A lezione da 'Jojo Rabbit': "Anche un bambino può cambiare la Storia"
di ARIANNA FINOS
Al Torino Film Festival arriva Roman Griffin Davis, il giovane protagonista del film sul nazismo: è un ragazzino che ha Hitler come amico immaginario. Ma una scoperta inaspettata gli fa cambiare idea
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TORINO - Undici anni e una determinazione unica: l’inglese Roman Griffin Davis è il protagonista e cuore emotivo di Jojo Rabbit, commedia nera con cui Taika Waititi racconta la tragedia del nazismo attraverso lo sguardo di un ragazzino tedesco indottrinato all’odio, che come amico immaginario ha lo stesso Hitler. Il giovane attore e il produttore Carthew Neal hanno accompagnato al Torino Film Festival il film (in sala il 16 gennaio) che apre la rassegna.
Ispirato al romanzo Il cielo in gabbia di Christine Leunens, Jojo Rabbit adotta la chiave satirica e favolistica, lo sguardo è quello di Johannes Betzler, ragazzino sensibile il cui padre è disperso in guerra e la cui madre (Scarlett Johansson) è spesso assente, impegnata in misteriose attività. La sua vita cambia quando scopre che nascosta nella camera della sorella morta c’è una ragazza ebrea, con cui inizia a interagire con l’intento di scrivere un libro sugli ebrei…
TORINO - Undici anni e una determinazione unica: l’inglese Roman Griffin Davis è il protagonista e cuore emotivo di Jojo Rabbit, commedia nera con cui Taika Waititi racconta la tragedia del nazismo attraverso lo sguardo di un ragazzino tedesco indottrinato all’odio, che come amico immaginario ha lo stesso Hitler. Il giovane attore e il produttore Carthew Neal hanno accompagnato al Torino Film Festival il film (in sala il 16 gennaio) che apre la rassegna.
Ispirato al romanzo Il cielo in gabbia di Christine Leunens, Jojo Rabbit adotta la chiave satirica e favolistica, lo sguardo è quello di Johannes Betzler, ragazzino sensibile il cui padre è disperso in guerra e la cui madre (Scarlett Johansson) è spesso assente, impegnata in misteriose attività. La sua vita cambia quando scopre che nascosta nella camera della sorella morta c’è una ragazza ebrea, con cui inizia a interagire con l’intento di scrivere un libro sugli ebrei da fornire alle SS. Madre ebrea, padre Maori, Waititi, che si è ritagliato la parte del Furher, consegna una storia sulla tolleranza e contro l’odio destinata al grande pubblico. Gran parte del coinvolgimento passerà attraverso la straordinaria gamma espressiva di Roman, qui al debutto.
Una scena del film 'Jojo Rabbit'; in alto, il protagonista con Scarlett Johansson e Sam Rockwell
Inglese del Sussex («la parte noiosa dell’Inghilterra», scherza), ha deciso di fare l’attore a nove anni. «Non ero mai stato bravo a scuola – racconta all’incontro all’Hotel Torino – e ho iniziato a fare audizioni. Ho fatto due provini ma non mi hanno preso ma volevo andare avanti. Quando recito dimentico ciò che mi circonda, una bella sensazione, mi allontano da me stesso. Ho pregato sei mesi mia madre di prendermi un agente, era costoso». Il padre è direttore della fotografia di film come Doctor strange e Captain Marvel, la madre è regista di cortometraggi. Sul set «all’inizio ero terrorizzato ma tutti mi hanno sostenuto».
Il tema non lo ha intimorito, «fin da bambino mi hanno parlato di guerra e Olocausto. Mia madre mi ha fatto vedere La vita è bella, un film che ho amato. Ne ho parlato agli amici, qualcuno mi ha chiesto cosa fosse l’Olocausto, altri sapevano poco. È spaventoso che la mia generazione non conosca una cosa così importante». La produzione ha fatto vedere Jojo a Roman e ai suoi amici: «Dopo, hanno compreso. Un ragazzino ha detto “ho capito che bisogna vedere il mondo e le cose attraverso i propri occhi”». La scoperta più importante sul set è stata «capire come veniva manipolata la gioventù hitleriana, come un uomo ha potuto inculcare nei ragazzi il seme dell’odio e del razzismo. Quando sento i politici che urlano cose odiose, ricordo quanto è accaduto e come Hitler ha trasformato una nazione».