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I soccorsi dopo l'esplosione (afp)

Alessandria, il timer e l’esplosione: i tre vigili del fuoco morti per una vendetta

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Salta in aria una cascina: uccisi i soccorritori arrivati dopo un primo scoppio. Tre i feriti. Il proprietario: “Mi hanno fatto un dispetto”. La pista della lite familiare
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QUARGNENTO (ALESSANDRIA) - La montagna di macerie della cascina che ha sepolto tre vigili del fuoco, risparmiando miracolosamente due colleghi e un carabiniere, custodisce anche il mistero che l'altra notte ha travolto la vita dei suoi proprietari. Il buio torna a inghiottire il Monferrato, ma ancora la luce non illumina il profilo più profondo della tragedia che sconvolge Quargnento, poco più di mille abitanti nella campagna alle porte di Alessandria. "Mi hanno fatto un dispetto - dice a tarda sera Giovanni Vincenti uscendo dal cancello della sua tenuta sventrata - volevano annientarmi e invece hanno colpito degli innocenti".

L'imprenditore di origini pugliesi aveva acquistato l'azienda agricola 23 anni fa. "Ho investito tutto quello che avevo - dice - per realizzare il sogno della mia vita: un maneggio e un allevamento di cavalli da concorso". Il progetto ha fatto naufragio. Nel 2011 il centro ippico Duende, ex Rivabella, è stato…
QUARGNENTO (ALESSANDRIA) - La montagna di macerie della cascina che ha sepolto tre vigili del fuoco, risparmiando miracolosamente due colleghi e un carabiniere, custodisce anche il mistero che l'altra notte ha travolto la vita dei suoi proprietari. Il buio torna a inghiottire il Monferrato, ma ancora la luce non illumina il profilo più profondo della tragedia che sconvolge Quargnento, poco più di mille abitanti nella campagna alle porte di Alessandria. "Mi hanno fatto un dispetto - dice a tarda sera Giovanni Vincenti uscendo dal cancello della sua tenuta sventrata - volevano annientarmi e invece hanno colpito degli innocenti".

L'imprenditore di origini pugliesi aveva acquistato l'azienda agricola 23 anni fa. "Ho investito tutto quello che avevo - dice - per realizzare il sogno della mia vita: un maneggio e un allevamento di cavalli da concorso". Il progetto ha fatto naufragio. Nel 2011 il centro ippico Duende, ex Rivabella, è stato in parte venduto: Giovanni Vincenti, 55 anni, ora è al centro delle indagini che devono fornire un perché alle due esplosioni che l'altra notte hanno ucciso i pompieri Matteo Gastaldo, 47 anni di Alessandria, il concittadino Marco Triches di 38 e Antonio Candido, 32 anni di Reggio Calabria. Assieme all'imprenditore, come persone offese e informate sui fatti, sono stati sentiti anche la moglie Antonella Patrucco e il figlio Stefano di 29 anni. "Sono scioccato - dice - non so cosa sia successo. Qualcuno è entrato nella casa dei miei, da stanotte mi chiedo perché. È il giorno più brutto della mia vita". La famiglia, divisa da liti che l'avevano mandata in frantumi e allontanata da Quargnento, è rimasta per ore chiusa dentro ciò che resta della proprietà. Solo lei ora può guidare investigatori e magistrati verso la soluzione del giallo.
 

Il primo allarme

Il prologo al dramma, poco dopo la mezzanotte di lunedì. Una prima esplosione fa tremare i casali di via San Francesco. "Pioveva, abbiamo pensato a un tuono e a un fulmine - dice Giuseppe Dallerba, 63 anni, vicino di casa - nel buio c'erano bagliori di fiamme, abbiamo dato l'allarme". In pochi minuti una squadra di cinque vigili del fuoco e una pattuglia di due carabinieri sono sul posto. "Non si vedeva niente - dice Giacinto Valinotto, testimone - il cancello era chiuso con la catena, le sue punte non si piegavano. C'è voluto tempo per trovare un varco tra le siepi".

