Milano, le domande dopo la tragedia a scuola. Un bimbo tanto atteso dai genitori e perduto. In classe i compagni assieme alle maestre. “Sanno che lui è andato da qualche parte, lontano. Anche per loro è un trauma difficile da superare”
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MILANO - L'ultimo giorno di scuola di Leonardo non è stato venerdì. E' oggi. Per i compagni della prima C lui c'è ancora ed è solo "andato da qualche parte lontano". Per sentirlo ancora vicino, ieri questa mattina hanno voluto portargli un mazzo di rose bianche. Sono sul banco vuoto di Leo, in mezzo alla classe, sparse senza la carta del fioraio, come su un prato. Le maestre hanno accettato la lezione semplice dei loro alunni, costretti a confrontarsi subito con lo stupore della vita e la sorpresa della morte. Tra i bambini, al secondo piano delle elementari Pirelli, il congedo da un amico "non è un gioco da finire in fretta". L'appuntamento così è rinviato a domani, prima c'è molto da chiedere, da sapere e da capire. "Insieme sono tranquilli - dice la bidella che li accoglie a scuola dopo la tragedia - e vogliono sorridere. Però lo sanno e quando sono soli domandano perch&eacut…
MILANO - L'ultimo giorno di scuola di Leonardo non è stato venerdì. E' oggi. Per i compagni della prima C lui c'è ancora ed è solo "andato da qualche parte lontano". Per sentirlo ancora vicino, ieri questa mattina hanno voluto portargli un mazzo di rose bianche. Sono sul banco vuoto di Leo, in mezzo alla classe, sparse senza la carta del fioraio, come su un prato. Le maestre hanno accettato la lezione semplice dei loro alunni, costretti a confrontarsi subito con lo stupore della vita e la sorpresa della morte. Tra i bambini, al secondo piano delle elementari Pirelli, il congedo da un amico "non è un gioco da finire in fretta". L'appuntamento così è rinviato a domani, prima c'è molto da chiedere, da sapere e da capire. "Insieme sono tranquilli - dice la bidella che li accoglie a scuola dopo la tragedia - e vogliono sorridere. Però lo sanno e quando sono soli domandano perché". Dice "lo sanno".
Nel quartiere Bicocca adesso non occorre aggiungere cosa. E' chiaro ed è come un morso: Leonardo Acquaviva, sei anni che il 12 dicembre non compirà, è volato giù per undici metri nel giroscala della scuola e nella sua classe fisicamente non tornerà. "Lo avevo battezzato - dice don Giuseppe Buraglio, parroco nella chiesa di san Giovanni Battista - e lo aspettavo per prepararlo alla prima comunione. Domani pomeriggio celebro il suo funerale e assisto alla cremazione". Al mattino, davanti alla scuola, i genitori dei compagni distribuiscono figurine. "I nostri figli - dice la mamma di due alunni - devono andare avanti ed essere più forti della tristezza. Questa notte non riuscivano a dormire e continuavano a chiamarmi per ascoltare storie". La morte di questo bambino, nella mattina normale di una scuola milanese, è un macigno collettivo. "Questa volta - dice Eugenia Rossi, 88 anni, nonna materna di Leo - hanno ammazzato anche me". Abita sola in via Pulci, nel condominio difronte a quello del nipotino. Malata da anni, non ha la forza di uscire e di attraversare la strada per guardare la coccarda bianca che annuncia il lutto della famiglia. A metà mattina è la figlia Alessandra, con il marito Giuseppe, ad appenderla in silenzio sul portone di casa. Leonardo fino a venerdì è cresciuto qui con mamma e papà, al terzo piano, di fianco ai nonni paterni. "Uno scricciolo travolgente - dice la vicina - con due enormi occhi indimenticabili". Il segreto di Leo però, quello che costringe tutta Milano a piangere - non si nasconde nella dolcezza apparente dell'infanzia. Mamma Alessandra e papà Giuseppe, questo figlio, lo avevano sognato per molto tempo.
Cinquantenni, si erano più volte appoggiati alla scienza per abbracciarlo mentre veniva al mondo. "Fino a quando la vita ce l'aveva fatta - dice lo zio - proprio mentre avevano smesso di crederci. E' stato come un raggio di sole dopo una notte lunga. Adesso si è rotto, è di nuovo buio e non passerà". Gli Acquaviva sono emigrati alla Bicocca dalla Puglia. Giuseppe consegna bibite in proprio. Quando non basta dà un mano nella legatoria Digicopy, a due passi da casa. Alessandra ha appena smesso di fare la cameriera. Una vita costruita nella dignità delle cose, ma solo se importanti: come il dolore silenzioso di queste ore, come il figlio che avevano messo al centro di tutto, a costo di ignorare i sacrifici. "A volte faticano - dice l'uomo che tiene pulito il palazzo - però mai un lamento, sempre un sorriso". Leonardo aveva imparato. Nel quartiere nessuno dimentica "la sua bella felicità". "E' stato qui fino a pochi mesi fa - dice la sua maestra dell'asilo Fratelli Grimm, proprio dietro le elementari Pirelli - e per tre anni tutti gli hanno voluto bene. Piccolissimo, pretendeva di giocare a pallacanestro coi più grandi". Il volo dalle scale della scuola, dove in settembre Leo era entrato saltando i gradini, ha inghiottito il mondo che ogni bambino nasconde. Quattro giorni di agonia nell'ospedale Niguarda. La tenacia dei medici che non si rassegnavano a lasciarlo andare via. La forza della mamma e del papà, sempre accanto al suo letto senza smettere di parlargli.
La pm Letizia Mocciaro, che indaga per omicidio colposo e omessa vigilanza, tornerà presto nel luogo in cui tutto è successo. Ascolterà i testimoni, le maestre che erano in classe quando Leonardo ha chiesto di andare a fare la pipì, la bidella che si è trovata in bagno con tre alunni di classi diverse e ha raccomandato al bambino della C di tornare dritto nell'aula. Quel tonfo, dopo pochi secondi, qui non passa. Come quella sedia con le rotelle, rimasta accanto alla ringhiera nera, mentre Leo volava di sotto, tra i compagni di quinta che uscivano dalla palestra. E' il diritto atroce alla verità, che moralmente pretende altre vittime nell'umiliata scuola di questo Paese. Non esclusa, dalla procura, la "fatalità senza colpa": una giustizia capace di assolvere. Oggi però qui non è importante. E' l'ultimo giorno di Leonardo, appoggiato sul suo banco nella forma leggera dei fiori. Anche chi non lo ha conosciuto, sente la nostalgia.