Lo studente del Camerun, fuggito dal suo Paese, ha ottenuto la triennale all'Università di Reggio Calabria. Ma la commissione del ministero dell'Interno non gli ha concesso la protezione internazionale e adesso rischia l'espulsione
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REGGIO CALABRIA - Anche dopo la proclamazione, continua a tenere stretta la tesi fra le mani. Ci si aggrappa come a una boa, mentre amici e colleghi gli si stringono attorno e gli piazzano in testa la corona d’alloro di rito. “Non so spiegare quante volte ho pensato che alla fine – dice – loro non mi avrebbero permesso di arrivare fino a qui”. Qui è il chiostro dell’Università Dante Alighieri di Reggio Calabria, colorato di rosso nel giorno delle lauree. Loro sono gli anonimi funzionari da cui dipende il riconoscimento della protezione internazionale e da speranza sono diventati il suo incubo.
Perché Armand Stephane Moumasso Bouli, 26 anni, ormai per tutti semplicemente Stefano, è un richiedente asilo e rischia di diventare presto irregolare. Proprio lui, che all’Università Dante Alighieri è appena diventato dottore in “Mediazione culturale” discutendo una tesi sui pregiudizi nei confronti degli stranieri e come combatterli, rischia di esserne vittima. Per la commissione territoriale che ha esaminato il suo caso la situazione in Camerun non è sufficientemente tragica da garantirgli protezione.
“La mia famiglia è invisa al regime, per questo nel 2015 mio padre mi ha fatto uscire dal Paese”. All’epoca Stephane studiava, ma la situazione per lui era diventata pericolosa. Troppo. Da un giorno all’altro ha dovuto abbandonare libri, corsi, amici, famiglia e partire per l’Italia con un biglietto di sola andata. “Avrei voluto continuare a studiare, ma all’inizio – racconta - sono passato da un centro di accoglienza a un altro”. Prima a Milano, poi in Sicilia, infine a Reggio Calabria. Qui ha concluso il suo percorso nel circuito dell'ospitalità, ha iniziato a lavorare, a strutturare la vita lasciata in sospeso quando è stato costretto a lasciare il Camerun.
“Ho fatto l'interprete in un centro Sprar e poi ho trovato un secondo lavoro come addetto alla reception in un albergo”. Un impegno pesante, complicato da gestire: “Ero determinato, volevo tornare all’università”. Grazie a una borsa di studio ha ricominciato a frequentare un ateneo, Reggio Calabria appunto: “Per la mia esperienza, il mio vissuto, “Mediazione culturale” è stata la scelta naturale. All’inizio non era facile per niente. In albergo avevo i turni di notte e la mattina lezione, a volte ero davvero troppo stanco per seguire”. Ma quella laurea aveva deciso di prenderla a tutti i costi. Burocrazia permettendo.
“Quando la commissione territoriale ha detto “no” alla mia richiesta d’asilo mi sono sentito crollare il mondo addosso. Stavo studiando, lavorando, ero e sono perfettamente autonomo, ho una casa in affitto, non sono un peso”. Con Matteo Salvini al Viminale, però, le maglie per la concessione della protezione internazionale sono diventate assai più strette e alla richiesta di Stephane la Commissione territoriale del ministero dell'Interno ha risposto negativamente. “Ho fatto ricorso e aspetto di essere riascoltato. Ho vissuto per mesi con il terrore che non mi permettessero di finire gli studi”. Anche per questo ha macinato esami su esami, ha scritto la tesi in tempi record e puntuale si è presentato alla seduta di laurea triennale senza sforare neanche di una sessione: 92 su 110.
Lo studente camerunense dopo la laurea triennale
“Adesso mi piacerebbe continuare a studiare. Vorrei fare la specialistica e magari anche il dottorato”. Ma con un ricorso pendente, più di un’università ha respinto la sua domanda di ammissione. E poi – spiega – c’è sempre il rischio di un nuovo “no” della Commissione territoriale. “In realtà, l’Università di Genova mi ha dato il via libera. Per loro sarei uno studente come gli altri, con gli stessi diritti e le stesse possibilità di avere una borsa di studio. Però sto ancora valutando. Continuare a studiare è il mio sogno e il mio obiettivo, ma non vorrei iniziare per poi essere obbligato per decreto a lasciare i corsi”.