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Pompieri e carabinieri temono che dentro l'edificio scosso dalla prima esplosione e servito dalla rete del metano, possa esserci qualcuno. C'è odore di gas, scoprono una finestra forzata: non sanno che da due anni lì non vive più nessuno e che la linea elettrica è staccata. Si fanno luce con le torce e riescono infine ad entrare. Trovano due bombole di gpl intatte e un timer innescato con fili elettrici. "Anche la villa principale era avvolta dal silenzio e dal buio - dice Daniele Vaduva, muratore che vive al di là del recinto dell'ex maneggio - ho fatto passare i soccorritori dal mio prato. Pure lì qualcuno aveva forzato la porta".
 

"Come una bomba"

È l'1.32, l'ora in cui "il vento assordante di una bomba" investe Quargnento. La cascina trasformata in villa a due piani esplode subito e crolla assieme al porticato. Muri e tetto seppelliscono i cinque pompieri: all'interno, cercavano persone da salvare e tentavano di capire la causa del primo scoppio. Le macerie volano fino a duecento metri di distanza. Intatta solo la stalla con dieci box per i cavalli. "Un'esplosione terrificante mi ha buttato a terra - dice la vicina Luigia Scarparo, che abita nel viale che conduce alla tenuta che fu di Nils Liedholm - sentivo i pompieri sopravvissuti che chiamavano per nome i compagni scomparsi. Piangevano loro e piangevo anch'io, ho capito che c'era stata una strage".

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A mani nude tra le macerie

I soccorritori, per ore, scavano a mani nude. I corpi dei due vigili uccisi sul colpo dalle schegge vengono trovati tre le 2 e le 4 di notte. Il terzo, schiacciato sotto le macerie, viene adagiato sul prato alle 8 di mattina. "Per ore ho visto la sua mano che si muoveva sotto una trave - dice Carlo Saccon, testimone dei soccorsi - come per chiedere aiuto ai compagni. Hanno provato invano a segare la trave con una motosega, poi l'hanno sollevata in otto. Proprio allora la mano di quel ragazzo si è fermata per sempre". Sul posto, con la sua Mercedes grigia, arriva anche Giovanni Vincenti: gli ha telefonato un vicino, è certo che l'amico "non stava dormendo". Gli uomini del comandante provinciale dei carabinieri, Michele Angelo Lorusso, recuperano le due bombole di gas intatte e il timer.

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Il giallo del movente

Scientifica, tecnici dei vigili del fuoco e Ris di Parma, sono ora al lavoro per scoprire la causa delle esplosioni. Una sola certezza: esclusi terrorismo, sovversione e trappola per colpire le forze dell'ordine. L'indagine è per omicidio plurimo e crollo doloso. "È un evento preordinato e doloso - conferma il capo della procura di Alessandria, Enrico Cieri - le due esplosioni sono state volute e deliberatamente determinate". I riflettori per ora sono sui proprietari della cascina. In 23 anni l'hanno acquistata, trasformata in maneggio e poi in parte venduta nel 2010.
Giovanni Vincenti, imprenditore del turismo online, aveva puntato tutto sul figlio Stefano. Voleva trasformarlo in un campione del salto a ostacoli, fino agli scontri con la ex fidanzata. Nel 2003 un primo rogo doloso aveva bruciato un fienile. Molte le cause per truffe nel commercio dei cavalli. Giovanni, dopo un pestaggio mai chiarito, era pure finito in ospedale. Fino allo strappo del 2016: dopo l'ennesimo litigio e le denunce incrociate, figlio e fidanzata caricano tutti i cavalli su un tir e si trasferiscono a Torino. "Giovanni è un uomo difficile - dice Claudio Possenti, direttore tecnico del Duende - e irascibile. Da tre anni la proprietà, dopo che lui aveva trovato una nuova compagna, era in vendita per 620 mila euro". Stava per finire all'asta. Ora si indaga in famiglia, ma pure sui contatti personali e commerciali di Giovanni Vincenti, inseguito da debiti e persone in cerca di vendetta. "Volevo solo costruire un gioiello dell'ippica - dice - e fare di mio figlio un campione". Resta una montagna di macerie: tre figli, mariti e padri che a casa non tornano più.