Date un giardino ai vostri ragazzi e in classe diventeranno più bravi
Brunella Giovara , dalla nostra inviata BRUNELLA GIOVARAIl test della Statale di Milano in una scuola del Bresciano: con mezz’ora nel verde è più facile recuperare dallo stress
ORZINUOVI (Brescia). Dalla siepe di zinnie gialle e rosse spunta un bambino che fa "cucù!", poi scappa via ridendo come un matto. Siamo a scuola eh, mica in un parco giochi. Le maestre ci sono, ma quasi invisibili. Controllano, ma discrete. Per il resto, piena libertà, di arrampicarsi su un albero, rotolare giù da una collinetta, saltare una buca, entrare in un cespuglio, il tutto senza neanche avere paura di sporcarsi. E' tutto molto divertente, è anche un esperimento scientifico. L'università Statale di Milano ha avviato qui "Il giardino del benessere", per capire se un giardino appositamente progettato a misura di bambino delle elementari - e secondo certi criteri - possa servire a rigenerare l'attenzione diretta di uno scolaro dopo l'affaticamento cognitivo dovuto a un compito in classe o una interrogazione, perché la scuola pesa, anche quando si è piccoli. E la risposta è sì. I risu…
ORZINUOVI (Brescia). Dalla siepe di zinnie gialle e rosse spunta un bambino che fa "cucù!", poi scappa via ridendo come un matto. Siamo a scuola eh, mica in un parco giochi. Le maestre ci sono, ma quasi invisibili. Controllano, ma discrete. Per il resto, piena libertà, di arrampicarsi su un albero, rotolare giù da una collinetta, saltare una buca, entrare in un cespuglio, il tutto senza neanche avere paura di sporcarsi. E' tutto molto divertente, è anche un esperimento scientifico. L'università Statale di Milano ha avviato qui "Il giardino del benessere", per capire se un giardino appositamente progettato a misura di bambino delle elementari - e secondo certi criteri - possa servire a rigenerare l'attenzione diretta di uno scolaro dopo l'affaticamento cognitivo dovuto a un compito in classe o una interrogazione, perché la scuola pesa, anche quando si è piccoli. E la risposta è sì. I risultati dei test psicologici sono in elaborazione e saranno pronti tra qualche mese ma "quelli preliminari sono positivi, come ci si aspettava", spiega il professor Giulio Senes, docente di Pianificazione e progetto del paesaggio.
L'esperimento è stato affidato a Carlo Tancredi, laureando magistrale in Scienze agrarie, e questo riquadro di 1.200 metri quadri è la sua tesi di laurea, fiori e farfalle comprese. E non è stato neanche facile portarlo a termine, "perché a giugno pioveva e le piante non attecchivano, poi c'era il fango...", ma adesso è finito e funziona benissimo. Tancredi è entusiasta. "Si vedeva già a occhio che il beneficio c'era, i bambini sono più vispi e reattivi, ma servivano le prove". I test si chiamano "Sky Search", "Cns-ch", "Prs-ch", "Vt-Sm-ch", e hanno riguardato 100 bambini. Tutti mandati a fare ricreazione - 30 minuti - sia nel grande cortile sul retro della scuola (pavimento di cemento, anche se con vista alberi), sia nel giardino appena finito. Poi, sospensione dell'esperimento, per evitare che i bambini ricordassero scale e test, somministrazione dei test e infine analisi dei dati, con la professoressa Natalia Fumagalli della Statale di Milano e della collega psicologa Rita Berto, università della Valle d'Aosta. Semplificando, i bambini che hanno passato quelle mezz'ore tra corse sull'erba, fiori e magari le ginocchia sbucciate, hanno più capacità di recupero dallo stress, e un miglioramento dell'affaticamento mentale.
Ora, tutti sappiamo che stare all'aria aperta fa bene, "e c'è già una evidenza scientifica di quanto la natura faccia bene agli umani", aggiunge Senes, "ma noi volevamo capire se i bambini si sentivano "ristorati" secondo le scale che misurano lo stress". L'idea arriva dagli healing gardens anglosassoni, e dalla biofilia, secondo la quale gli umani hanno un bisogno fisiologico di essere connessi alla natura, a livello fisico, mentale e sociale. Il posto è ameno, all'interno del complesso scolastico "Santa Paola Elisabetta Cerioli", paritaria della Congregazione Sacra famiglia di Martinengo, da sempre green, infatti hanno già una "collina del vento" e progettano un parco naturale. La preside Luciana Ferraboschi dice che "bisogna tornare a essere nativi naturali", e insegnare ai bambini - ad esempio - ad arrampicarsi su un albero, cosa che evidentemente non molti sanno fare, senza ammazzarsi. "Ci ispiriamo ai principi dell'outdoor education, insieme all'università di Bologna. Bisogna sperimentare il rischio, che è sempre controllato. Imparare a stare nella natura, perché se non si prova a starci dentro, con il corpo, difficilmente la si può amare".
Logico quindi che l'esperimento sia nato qui, e bisogna anche dire che altre scuole interessate sono state meno pronte ad acchiappare l'occasione e a investirci dei soldi.
