Il ragazzo che amava lo sport. Il papà: “Senza quella pistola sarebbe stato lui a stenderli”
Paolo G. Brera , di PAOLO G. BRERARoma, l'omicidio di Luca Sacchi. Ha inseguito i responsabili di uno scippo alla fidanzata ed è stato colpito da un colpo alla nuca
ROMA - Luca che «non ha passioni pericolose», Luca che «era un gran lavoratore». Luca «la montagna di muscoli», Luca «innamoratissimo e molto per bene, il ragazzo che tutti vorremmo come fidanzato di nostra figlia». C’è un’aria tetra di dolore, al primo piano del San Giovanni di Roma in cui decine di amici in lacrime si ritrovano ad abbracciarsi davanti alla Terapia intensiva. È lì che Luca Sacchi ha detto addio per sempre ai suoi 24 anni di vita.
«È un ragazzo meraviglioso — dice il papà Alfonso ai primi cronisti arrivati ieri mattina in ospedale, quando ancora si sperava di salvarlo — se quei due non avessero avuto una pistola li avrebbe stesi». Alfonso è un ristoratore di successo: da tanti anni gestisce la trattoria Le Coppelle in via delle Coppelle a Roma, a due passi dal Pantheon e da piazza Navona. La famiglia è benestante, Luca viveva con pap&ag…
«È un ragazzo meraviglioso — dice il papà Alfonso ai primi cronisti arrivati ieri mattina in ospedale, quando ancora si sperava di salvarlo — se quei due non avessero avuto una pistola li avrebbe stesi». Alfonso è un ristoratore di successo: da tanti anni gestisce la trattoria Le Coppelle in via delle Coppelle a Roma, a due passi dal Pantheon e da piazza Navona. La famiglia è benestante, Luca viveva con pap&ag…
ROMA - Luca che «non ha passioni pericolose», Luca che «era un gran lavoratore». Luca «la montagna di muscoli», Luca «innamoratissimo e molto per bene, il ragazzo che tutti vorremmo come fidanzato di nostra figlia». C’è un’aria tetra di dolore, al primo piano del San Giovanni di Roma in cui decine di amici in lacrime si ritrovano ad abbracciarsi davanti alla Terapia intensiva. È lì che Luca Sacchi ha detto addio per sempre ai suoi 24 anni di vita.
«È un ragazzo meraviglioso — dice il papà Alfonso ai primi cronisti arrivati ieri mattina in ospedale, quando ancora si sperava di salvarlo — se quei due non avessero avuto una pistola li avrebbe stesi». Alfonso è un ristoratore di successo: da tanti anni gestisce la trattoria Le Coppelle in via delle Coppelle a Roma, a due passi dal Pantheon e da piazza Navona. La famiglia è benestante, Luca viveva con papà e mamma e con il fratellino minore in un appartamento al primo piano di una palazzina in via Fiorini, un comprensorio privato in un quartiere che tanti anni fa è stato popolare ma oggi è certamente borghese.
Luca che «amava la sua moto e il suo cane». Luca che non amava la sinistra, «le zecche», e riempiva la bacheca con i post di Salvini e i video di stranieri violenti. Luca «che era un vero sportivo», tanti anni di palestra con «una formazione nella ginnastica, e per qualche anno ha fatto anche Ju jitsu da noi, un ragazzo meraviglioso che non portava certo il Ju jitsu fuori dal tatami», racconta Gaetano, sulla cui bacheca è esploso un muro del pianto, uno dei molti per questo ragazzo che nel quartiere non passava inosservato, «bello e gentile» com’era.
E lo sport era diventato anche il suo lavoro: era un personal trainer, «una bravissima persona, bravissimo nel suo lavoro. Ti ho conosciuto in palestra dove mi hai aiutato con la tua professionalità», scrive Alessandra su Facebook. «Sei il ragazzo che ha acquistato la Smart da me 4 anni fa, un ragazzo educatissimo, con un bellissimo sorriso sulle labbra. Ti ho visto tre volte, sempre educato e gentile. Il tuo papà era orgoglioso di te, sono sconvolta: il mondo ha perso un ragazzo pulito, difficile da trovare», scrive invece Fancesca Musicò.
Mamma Tina, distrutta, è protetta dagli amici, dai parenti. Accanto a lei c’è la nonna di Luca, ci sono gli zii. C’è Federico, il fratello minore, circondato dagli amici in lacrime: era al pub, mercoledì sera. Guardava la partita con gli amici, è corso fuori anche lui quando ha sentito lo sparo.
