“Per non dimenticare prendiamo tutti il treno della Memoria”
Caterina PasoliniSono 5mila ogni anno i giovani italiani che visitano i luoghi della Shoah. Di Segni, presidente comunità ebraiche, dopo il caso Predappio: “Oggi più che mai i ragazzi devono sapere”
"I viaggi della Memoria sono sempre più necessari, vista l'ondata di antisemitismo che attraversa il Paese. Se anche un solo ragazzo, sentendo parlare un sopravvissuto, visitando i campi di sterminio capisce veramente cosa è accaduto, tutto acquista un senso". Noemi Di Segni, presidente delle Comunità ebraiche italiane, parla il giorno dopo che il sindaco di Predappio ha negato il contributo a uno studente per andare a visitare i luoghi della Shoah, dopo la scorta assegnata a Liliana Segre, oggetto di continue minacce. E aggiunge: "Sono viaggi importanti anche perché sono preceduti da incontri, da un inquadramento storico. Perché non si veda il male solo nei tedeschi e nei nazisti, ma si ricordi che i campi di concentramento c'erano anche in Italia, come Fossoli. Che le leggi razziali le hanno fatte i fascisti italiani, e che l'antisemitismo, qui, ha radici antiche".
Nell'Italia dalla memoria labile, in cui l'…
Nell'Italia dalla memoria labile, in cui l'…
"I viaggi della Memoria sono sempre più necessari, vista l'ondata di antisemitismo che attraversa il Paese. Se anche un solo ragazzo, sentendo parlare un sopravvissuto, visitando i campi di sterminio capisce veramente cosa è accaduto, tutto acquista un senso". Noemi Di Segni, presidente delle Comunità ebraiche italiane, parla il giorno dopo che il sindaco di Predappio ha negato il contributo a uno studente per andare a visitare i luoghi della Shoah, dopo la scorta assegnata a Liliana Segre, oggetto di continue minacce. E aggiunge: "Sono viaggi importanti anche perché sono preceduti da incontri, da un inquadramento storico. Perché non si veda il male solo nei tedeschi e nei nazisti, ma si ricordi che i campi di concentramento c'erano anche in Italia, come Fossoli. Che le leggi razziali le hanno fatte i fascisti italiani, e che l'antisemitismo, qui, ha radici antiche".
Nell'Italia dalla memoria labile, in cui l'odio razziale corre non solo sul web, cresce invece il numero di chi vuole capire. Se sono 120mila gli italiani che ogni anno, privatamente, vanno a Auschwitz e Birkenau, più di 5mila sono gli studenti con le scuole. E le richieste continuano ad aumentare. Oltre 45mila, arrivati da cento comuni anche grazie a un accordo con l'Anci, sono i giovani che hanno partecipato dal 2005 in poi al "Treno della memoria". Un lungo viaggio attraverso il tempo e il dolore. Otto giorni sulle strade, dalle loro case in Italia ai binari in Polonia dove si fermavano i vagoni piombati. Con professori, volontari ed ex internati pronti a rivivere i loro ricordi da incubo per evitare che il passato si ripeta. Da Praga a Budapest fino al ghetto di Cracovia, per fare i conti con la storia.
Oltre al "Treno della memoria" (itinerario che in realtà, per limitare i costi, viene fatto in bus), ci sono i viaggi per le scuole che il ministero dell'Istruzione pianifica dal 2009 in collaborazione con l'Unione comunità ebraiche, e quelli più recentemente organizzati dai Comuni e da alcune Regioni. Come la Toscana, che ogni anno fa partire in treno da Firenze più di 600 ragazzi.
Fino al giorno prima, per molti di loro, i campi di sterminio erano solo parole scritte su un libro, immagini di vecchi documentari. Poi sono diventati luoghi e persone vere. Volti, parole, esperienze ascoltate dalla viva voce di chi le aveva vissute sulla propria pelle, hanno cambiato le loro vite. Luca Clemente è andato ad Auschwitz per vedere dove il suo bisnonno, uno dei pochi ebrei sopravvissuti al rastrellamento del ghetto romano, era stato rinchiuso a 17 anni. Anna sapeva tutto solo dai libri di storia, mentre Carlo non voleva credere a quello che Tatiana Bucci raccontava nei campi dove aveva vissuto bambina, accanto ai resti dei forni crematori.
La storia del "Treno della memoria", il primo viaggio che ha dato origine e stimolo agli altri, inizia nel 2004. Quando un ragazzo della Rete degli studenti piemontesi va a fare l'Erasmus in Polonia, resta colpito da quello che vede, capisce che tra i suoi coetanei c'è troppa ignoranza. Così, da un confronto con altri delegati degli studenti, nascono il progetto e l'associazione. La prima edizione, a gennaio 2005, vede partire 600 ragazzi da Torino, 50 da Lecce.
