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La seconda elementare di Burano 

I disegni dell'acqua alta per i nonni di Venezia

Il Mose, il black out e le case che galleggiano: tutti gli shock nelle opere dei piccoli che saranno esposte in una mostra e vendute per la solidarietà
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VENEZIA - «Mi sono svegliato nel letto e ho visto le cose che volavano in casa. Mio fratello era sotto acqua. Ho avuto paura perché mia mamma piangeva ed è andata via la luce. Poi il vento si è calmato e sono tornato felice». I bambini di Venezia e delle isole nella laguna raccontano la loro Acqua Granda. Sono tornati a scuola lunedì e per superare lo shock stanno scrivendo la storia della notte in cui l’alta marea ha sconvolto i sestieri e i borghi dei pescatori. Non solo temi.
I disegni dei bambini di Burano sull'acqua granda 

La mostra

Gli scolari delle elementari hanno deciso di disegnare il loro incubo rivelatosi realtà. Questa narrazione per immagini sarà presto una mostra. I temi sull’«ultima notte di Venezia» diventeranno un libro, per «spiegare a tutti come i bambini vivono le tragedie causate dagli …
VENEZIA - «Mi sono svegliato nel letto e ho visto le cose che volavano in casa. Mio fratello era sotto acqua. Ho avuto paura perché mia mamma piangeva ed è andata via la luce. Poi il vento si è calmato e sono tornato felice». I bambini di Venezia e delle isole nella laguna raccontano la loro Acqua Granda. Sono tornati a scuola lunedì e per superare lo shock stanno scrivendo la storia della notte in cui l’alta marea ha sconvolto i sestieri e i borghi dei pescatori. Non solo temi.
I disegni dei bambini di Burano sull'acqua granda 

La mostra

Gli scolari delle elementari hanno deciso di disegnare il loro incubo rivelatosi realtà. Questa narrazione per immagini sarà presto una mostra. I temi sull’«ultima notte di Venezia» diventeranno un libro, per «spiegare a tutti come i bambini vivono le tragedie causate dagli adulti». I disegni «sul mare che viene a mangiare la terra» verranno invece esposti nelle scuole del centro storico «per far capire ai grandi che i loro disastri stanno spazzando via il futuro del mondo». Racconti e disegni saranno infine messi in vendita. I bambini di Venezia hanno deciso che i soldi dell’asta a offerta libera «serviranno per ricomperare le cose che i nostri nonni hanno perduto, o per restituire i giocattoli agli amici che non ne hanno più». Sembra incredibile: la città più vecchia d’Europa, con sei abitanti su dieci oltre i 70 anni, risorge dalla settimana della paura e della vergogna grazie ai rari bambini che ancora la abitano. Un’impresa straordinaria, nata dal coraggio di insegnanti, famiglie e alunni delle scuole elementari.
I disegni dei bambini di Burano sull'acqua granda 

La solidarietà

I bambini poi, a Burano e all’asilo San Giuseppe, tra San Marco e Santa Maria Formosa, hanno immaginato qualcosa di più. Ognuno ha disegnato un fiore, simbolo «della città e della laguna che tornano a sbocciare» anche alle porte dell’inverno. I fiori di carta dei bambini di Venezia da ieri vengono affissi sulle porte delle case e dei negozi più colpiti dall’acqua alta. Le offerte raccolte da chi vuole avere l’onore di esporre il «fiore della vita che resiste» aumenteranno i fondi della solidarietà ottenuti con temi e disegni in mostra. «Sono commossa – dice Rosalba Fabrizio, da diciannove anni maestra nella scuola elementare Di Cocco a Burano – perché i bambini di seconda e di terza stanno insegnando a noi come si reagisce e come si va avanti. So che molti di loro hanno avuto le case devastate. Eppure sorridono: dicono che l’importante è che le persone che amano sono ancora vive». Burano, assieme a Pellestrina, è l’isola più segnata dal disastro. Jacopo, sette anni, ha disegnato il Mose che non si alza, mentre il mare si rovescia sulla sua stanza, rischiarata solo dalle stelle. Marta ha colorato il suo cuore spaccato in due davanti alla casa circondata dal mare. Nicolò ha dipinto una delle scene che hanno fatto il giro del mondo: il vaporetto incastrato in un ponte a Sant’Elena. Maia ha ritratto il papà che salva la nonna aggrappata ad una ringhiera in mezzo alla corrente. Difficile trovare immagini più fedeli ai fatti. «Avevo sotto il letto una barchetta di legno per me – scrive Riccardo – e quando la gente urlava ho visto che ha cominciato a navigare. Ho preso una bottiglietta e un pezzo di pane da mangiare e ci sono salito sopra. La mattina ero impantanato vicino all’albero caduto in giardino». Insegnanti e psicologi spiegano che i bambini scampati all’eccezionale acqua alta del 12 novembre notte, scrivono e disegnano per liberarsi del peso insopportabile che li opprime. «Fanno ancora fatica a parlare – dice la maestra di sostegno Susanna Pozzobon – e vogliono vedere come i loro compagni hanno vissuto le loro stesse emozioni. Ma è chiaro che queste immagini ci restituiscono anche una protesta e una denuncia, espresse con la gentilezza implacabile che gli adulti hanno dimenticato».
Il corto circuito che ha lasciato al buio la città e le isole nella notte del 12 novembre 2019 secondo i bambini 

Le offerte per l'ospedale

Molti racconti e molti disegni partono anche per una destinazione speciale. Vengono fatti per il reparto di pediatria dell’ospedale dell’Angelo di Mestre, dove i bambini lottano contro mali spietati. Le offerte serviranno per donare quaderni, colori e giocattoli alla scuola interna dell’ospedale. Prima però verranno visti dai piccoli ricoverati. Gli alunni dell’acqua alta ci tengono a raccontare il loro dramma in prima persona ai bambini ricoverati «perché se lo facciamo noi si spaventano meno che se lo sanno da altri».
I bambini immaginano il Mose che non si alza 

Gli eventi più impressi nella mente

Tre gli eventi che più restano scolpiti nella testa degli scolari. Il black-out che ha lasciato la laguna al buio mentre le onde si abbattevano contro le case. Le paratoie che proteggono le porte, superate del mare che si rovesciava nelle loro camere. I loro stivali troppo bassi per proteggerli dall’acqua che raggiungeva le loro spalle. «I bambini qui hanno sempre sentito dire che l’acqua alta è un fenomeno naturale – dice la maestra Silvia Onda - e che non c’è da preoccuparsi. Per la prima volta hanno letto il terrore negli occhi dei genitori ed è come se improvvisamente si sentissero traditi anche dalla loro impotenza». Disegni e racconti degli scolari veneziani, per questa città sono un tesoro nuovo. Sarebbe però un peccato se restassero invisibili e ignoti al resto dell’Italia e del pianeta. Nessuno è mai riuscito a spiegare con tanta precisione un fatto semplice: l’impatto diretto sulle persone del disastro ambientale e morale che, incapaci di reagire, non affrontiamo.