Russiagate, legale di Mifsud accusa ancora Servizi e Link. Ma fioccano solo smentite
Carlo Bonini , di CARLO BONINISecondo l'avvocato Stephan Roh sarebbero stati gli 007 italiani a consigliare al professore di nascondersi. Scotti: "Solo fake news"
In un gioco che si fa sempre più esplicito nella sua trama di allusioni, menzogne, mezze verità, il Russiagate torna ad accendersi per ventiquattr'ore per mano dell'uomo che di Joseph Mifsud, il professore maltese che professore non è e figura chiave dell'intreccio, è non solo il legale ma appare di fatto essere il puparo.
È un avvocato svizzero-tedesco, Stephan Roh, dai solidi legami con Mosca di cui Repubblica si è diffusamente occupata nelle scorse settimane, ed è l'architetto della contro narrazione del Russiagate, quella che vorrebbe Donald Trump e la sua campagna elettorale vittime di un complotto ordito nel 2016 dai governi e dai servizi segreti di Londra e di Roma per intossicarle con "kompromat" di provenienza russa (migliaia di email hackerate dall'account di Hillary Clinton). Un complotto di cui Mifsud sarebbe stato inconsapevole strumento.
Roh decide infatti, senza aggiungere nulla di nuovo al…
È un avvocato svizzero-tedesco, Stephan Roh, dai solidi legami con Mosca di cui Repubblica si è diffusamente occupata nelle scorse settimane, ed è l'architetto della contro narrazione del Russiagate, quella che vorrebbe Donald Trump e la sua campagna elettorale vittime di un complotto ordito nel 2016 dai governi e dai servizi segreti di Londra e di Roma per intossicarle con "kompromat" di provenienza russa (migliaia di email hackerate dall'account di Hillary Clinton). Un complotto di cui Mifsud sarebbe stato inconsapevole strumento.
Roh decide infatti, senza aggiungere nulla di nuovo al…
In un gioco che si fa sempre più esplicito nella sua trama di allusioni, menzogne, mezze verità, il Russiagate torna ad accendersi per ventiquattr'ore per mano dell'uomo che di Joseph Mifsud, il professore maltese che professore non è e figura chiave dell'intreccio, è non solo il legale ma appare di fatto essere il puparo.
È un avvocato svizzero-tedesco, Stephan Roh, dai solidi legami con Mosca di cui Repubblica si è diffusamente occupata nelle scorse settimane, ed è l'architetto della contro narrazione del Russiagate, quella che vorrebbe Donald Trump e la sua campagna elettorale vittime di un complotto ordito nel 2016 dai governi e dai servizi segreti di Londra e di Roma per intossicarle con "kompromat" di provenienza russa (migliaia di email hackerate dall'account di Hillary Clinton). Un complotto di cui Mifsud sarebbe stato inconsapevole strumento.
Roh decide infatti, senza aggiungere nulla di nuovo alla trama già svolta in un pamphlet a sua firma ("The faking of Russia-gate") con cui nel 2018 vennero poste le basi dell'inchiesta ora condotta dal ministro di giustizia Usa William Barr e dal procuratore John Durham (quella che ha portato agli incontri di Roma del 15 agosto e del 27 settembre scorsi con i vertici della nostra Intelligence) di riproporre gli ingredienti di quella storia in un'intervista al quotidiano La Verità e all'agenzia di stampa Adnkronos. Per ribadire, sostanzialmente, i capisaldi della contro narrazione.
Tornando dunque a mettere sotto pressione Vincenzo Scotti e la sua "Link University", l'ex premier e oggi commissario europeo Paolo Gentiloni, il numero due di una delle nostre agenzie di Intelligence che, a suo dire, proprio attraverso Scotti, nel 2017, avrebbe consigliato Mifsud a cambiare aria. Con un dettaglio. Che questa storia, che vedrebbe dunque un ruolo attivo dei nostri Servizi e della Link nel complotto ai danni di Trump, Mifsud avrebbe dato testimonianza con una registrazione su un nastro consegnato agli americani.
All'Adnkronos che ha chiesto conto del nastro, l'avvocato si è guardato bene dal fornire altro che non sia un brandello di quella che lo stesso Roh sostiene essere la trascrizione della testimonianza del maltese. Ma del resto, Roh, si muove così. Come Repubblica ha verificato nelle scorse settimane, non accetta incontri con la stampa, ma solo interlocuzioni scritte. Senza contraddittorio. Lui parla. Poi, prendere o lasciare.
L'effetto specchio è comunque assicurato. Non esisterà più una sola verità. Ma almeno due. La sua e quella di chi viene chiamato in causa.
Che è esattamente quanto accaduto a rimorchio delle interviste alla Verità e all'Adnkronos. Evocati da Roh e dall'asserito nastro di Mifsud, gli interessati smentiscono. Lo fa Gentiloni, escludendo categoricamente di aver mai partecipato a incontri alla Link University con Mifsud (come Roh accredita). Lo fanno fonti qualificate della nostra Intelligence, negando di aver fornito alcun tipo di protezione al maltese. Lo fa Vincenzo Scotti con una lunga nota scritta in cui dà a entrambi - Roh e Mifsud - dei bugiardi. E stavolta, rispetto al passato, con una durezza insolita.