"Il posto è già bellissimo di per sé, perché la scuola è in mezzo alla campagna, e sicuramente sarebbe stato interessante condurre l'esperimento in una metropoli come Milano", ragiona il professore. Ma anche qui è riuscito. E tanto per cominciare, ci hanno costruito una collinetta, con su due ciliegi, su cui si può salire, o nascondersi. Ci hanno piantato delle siepi, e delle distese di fiori ad altezza di bambino, "ci si può passare attraverso, ci si può accucciare per non essere visti". C'è un piccolo labirinto verde, "dove potersi perdere, ma senza angoscia", spiega Tancredi, ci sono angoli nascosti "che stimolano la fantasia, creano curiosità". Le specie sono quasi tutte sempreverdi "ma non troppo alte, e neppure troppo basse", più alcune che perdono le foglie per richiamare la cadenza delle stagioni, e le fioriture sono scalari, in modo da coprire più mesi. Tutti i sensi sono coinvolti, i fiori si annusano, "e in un prato come questo si può entrare come nel mare, senza però annegare". Si osservano i colori, si sentono frusciare le foglie, "la natura si può mangiare, come le ciliegie che matureranno l'anno prossimo", bello no? Lo dice anche il bambino che strilla "io mi sento allegro!", poi sfreccia via verso un pomeriggio di inglese e altre cose ancora.
L'esperimento è stato affidato a Carlo Tancredi, laureando magistrale in Scienze agrarie, e questo riquadro di 1.200 metri quadri è la sua tesi di laurea, fiori e farfalle comprese. E non è stato neanche facile portarlo a termine, "perché a giugno pioveva e le piante non attecchivano, poi c'era il fango...", ma adesso è finito e funziona benissimo. Tancredi è entusiasta. "Si vedeva già a occhio che il beneficio c'era, i bambini sono più vispi e reattivi, ma servivano le prove". I test si chiamano "Sky Search", "Cns-ch", "Prs-ch", "Vt-Sm-ch", e hanno riguardato 100 bambini. Tutti mandati a fare ricreazione - 30 minuti - sia nel grande cortile sul retro della scuola (pavimento di cemento, anche se con vista alberi), sia nel giardino appena finito. Poi, sospensione dell'esperimento, per evitare che i bambini ricordassero scale e test, somministrazione dei test e infine analisi dei dati, con la professoressa Natalia Fumagalli della Statale di Milano e della collega psicologa Rita Berto, università della Valle d'Aosta. Semplificando, i bambini che hanno passato quelle mezz'ore tra corse sull'erba, fiori e magari le ginocchia sbucciate, hanno più capacità di recupero dallo stress, e un miglioramento dell'affaticamento mentale.
Ora, tutti sappiamo che stare all'aria aperta fa bene, "e c'è già una evidenza scientifica di quanto la natura faccia bene agli umani", aggiunge Senes, "ma noi volevamo capire se i bambini si sentivano "ristorati" secondo le scale che misurano lo stress". L'idea arriva dagli healing gardens anglosassoni, e dalla biofilia, secondo la quale gli umani hanno un bisogno fisiologico di essere connessi alla natura, a livello fisico, mentale e sociale. Il posto è ameno, all'interno del complesso scolastico "Santa Paola Elisabetta Cerioli", paritaria della Congregazione Sacra famiglia di Martinengo, da sempre green, infatti hanno già una "collina del vento" e progettano un parco naturale. La preside Luciana Ferraboschi dice che "bisogna tornare a essere nativi naturali", e insegnare ai bambini - ad esempio - ad arrampicarsi su un albero, cosa che evidentemente non molti sanno fare, senza ammazzarsi. "Ci ispiriamo ai principi dell'outdoor education, insieme all'università di Bologna. Bisogna sperimentare il rischio, che è sempre controllato. Imparare a stare nella natura, perché se non si prova a starci dentro, con il corpo, difficilmente la si può amare".
Logico quindi che l'esperimento sia nato qui, e bisogna anche dire che altre scuole interessate sono state meno pronte ad acchiappare l'occasione e a investirci dei soldi.
"Il posto è già bellissimo di per sé, perché la scuola è in mezzo alla campagna, e sicuramente sarebbe stato interessante condurre l'esperimento in una metropoli come Milano", ragiona il professore. Ma anche qui è riuscito. E tanto per cominciare, ci hanno costruito una collinetta, con su due ciliegi, su cui si può salire, o nascondersi. Ci hanno piantato delle siepi, e delle distese di fiori ad altezza di bambino, "ci si può passare attraverso, ci si può accucciare per non essere visti". C'è un piccolo labirinto verde, "dove potersi perdere, ma senza angoscia", spiega Tancredi, ci sono angoli nascosti "che stimolano la fantasia, creano curiosità". Le specie sono quasi tutte sempreverdi "ma non troppo alte, e neppure troppo basse", più alcune che perdono le foglie per richiamare la cadenza delle stagioni, e le fioriture sono scalari, in modo da coprire più mesi. Tutti i sensi sono coinvolti, i fiori si annusano, "e in un prato come questo si può entrare come nel mare, senza però annegare". Si osservano i colori, si sentono frusciare le foglie, "la natura si può mangiare, come le ciliegie che matureranno l'anno prossimo", bello no? Lo dice anche il bambino che strilla "io mi sento allegro!", poi sfreccia via verso un pomeriggio di inglese e altre cose ancora.