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I migranti sbarcati dalla Open Arms nell'agosto 2019 

Open Arms, l'odissea dei naufraghi

Oggi la Procura di Agrigento ha chiuso l'inchiesta: Salvini indagato per sequestro di persona
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“Malati immaginari, minorenni immaginari…”, commentava sarcastico Matteo Salvini a cavallo di ferragosto durante quello che è stato il più travagliato e, per il momento, anche l’ultimo braccio di ferro che ha lasciato in mare una nave umanitaria per venti giorni, a sfiorare il record di tre settimane fatto toccare a gennaio dalla Sea Watch 3. Un braccio di ferro politico-giudiziario in cui sono intervenute diverse autorità nel tentativo di affermare il principio guida, e cioè che il decreto sicurezza- bis, nella parte in cui prevede il divieto di ingresso in acque territoriali italiane e poi le eventuali sanzioni alle Ong, non può essere applicato a imbarcazioni che hanno soccorso naufraghi che – secondo le norme del diritto internazionale – vanno immediatamente sbarcati nel porto sicuro più vicino. Come erano appunto quelli della Open Arms. Ma riepiloghiamo gli eventi di quei drammatici giorni di agosto, p…
“Malati immaginari, minorenni immaginari…”, commentava sarcastico Matteo Salvini a cavallo di ferragosto durante quello che è stato il più travagliato e, per il momento, anche l’ultimo braccio di ferro che ha lasciato in mare una nave umanitaria per venti giorni, a sfiorare il record di tre settimane fatto toccare a gennaio dalla Sea Watch 3. Un braccio di ferro politico-giudiziario in cui sono intervenute diverse autorità nel tentativo di affermare il principio guida, e cioè che il decreto sicurezza- bis, nella parte in cui prevede il divieto di ingresso in acque territoriali italiane e poi le eventuali sanzioni alle Ong, non può essere applicato a imbarcazioni che hanno soccorso naufraghi che – secondo le norme del diritto internazionale – vanno immediatamente sbarcati nel porto sicuro più vicino. Come erano appunto quelli della Open Arms. Ma riepiloghiamo gli eventi di quei drammatici giorni di agosto, proprio nel momento in cui la procura di Agrigento ha chiuso l'inchiesta contestando all'ex ministro Matteo Salvini i reati di sequestro di persona e omissione in atti di ufficio.


I soccorsi

Il giorno 1 la nave della Ong spagnola interviene a soccorso di un’imbarcazione che sta affondando con 55 persone a bordo. Tecnicamente “in distress” come poi ammetterà lo stesso Ministero dell’Interno nel primo dei tanti ricorsi che segneranno il caso. Nelle successive 48 ore, sempre in zona Sar libica, la nave interviene in altre due occasioni, l’ultima delle quali su richiesta di Malta che però è disponibile a far sbarcare solo i 39 migranti salvati sul gommone nel frattempo arrivato in zona Sar maltese. Cominciano le prime evacuazioni mediche. A bordo della nave rifiutano di trasbordare sulle motovedette maltesi solo gli ultimi arrivati, creerebbe un clima molto pericoloso a bordo che i primi arrivati non sopporterebbero.

Il divieto

Il decreto che vieta alla Open Arms l’ingresso in acque territoriali italiane arriva immediatamente, ancor prima che la Ong abbia effettuato gli altri due soccorsi e abbia chiesto il porto sicuro. L’1 agosto Matteo Salvini lo firma insieme ai colleghi Trenta e Toninelli in applicazionedel decreto sicurezza. Per il governo quella nave piena di naufraghi, tra cui donne e bambini, è “offensiva per la sicurezza del Paese”.

Il ricorso al Tar

La Ong spagnola tenta una strada nuova che si rivela vincente. Il suo team di legali si rivolge al Tar del Lazio chiedendo l’annullamento del provvedimento del governo e lo ottiene. Con un decreto d’urgenza il presidente di sezione Leonardo Pasanisi azzera il divieto di ingresso ritenendo che siano state violate le norme del diritto internazionale prevalente che garantiscono l’immediato soccorso dei naufraghi. Sono passati 13 giorni dal primo intervento di salvataggio e, alla vigilia di ferragosto, la Open Arms entra in acque territoriali italiane e si avvicina a Lampedusa chiedendo un punto di fonda che ottiene a soli 700 metri dall’isola.

La lunga attesa

E comincia il lunghissimo braccio di ferro con il Viminale mentre le condizioni a bordo si fanno “estreme” come verranno poi definite dall’ultima e decisiva ispezione sanitaria che, solo sei giorni dopo, sbloccherà la vicenda. Nel frattempo intervengono prima il tribunale dei minori di Palermo che chiede al premier Conte di far sbarcare immediatamente i 28 minori a bordo (alcuni di loro poi alla visita di controllo a terra ammetteranno di essere maggiorenni), poi una prima ispezione della sanità marittima che riscontra le invivibili condizioni a bordo e i primi casi di evacuazione medica d’urgenza (che poi il responsabile del’ambulatorio dell’isola giudicherà non soffrire di alcuna patologia). Persino la guardia costiera (smarcandosi per la prima volta dal Viminale) mette per iscritto in una mail al ministero di dare parere favorevole al nullaosta allo sbarco.

L’ispezione del procuratore

Il 20 agosto, così come aveva fatto l’anno precedente sulla Diciotti, il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio sale a bordo della Open Arms con due consulenti medici e si rende conto personalmente della necessità di uno sbarco immediato. Poche ore prima, in due tentativi, alcuni migranti si sono buttati a mare, ripescati poi dall’equipaggio della nave, nel disperato tentativo di raggiungere l’isola a nuoto. L’ispezione parla di “condizioni estreme” e il pm firma un decreto di sequestro preventivo della nave e lo sbarco immediato di tutti i migranti.