"Stephan Roh - scrive Scotti - si é rivelato un volgare mentitore, un vero e proprio trafficante di fake news". Naturalmente, al fondatore della Link non sfugge la circostanza che, almeno fino allo scoppio del Russiagate (2017) i rapporti tra la Link e Roh fossero di ben altro genere che non quelli che si hanno con un calunniatore. Al punto da consentirgli la partecipazione del 5% nella società di gestione dell'università. Non un dettaglio. Di fronte al quale Scotti si dichiara vittima di un raggiro. "Purtroppo Stephan Roh era stato presentato alla Link Campus, ed alla società di servizi, da Joseph Mifsud quando questi lavorava per acquisire studenti ed accordi con università internazionali. Roh si è rivelato successivamente un millantatore di investimenti mai realizzati. Non ha mai portato gli investitori promessi".
Un fatto è certo. Mifsud è vivo. E Roh sa perfettamente dove si nasconde. Forse ancora in Italia, dove, come documentato dal Foglio, ha circolato per tutto il 2018. O forse in Svizzera. Comunque in luogo sufficientemente sicuro dove ha potuto negoziare la sua "verità". Quella di cui Trump aveva bisogno come l'aria. E di cui, presto, sapremo qualcosa di più. Quando comincerà a conoscersi il contenuto della contro inchiesta sul Russiagate redatta da Barr. Quella per cui gli americani hanno viaggiato due volte a Roma.
È un avvocato svizzero-tedesco, Stephan Roh, dai solidi legami con Mosca di cui Repubblica si è diffusamente occupata nelle scorse settimane, ed è l'architetto della contro narrazione del Russiagate, quella che vorrebbe Donald Trump e la sua campagna elettorale vittime di un complotto ordito nel 2016 dai governi e dai servizi segreti di Londra e di Roma per intossicarle con "kompromat" di provenienza russa (migliaia di email hackerate dall'account di Hillary Clinton). Un complotto di cui Mifsud sarebbe stato inconsapevole strumento.
Roh decide infatti, senza aggiungere nulla di nuovo alla trama già svolta in un pamphlet a sua firma ("The faking of Russia-gate") con cui nel 2018 vennero poste le basi dell'inchiesta ora condotta dal ministro di giustizia Usa William Barr e dal procuratore John Durham (quella che ha portato agli incontri di Roma del 15 agosto e del 27 settembre scorsi con i vertici della nostra Intelligence) di riproporre gli ingredienti di quella storia in un'intervista al quotidiano La Verità e all'agenzia di stampa Adnkronos. Per ribadire, sostanzialmente, i capisaldi della contro narrazione.
Tornando dunque a mettere sotto pressione Vincenzo Scotti e la sua "Link University", l'ex premier e oggi commissario europeo Paolo Gentiloni, il numero due di una delle nostre agenzie di Intelligence che, a suo dire, proprio attraverso Scotti, nel 2017, avrebbe consigliato Mifsud a cambiare aria. Con un dettaglio. Che questa storia, che vedrebbe dunque un ruolo attivo dei nostri Servizi e della Link nel complotto ai danni di Trump, Mifsud avrebbe dato testimonianza con una registrazione su un nastro consegnato agli americani.
All'Adnkronos che ha chiesto conto del nastro, l'avvocato si è guardato bene dal fornire altro che non sia un brandello di quella che lo stesso Roh sostiene essere la trascrizione della testimonianza del maltese. Ma del resto, Roh, si muove così. Come Repubblica ha verificato nelle scorse settimane, non accetta incontri con la stampa, ma solo interlocuzioni scritte. Senza contraddittorio. Lui parla. Poi, prendere o lasciare.
L'effetto specchio è comunque assicurato. Non esisterà più una sola verità. Ma almeno due. La sua e quella di chi viene chiamato in causa.
Che è esattamente quanto accaduto a rimorchio delle interviste alla Verità e all'Adnkronos. Evocati da Roh e dall'asserito nastro di Mifsud, gli interessati smentiscono. Lo fa Gentiloni, escludendo categoricamente di aver mai partecipato a incontri alla Link University con Mifsud (come Roh accredita). Lo fanno fonti qualificate della nostra Intelligence, negando di aver fornito alcun tipo di protezione al maltese. Lo fa Vincenzo Scotti con una lunga nota scritta in cui dà a entrambi - Roh e Mifsud - dei bugiardi. E stavolta, rispetto al passato, con una durezza insolita.
"Stephan Roh - scrive Scotti - si é rivelato un volgare mentitore, un vero e proprio trafficante di fake news". Naturalmente, al fondatore della Link non sfugge la circostanza che, almeno fino allo scoppio del Russiagate (2017) i rapporti tra la Link e Roh fossero di ben altro genere che non quelli che si hanno con un calunniatore. Al punto da consentirgli la partecipazione del 5% nella società di gestione dell'università. Non un dettaglio. Di fronte al quale Scotti si dichiara vittima di un raggiro. "Purtroppo Stephan Roh era stato presentato alla Link Campus, ed alla società di servizi, da Joseph Mifsud quando questi lavorava per acquisire studenti ed accordi con università internazionali. Roh si è rivelato successivamente un millantatore di investimenti mai realizzati. Non ha mai portato gli investitori promessi".
Un fatto è certo. Mifsud è vivo. E Roh sa perfettamente dove si nasconde. Forse ancora in Italia, dove, come documentato dal Foglio, ha circolato per tutto il 2018. O forse in Svizzera. Comunque in luogo sufficientemente sicuro dove ha potuto negoziare la sua "verità". Quella di cui Trump aveva bisogno come l'aria. E di cui, presto, sapremo qualcosa di più. Quando comincerà a conoscersi il contenuto della contro inchiesta sul Russiagate redatta da Barr. Quella per cui gli americani hanno viaggiato due volte a Roma.