E c’è anche Anastasiya, l’amore della vita di Luca, davanti alla terapia intensiva in cui lui sta morendo: «Ve ne dovete andare!», intima ai cronisti che poco prima hanno parlato con Alfonso. Stavano insieme da quattro anni, bellissima anche lei con i capelli biondi e gli occhi chiarissimi, stessa età e stessi sogni. Gli animali, i cani che entrambi adoravano e possedevano. Una vita insieme, magari. Le loro bacheche sui social sono una collezione di abbracci, di baci scambiati in mezzo mondo.
Il futuro non sembrava così difficile, davanti a loro. Anastasiya fa la baby sitter, Luca guadagna bene con lo sport e poi «gestisce diversi bed & breakfast a Roma», raccontava papà Alfonso ai cronisti prima che arrivasse la notizia terribile dell’inizio delle procedure per il riconoscimento della morte cerebrale. È nelle loro vite lineari che ora gli inquirenti stanno lavorando per escludere ipotesi diverse dalla rapina finita male. Un movente così assurdo, per un omicidio con un solo colpo in testa, da lasciare allibiti.
«È un ragazzo meraviglioso — dice il papà Alfonso ai primi cronisti arrivati ieri mattina in ospedale, quando ancora si sperava di salvarlo — se quei due non avessero avuto una pistola li avrebbe stesi». Alfonso è un ristoratore di successo: da tanti anni gestisce la trattoria Le Coppelle in via delle Coppelle a Roma, a due passi dal Pantheon e da piazza Navona. La famiglia è benestante, Luca viveva con papà e mamma e con il fratellino minore in un appartamento al primo piano di una palazzina in via Fiorini, un comprensorio privato in un quartiere che tanti anni fa è stato popolare ma oggi è certamente borghese.
Luca che «amava la sua moto e il suo cane». Luca che non amava la sinistra, «le zecche», e riempiva la bacheca con i post di Salvini e i video di stranieri violenti. Luca «che era un vero sportivo», tanti anni di palestra con «una formazione nella ginnastica, e per qualche anno ha fatto anche Ju jitsu da noi, un ragazzo meraviglioso che non portava certo il Ju jitsu fuori dal tatami», racconta Gaetano, sulla cui bacheca è esploso un muro del pianto, uno dei molti per questo ragazzo che nel quartiere non passava inosservato, «bello e gentile» com’era.
E lo sport era diventato anche il suo lavoro: era un personal trainer, «una bravissima persona, bravissimo nel suo lavoro. Ti ho conosciuto in palestra dove mi hai aiutato con la tua professionalità», scrive Alessandra su Facebook. «Sei il ragazzo che ha acquistato la Smart da me 4 anni fa, un ragazzo educatissimo, con un bellissimo sorriso sulle labbra. Ti ho visto tre volte, sempre educato e gentile. Il tuo papà era orgoglioso di te, sono sconvolta: il mondo ha perso un ragazzo pulito, difficile da trovare», scrive invece Fancesca Musicò.
Mamma Tina, distrutta, è protetta dagli amici, dai parenti. Accanto a lei c’è la nonna di Luca, ci sono gli zii. C’è Federico, il fratello minore, circondato dagli amici in lacrime: era al pub, mercoledì sera. Guardava la partita con gli amici, è corso fuori anche lui quando ha sentito lo sparo.
E c’è anche Anastasiya, l’amore della vita di Luca, davanti alla terapia intensiva in cui lui sta morendo: «Ve ne dovete andare!», intima ai cronisti che poco prima hanno parlato con Alfonso. Stavano insieme da quattro anni, bellissima anche lei con i capelli biondi e gli occhi chiarissimi, stessa età e stessi sogni. Gli animali, i cani che entrambi adoravano e possedevano. Una vita insieme, magari. Le loro bacheche sui social sono una collezione di abbracci, di baci scambiati in mezzo mondo.
Il futuro non sembrava così difficile, davanti a loro. Anastasiya fa la baby sitter, Luca guadagna bene con lo sport e poi «gestisce diversi bed & breakfast a Roma», raccontava papà Alfonso ai cronisti prima che arrivasse la notizia terribile dell’inizio delle procedure per il riconoscimento della morte cerebrale. È nelle loro vite lineari che ora gli inquirenti stanno lavorando per escludere ipotesi diverse dalla rapina finita male. Un movente così assurdo, per un omicidio con un solo colpo in testa, da lasciare allibiti.