✕
(fotogramma)

“Siamo leghisti ma sempre antifascisti”. Il grido del popolo di Salvini in Emilia

Ascolta l'audio

L’ex ministro, in campagna per la candidata Borgonzoni, rassicura: “Qui non ci sono nazisti o sovranisti”. Poi festeggia per il risultato di Vox in Spagna
3 minuti di lettura
CARPI (MODENA). Sulla piazza di Carpi volano parole grosse: "Fascista!" (anche "cornuto!", e persino "evasore!", segno che qui si conoscono tutti molto bene). "Fascista a me? Sono leghista, ma antifascista da sempre", dice Stefano Rossini, "e questi mi danno del nero!", e irrompe un donnone biondo che grida "te a me non mi dai della fascista, te non sai che io ho perso dei parenti in campo di concentramento, io".

La scena è questa: sotto le volte del municipio, una cinquantina che urlano "fascisti carogne/tornate nelle fogne", e uno alza ben in alto un cartello "difendiamo Liliana Segre". Dall'altra parte - di fianco alla Farmacia Operaia - trecento che vogliono ascoltare Matteo Salvini, in tour elettorale per le Regionali, appena arrivato a "Cioccolato in piazza" si è trovato davanti un lenzuolo matrimoniale con su scritto "Non confondiamo la merda con il cioccolato"…
CARPI (MODENA). Sulla piazza di Carpi volano parole grosse: "Fascista!" (anche "cornuto!", e persino "evasore!", segno che qui si conoscono tutti molto bene). "Fascista a me? Sono leghista, ma antifascista da sempre", dice Stefano Rossini, "e questi mi danno del nero!", e irrompe un donnone biondo che grida "te a me non mi dai della fascista, te non sai che io ho perso dei parenti in campo di concentramento, io".

La scena è questa: sotto le volte del municipio, una cinquantina che urlano "fascisti carogne/tornate nelle fogne", e uno alza ben in alto un cartello "difendiamo Liliana Segre". Dall'altra parte - di fianco alla Farmacia Operaia - trecento che vogliono ascoltare Matteo Salvini, in tour elettorale per le Regionali, appena arrivato a "Cioccolato in piazza" si è trovato davanti un lenzuolo matrimoniale con su scritto "Non confondiamo la merda con il cioccolato".

Salvini urla in un megafono, non si sente un tubo ma una cosa la ripete, da quando ha cominciato a battere città e campagne della ostile Emilia Romagna: "Qui non ci sono fascisti o nazisti o sovranisti, qui ci sono italiani orgogliosi di essere italiani", così rassicurando il suo giovane elettorato, gente che fino all'anno scorso votava a sinistra, poi si è buttata sulla Lega. E "macché razzisti, sovranisti, fascisti. In Italia come in Spagna vogliamo solo vivere tranquilli in casa nostra", ha poi detto ieri sera sulla "grande avanzata degli amici di Vox España".

"Mai stata fascista, io. Fascisti sono loro che non accettano il cambiamento, e non lasciano parlare Matteo", fa una. L'amico Christophe Incerti, 51 anni, botanico: "Sono democratico al cento per cento, mi piace Salvini perché è umile. E mi danno del fascista...", seguono bestemmie.

Signor Rossini, ma voi siete apparentati con Fratelli d'Italia, accanto al vostro banchetto c'è quello di tale Barcaiuolo, con fiamma e frecce tricolori. "Salvini da solo qui non ce la fa, abbiamo dovuto fare l'alleanza del centrodestra". E allora, chi spiega il rovello di tanti emiliani romagnoli, di storia e famiglia antifascista, a trovarsi appaiati con Meloni? "Non c'è niente da spiegare", dice Lucio, 69 anni, e torniamo a sabato sera a Polesine Parmense, festa del "November Porc", sagra del maiale insaccato, dove si aspetta Salvini che porta in giro Lucia Borgonzoni, sfidante del governatore Bonaccini.

Lucio è nato "nel podere di Sant'Agata, con padre deportato cinque anni in Germania, poi salvato dai russi". Ora però "bisogna mettere mano a questo sfacelo, io mi fido di Salvini e lo voto tranquillo". Lo "sfacelo è lo Stato che ci divora. Ho venduto l'emporio tabacchi per 130mila euro, e ne ho dati 36mila di tasse, poi altri 8mila". E "sa quanto guadagna il marocchino che sta davanti al Famila di Casalmaggiore? Cento euro al giorno. Fanno 3500 euro al mese, di elemosine".

Questo ricco marocchino del Famila è certo una leggenda se anche Cristina Pace, 51 anni, badante, se ne lamenta, e pur dichiarandosi leghista, e con "parenti che hanno sofferto durante il fascismo", guarda con affetto "alla Meloni, una che ha due palle così. Sta cambiando, comincia a piacermi... dice le cose chiare, e se non ci fosse Salvini voterei lei". Insomma da queste parti niente significa più niente se la stessa sera, a Reggio Emilia, e anche qui aspettando il comizio all'Antica Salumeria Pancaldi, una dice "e basta con la Segre, Salvini è anche andato a casa sua a parlarle, ma cosa vuole ancora", con le amiche sedute al bar Melli. "Grazie a voi andiamo a vincere in Emilia e in Romagna, qui aspettate il 26 gennaio come si aspetta il Natale", poi Salvini parlerà degli stranieri, "che se arrivano a Reggio e iniziano a dire che non gli piace il Natale, e il presepe, e San Prospero, e i tortellini...", e "qua non ci sono fascisti, ci sono solo italiani" eccetera.

Il pomeriggio dopo (dopo Carpi, che finisce con uno che urla "Salvini, sei solo un mezzo Mussolini"), si va a Ferrara, prima al Petrolchimico, poi a un pranzo dove Matteo torna sulla questione Segre e dice "laddove c'è odio, laddove c'è violenza e minaccia, non ci deve essere la civiltà e la democrazia. Quindi è giusto essere vicini a Liliana Segre e a chiunque sia vittima delle violenze del prossimo", e fin qui tutto bene, ma "senza l'ipocrisia di qualcuno che a sinistra si sta sgolando per Liliana Segre e poi quando sfila la Brigata ebraica il 25 aprile fischia perché odia Israele e vorrebbe cancellare Israele. Dovrebbero aver vergogna, queste persone".

Quindi si va alla rassegna "Usi e costumi", in fiera, e qui c'è un capitano di ventura (del gruppo storico White Company) che si chiama Giuseppe Pugliese, 32 anni, in brache di velluto e feluca con le piume. Dice: "Come Lega siamo cresciuti molto, negli ultimi tempi. Non sono fascista, questo lo garantisco. Ci chiamano fascisti? È un'operazione politica, ci denigrano", è tutto molto semplice.