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Supermercato Alzheimer

Un percorso per chi ha problemi di demenza. Luci soffuse, musica più bassa, addetti dei negozi formati da psicologi. Per parlare con i malati con umanità
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La prima cosa che il signor Gianni mette nel carrello del supermercato è una confezione di zucchero. Poi ne acquista due di brioche, biscotti, olive snocciolate e un pacco di pasta. Quindi si siede su una panchina bianca sul cui schienale si legge “Dementia Friendly”. La segnaletica continua, fra banchi salumi e scaffali ed è presente anche all’esterno, dove indica un posto auto dedicato, il più prossimo all’ingresso. Ci troviamo in uno dei tredici supermercati “Spesa Più” di Bari che partecipano all’iniziativa “Andiamo al supermercato”, lanciata dall’Associazione Alzheimer Bari: un percorso agevolato che prevede precedenza ai banchi, casse preferenziali, cartellonistica per aiutare le persone in difficoltà a riconoscere le monete e i prodotti, con sconti e una fascia oraria, dalle 14 alle 16, in cui il volume della filodiffusione è tenuto più basso e le luci sono più so…
La prima cosa che il signor Gianni mette nel carrello del supermercato è una confezione di zucchero. Poi ne acquista due di brioche, biscotti, olive snocciolate e un pacco di pasta. Quindi si siede su una panchina bianca sul cui schienale si legge “Dementia Friendly”. La segnaletica continua, fra banchi salumi e scaffali ed è presente anche all’esterno, dove indica un posto auto dedicato, il più prossimo all’ingresso. Ci troviamo in uno dei tredici supermercati “Spesa Più” di Bari che partecipano all’iniziativa “Andiamo al supermercato”, lanciata dall’Associazione Alzheimer Bari: un percorso agevolato che prevede precedenza ai banchi, casse preferenziali, cartellonistica per aiutare le persone in difficoltà a riconoscere le monete e i prodotti, con sconti e una fascia oraria, dalle 14 alle 16, in cui il volume della filodiffusione è tenuto più basso e le luci sono più soffuse, proprio per creare un ambiente meno disturbante. Ciò che fa però davvero la differenza è l’apporto umano: tutto il personale ha seguito un corso di formazione tenuto da psicologi dell’Associazione Alzheimer Bari, per conoscere meglio i vari aspetti di questa malattia, dai disturbi del comportamento alla relazione con il paziente e i familiari.

«Devi saperli accontentare anche se magari il familiare che li accompagna ti fa cenno di non dargli retta», racconta il responsabile del banco carne, «li devi seguire nel modo in cui hanno bisogno, devi saperli mantenere quieti, coccolarli come fossero bambini. A volte ti dicono: “Dammi cinque chili di carne, un chilo di salsiccia”. Gli si risponde “Al momento non posso farglieli, se passa più tardi glieli faccio trovare pronti”. Mai contraddirli». E così continua il giro, fra cassiere che raccontano di come fingono di passare tutto ciò che c’è nel carrello riempito fino all’orlo o che chiedono, “Mi scusi signore, per caso ha dimenticato altro da pagare?”, indicando una tavoletta di cioccolata nascosta in una tasca.

Pietro Schino, pneumologo e tra i fondatori dell’Associazione Alzheimer Bari, spiega: «Il paziente con questa malattia deve avere meno barriere, non solo architettoniche ma anche barriere mentali da parte di chi interagisce con lui. Qualsiasi luogo e persona dovrebbe essere amico della demenza: i farmacisti, i vigili urbani, i baristi. Ultimamente abbiamo tenuto un corso nelle scuole rivolto agli alunni delle elementari. Più c’è conoscenza della malattia e più a queste persone si può prolungare un po’ di vita più o meno normale». Katia Pinto, psicologa dell’Unità di Riabilitazione Alzheimer di Bisceglie, anche lei tra i fondatori dell’associazione, racconta che l’idea è nata proprio da un familiare che frequenta l’associazione: «Mi ha raccontato della fatica che faceva nell’uscire con la moglie perché non riusciva a gestirla, non potevano andare al supermercato perché era irrequieta e così aveva ideato un percorso del quartiere per non passare ad esempio davanti ai panifici, dato che lei voleva insistentemente la focaccia».

Poi un giorno, all’inaugurazione di Parco Domingo, un orto urbano pensato per sviluppare percorsi di stimolazione cognitiva per chi vive disagi psichici e fisici, sente parlare Milena Marzano, responsabile di Spesa Più, nata in Svezia, di padre pugliese, tornata in Italia con l’idea di fare innovazione al sud. «Ho voluto raccontarle della difficoltà di quell’uomo a fare la spesa, spesso i familiari hanno giusto il tempo di prendere il pane e correre a casa. Così le ho proposto di pensare a un progetto dedicato ai pazienti affetti da demenza».

Passeggiando nel supermercato Milena Marzano commenta: «La gente ha bisogno di sentirsi umana. Di tornare a casa e di raccontare qualcosa che sia diverso da una procedura di lavoro. Non siamo una fabbrica, eppure il personale esegue una serie di procedure dove gli aspetti emotivi sono completamente trascurati o relegati in momenti di bassa attività». Francesco Darlo, responsabile di uno dei tredici punti racconta: «Tempo fa una cliente si aggirava confusa tra gli scaffali, “Il sale l’avete spostato?”. Il posto del sale non era cambiato, era cambiata lei. All’inizio non pensi sia sintomo di una malattia così devastante».

Alla fine della spesa il signor Gianni racconta tutto, prima che si dimentichi: «Ho comprato i biscotti, le merendine, cose che servono, in maniera modesta e senza esasperazione. Mi si sono scaricate le pile. Il ricordo più bello è il giorno in cui sono riuscito a prendere il largo dal porto di Gallipoli. Le tue barzellette le tengo memorizzate, anche se non ho avuto tanto spazio per fare ciò che avrei voluto fare: dirigere una banca, far sì che il tutto non vada perduto. Io ho fatto tutto e niente. La cosa che mi sorprende è da dove è partito tutto, perché c’è sempre un punto di partenza. L’unica cosa che posso dire, per non lasciarti deluso dal nostro incontro, è che sono oramai fuori da ogni problema».