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Il flash mob contro la violenza sulle donne a Milano (fotogramma)

Stalking economico contro le donne: “Oggi la violenza non è solo fisica”

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È una tra le forme più subdole di aggressione e di ricatto. In un paese dove una donna su due non lavora, il ricatto sul denaro da parte di mariti e partner è diventata un’emergenza sociale
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ROMA. "Ho lavorato vent'anni per mio marito, non ho mai avuto uno stipendio, che bisogno c'era, io chiedevo e lui dava, per me, per i bambini. Quando ho deciso di lasciarlo, dopo essere stata tradita, mi sono ritrovata povera, il nostro conto corrente svuotato, il fondo che diceva di avermi intestato senza più nulla, la casa ipotecata, nemmeno i soldi per far mangiare i ragazzi. E per questo, adesso, perché non ho reddito, vuole l'affido dei nostri due figli". Lorenza piange mentre chiede aiuto alle operatrici del centro antistalking, ha 55 anni e l'intera vita in bilico. La violenza di cui è vittima non si vede a occhio nudo, è senza lividi, senza ferite, senza referti del pronto soccorso. Attacca però la libertà più grande: l'autonomia economica, la sopravvivenza, la possibilità di mettere fine a una relazione. 

Si chiama violenza economica ed è una tra le forme più subdole di a…
ROMA. "Ho lavorato vent'anni per mio marito, non ho mai avuto uno stipendio, che bisogno c'era, io chiedevo e lui dava, per me, per i bambini. Quando ho deciso di lasciarlo, dopo essere stata tradita, mi sono ritrovata povera, il nostro conto corrente svuotato, il fondo che diceva di avermi intestato senza più nulla, la casa ipotecata, nemmeno i soldi per far mangiare i ragazzi. E per questo, adesso, perché non ho reddito, vuole l'affido dei nostri due figli". Lorenza piange mentre chiede aiuto alle operatrici del centro antistalking, ha 55 anni e l'intera vita in bilico. La violenza di cui è vittima non si vede a occhio nudo, è senza lividi, senza ferite, senza referti del pronto soccorso. Attacca però la libertà più grande: l'autonomia economica, la sopravvivenza, la possibilità di mettere fine a una relazione. 

Si chiama violenza economica ed è una tra le forme più subdole di aggressione e di ricatto. In un paese dove una donna su due non lavora, dove alla nascita del primo figlio il 30 per cento delle madri abbandona (o viene costretta ad abbandonare) la sua occupazione, dove dopo una separazione il 60 per cento delle "ex" si ritrova nell'indigenza, il ricatto economico di mariti e partner è diventata un'emergenza sociale. 

Tanto da spingere il Governo a focalizzare la ricorrenza di oggi, 25 novembre, su questo stalking odioso. La ministra della Famiglia, Paola Bonetti, ha annunciato lo stanziamento di un milione di euro, da erogare attraverso il microcredito, alle donne che cercano di ricostruirsi una vita quando escono dai centri antiviolenza, quando fuggono da partner pericolosi, quando sono costrette ad abbandonare la propria casa. 

Del resto la stessa Convenzione di Istanbul riconosce la violenza economica, ricorda Simona Lanzoni, vicepresidente della Fondazione Pangea, "come vera e propria forma di coercizione che si verifica all'interno della famiglia". Pangea, con la rete "Reama" (rete per l'auto-mutuo aiuto alle donne che vivono la violenza) ha aperto un anno fa lo sportello "Mia economia" per dare sostegno alle vittime dei ricatti sul reddito. 

Spiega Lanzoni: "Una persecuzione che colpisce donne di ogni età e ceto sociale e le porta dall'indebitamento sino agli stenti, a non poter provvedere ai propri figli, a non potere acquistare da mangiare o da vestire. Una violenza che non lascia cicatrici sul corpo, ma logora le donne". Rendendole dipendenti da chi vorrebbero lasciare, da maschi che con le stesse modalità dello stalking, "entrano nelle loro tasche, nei portafogli, negli stipendi, nei conti correnti, nelle loro eredità, con il solo scopo di controllarle ed esercitare un abuso di potere", aggiunge Simona Lanzoni. 

Tra le storie raccolte dallo sportello "Mia economia", c'è quella di Marina, 52 anni. Racconta la fine di un amore, in cui "mi ero totalmente dedicata a lui, abbandonando la laurea per fare la moglie e la madre, a lui avevo affidato i miei soldi, la mia casa al mare, avevo firmato assegni, contratti, prestiti. E dopo averlo lasciato mi sono ritroavata sfinita e piena di debiti". Ma c'è anche Anna, 26 anni, figlia di un padre-padrone in una famiglia benestante che gestisce e controlla ossessivamente i soldi di tutti e in particolare quelli della madre. Poi Giovanna, che si ritrova sola con tre figli perché lui l'abbandona, ma dopo la sua fuga scopre che ogni suo bene è stato ipotecato, inseguita dagli ufficiali giudiziari.

Storie di abusi che possono portare alla disperazione. E poi c'è la povertà delle donne quando escono dalle case protette e cercano di rifarsi una vita autonoma. Perché contro gli abusi di un marito-padrone l'unica arma è la libertà economica. A questo dovrebbero servire i fondi stanziati dal Governo: piccole somme per ricominciare, trovare una casa e un'occupazione. Ossia dignità e normalità.