L’hanno chiamata HERstory. Gli americani sanno creare l’epica, quando vogliono trasmettere messaggi, non ce n’è per nessuno. E così ieri la diretta mandata in rete dalla NASA con le immagini della storica passeggiata nello spazio fatta da sole astronaute donne ha avuto tutta l’attenzione che merita. I social network hanno fatto il resto, #AllWomanspacewalk. È stato bello guardare donne che fanno la storia. Ed è stato bello leggere i commenti che le persone mandavano al blog dell’agenzia spaziale, messaggi letti in diretta dalle stesse persone che commentavano lo storico evento sul canale youtube con tutto il mondo collegato. Donne pure loro. Per sette ore e 17 minuti di trasmissione. (reuters)
Esattamente trentacinque anni dopo che la prima donna ha preso parte ad una uscita EVA (così chiamano le attività extraveicolari), le ingeg…!-->!-->
L’hanno chiamata HERstory. Gli americani sanno creare l’epica, quando vogliono trasmettere messaggi, non ce n’è per nessuno. E così ieri la diretta mandata in rete dalla NASA con le immagini della storica passeggiata nello spazio fatta da sole astronaute donne ha avuto tutta l’attenzione che merita. I social network hanno fatto il resto, #AllWomanspacewalk. È stato bello guardare donne che fanno la storia. Ed è stato bello leggere i commenti che le persone mandavano al blog dell’agenzia spaziale, messaggi letti in diretta dalle stesse persone che commentavano lo storico evento sul canale youtube con tutto il mondo collegato. Donne pure loro. Per sette ore e 17 minuti di trasmissione. (reuters)
Esattamente trentacinque anni dopo che la prima donna ha preso parte ad una uscita EVA (così chiamano le attività extraveicolari), le ingegnere americane Christina Koch e Jessica Meir sono uscite fuori dall’Iss (con il nostro Luca Parmitano comandante) per aggiustare una batteria d’alimentazione fuori uso. Nessun intoppo, e l’affetto di un mondo intero che le stava a guardare. L’abitacolo che orbita nello spazio è alimentato da pannelli solari e quattro batterie: una di queste necessitava di manutenzione. Operazioni di rito, le chiamano. E infatti tutto è andato per il verso giusto.
Il mondo ha visto all’opera Koch con il numero 18 in testa e una tuta con le strisce, Meir con il numero 11 e tuta senza strisce, davamo loro il sostegno di quando si tifa per la Nazionale. Quarta camminata spaziale per Koch, prima per Meir. Movimenti lenti, competenza infinita. A rendere l’idea dell’impresa storica c’è la narrativa che ha accompagnato l’evento. Evento che avrebbe dovuto svolgersi sei mesi fa, ma poi fu rimandato. Christina Kock e Jessica Meir (reuters)
Valentina Tereškova fu l’eroina dell’Unione Sovietica, prima donna ad andare nello spazio. Svetlana Savitskaja fu la prima che ha effettuato una spacewalk, era il 1984, russa pure lei. L’americana Peggy Wilson è famosa invece per aver fatto ben 10 EVA. E oggi sono tante le donne che prendono parte a missioni della NASA. Ma la camminata di due donne nello spazio è un evento che non aveva ancora un pregresso.
Sei mesi fa, la Koch (sulla stazione dal marzo scorso) avrebbe dovuto affrontare la camminata insieme ad un’altra astronauta Nasa, Anne McClain. Ma un problema di taglia della tuta spaziale le aveva impedito di uscire. E mentre McClain è tornata a Terra, l’agenzia ha dotato l’Iss di nuove tute adeguate alla missione e della taglia giusta, e così Jessica Meir, arrivata in orbita solo da due settimane, ha potuto unirsi a Christina nell’operazione extraveicolare.
E soltanto due giorni fa la Nasa ha presentato due nuovi prototipi di tuta spaziale davvero unisex e con un’ampia gamma di taglie.
Con le ragazze delle nuove generazioni che si lasciano ispirare, e le donne inorgoglire. Il film Il diritto di contare raccontava delle tre donne che sono state fondamentali per la costruzione del programma di volo spaziale dell’uomo – Katherine Johnson, Dorothy Vaughn e Mary Jackson del Langley Research Center.
Nancy Grace Roman (erano gli anni 60), fu la prima donna a ricoprire un ruolo dirigenziale nella NASA. Margaret Hamilton guidò il team che scrisse il software per gli atterraggi sulla Luna di Apollo. La nostra Samantha Cristoforetti detiene il record femminile di permanenza nello spazio in un singolo volo, 199 giorni.
Ora Christina Koch la batterà, rimarrà nello spazio per 11 mesi. Per offrire ai ricercatori l’opportunità di osservare gli effetti del volo spaziale di lunga durata su una donna. Per prepararsi a portare una donna e un uomo sulla Luna nel 2024. Perché le cose cambiano. E i social twittano: It’s herstory bro.