"Per me era l'anno della Maturità - ricorda il presidente dell'associazione, Paolo Paticchio - e quell'esperienza mi ha cambiato, come cambia tutti i ragazzi. Molti ci chiedono di fare questo viaggio al posto della gita, e dopo vogliono tornare come volontari. Senza contare che al rientro organizzano mostre, dibattiti". Nel 2017, spiega, "erano 3mila, l'anno scorso 4.500. Più di 5.000 non riusciamo a portarne per ragioni organizzative. Ad aderire sono le scuole o i Comuni: sono loro a decidere quanti ragazzi mandare e come sceglierli. Tendenzialmente, dei 360 euro di quota richiesti, un centinaio li mette il Comune, il resto i genitori".
Ma chi sono i giovani che partono? Sono di tutti i tipi, spiega Paticchio: preparati o ignoranti, curiosi, impauriti o strafottenti. "Come quello che arrivò con una maglietta col simbolo della X Mas. Al ritorno dal campo era quasi in lacrime. Chiedeva scusa, ripetendo: io non sapevo".
Nell'Italia dalla memoria labile, in cui l'odio razziale corre non solo sul web, cresce invece il numero di chi vuole capire. Se sono 120mila gli italiani che ogni anno, privatamente, vanno a Auschwitz e Birkenau, più di 5mila sono gli studenti con le scuole. E le richieste continuano ad aumentare. Oltre 45mila, arrivati da cento comuni anche grazie a un accordo con l'Anci, sono i giovani che hanno partecipato dal 2005 in poi al "Treno della memoria". Un lungo viaggio attraverso il tempo e il dolore. Otto giorni sulle strade, dalle loro case in Italia ai binari in Polonia dove si fermavano i vagoni piombati. Con professori, volontari ed ex internati pronti a rivivere i loro ricordi da incubo per evitare che il passato si ripeta. Da Praga a Budapest fino al ghetto di Cracovia, per fare i conti con la storia.
Oltre al "Treno della memoria" (itinerario che in realtà, per limitare i costi, viene fatto in bus), ci sono i viaggi per le scuole che il ministero dell'Istruzione pianifica dal 2009 in collaborazione con l'Unione comunità ebraiche, e quelli più recentemente organizzati dai Comuni e da alcune Regioni. Come la Toscana, che ogni anno fa partire in treno da Firenze più di 600 ragazzi.
Fino al giorno prima, per molti di loro, i campi di sterminio erano solo parole scritte su un libro, immagini di vecchi documentari. Poi sono diventati luoghi e persone vere. Volti, parole, esperienze ascoltate dalla viva voce di chi le aveva vissute sulla propria pelle, hanno cambiato le loro vite. Luca Clemente è andato ad Auschwitz per vedere dove il suo bisnonno, uno dei pochi ebrei sopravvissuti al rastrellamento del ghetto romano, era stato rinchiuso a 17 anni. Anna sapeva tutto solo dai libri di storia, mentre Carlo non voleva credere a quello che Tatiana Bucci raccontava nei campi dove aveva vissuto bambina, accanto ai resti dei forni crematori.
La storia del "Treno della memoria", il primo viaggio che ha dato origine e stimolo agli altri, inizia nel 2004. Quando un ragazzo della Rete degli studenti piemontesi va a fare l'Erasmus in Polonia, resta colpito da quello che vede, capisce che tra i suoi coetanei c'è troppa ignoranza. Così, da un confronto con altri delegati degli studenti, nascono il progetto e l'associazione. La prima edizione, a gennaio 2005, vede partire 600 ragazzi da Torino, 50 da Lecce.
"Per me era l'anno della Maturità - ricorda il presidente dell'associazione, Paolo Paticchio - e quell'esperienza mi ha cambiato, come cambia tutti i ragazzi. Molti ci chiedono di fare questo viaggio al posto della gita, e dopo vogliono tornare come volontari. Senza contare che al rientro organizzano mostre, dibattiti". Nel 2017, spiega, "erano 3mila, l'anno scorso 4.500. Più di 5.000 non riusciamo a portarne per ragioni organizzative. Ad aderire sono le scuole o i Comuni: sono loro a decidere quanti ragazzi mandare e come sceglierli. Tendenzialmente, dei 360 euro di quota richiesti, un centinaio li mette il Comune, il resto i genitori".
Ma chi sono i giovani che partono? Sono di tutti i tipi, spiega Paticchio: preparati o ignoranti, curiosi, impauriti o strafottenti. "Come quello che arrivò con una maglietta col simbolo della X Mas. Al ritorno dal campo era quasi in lacrime. Chiedeva scusa, ripetendo: io non sapevo".