discendenza leggendaria, battesimo col pubblico a quattro anni, James Thierrée ha rigenerato l’immensa macchina del suo a solo Raoul di cui è ideatore e protagonista dal 2009 programmando due tappe italiane, una all’Argentina per il Romaeuropa Festival (che a ogni replica gli ha riservato una standing ovation da lacrime) e una in calendario da mercoledì 9 a domenica 13 al Piccolo Teatro Strehler di Milano. Raramente uno spettacolo costituisce il manifesto di una famiglia che a cominciare dal nonno, da Charlie Chaplin, è assurta a mito universale, e difficilmente una performance è un catalogo di tecniche, strumenti, mimetiche e poesia così al servizio della scena. Raoul lo è.
"Per un lungo tempo il terreno preparatorio è stato il nuovo circo dei miei genitori (Victoria Chaplin e Jean-Baptiste Thierrée, n.d.r.) che mi hanno fatto fare pratica ne Le Cirque Bonjour, affidandomi ruoli in lavori come Le Cirque Imaginaire e Le Cirque Invisible - spiega l’agile e riflessivo artista - ma poi sento d’essermi spostato verso la danza, il teatro e le arti visive, conservando un rapporto popolare con la gente". La metamorfosi s’è verificata anche grazie alla propria Compagnie du Hanneton. In Raoul stupisce il suo sforzo solitario alle prese con una struttura mastodontica, un vero magazzino-deposito scenico. "Il mio personaggio s’è appartato in una torre di ferri e reliquie, per mettere una distanza fra sé e la società, ma alla fine la voglia di solitudine si rivela distruttiva quanto una paura. La mia identità è un’altra, sta nel fondo di me: io vivo di suggestioni e empatie".
Thierrée in un momento dello spettacolo 'Raoul'
Sa dimostrarlo, Thierrée, 45 anni molto tonici, con un’introversione malinconica risalente per via materna a Oona O’Neill e quindi a Eugene O’Neill. Anche se in Raoul sale energicamente in palcoscenico dove tra antichi sipari bianchi si erge un fortilizio di sbarre cui lui si aggrappa, con dentro un rozzo antiquariato, e un bidone di sorprese. Il protagonista - come non notarlo - ha una camminata ondeggiante a pinguino che era quella popolare del vagabondo Charlot, e mantiene quasi sempre una posa silente e piena di linguaggi facciali come nel cinema muto di culto. Reagirà appena all’enorme animale strisciante, alla coreografica medusa, e all’ipnotico elefante che sono creature disegnate con grazia da Victoria Chaplin (anche costumista), cui dà anima il mimetizzato Samuel Dutertre, ombra e doppio del nostro.
Ma il vero genio di bravura e di umanità è Thierrée, dotato di grigi baffi e chioma riccia come il capostipite, in un lieve galop, a dialogo con una teiera o un giradischi, fantastico negli squilibri muscolari o musicali (Balanescu, Nyman, Gatlif...), impotente al crollo della scenografia e allora ariostescamente in volo, fino al buio cui segue un’emozione infinita della platea.