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Il made in Italy non è un trucco

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Caro direttore,

ho letto con interesse l'articolo "Quelle fabbriche di invisibili che fanno ricca la nostra moda" di Roberto Saviano, pubblicato sul suo giornale lo scorso 18 novembre, e vorrei condividere qualche riflessione sul tema, importantissimo per il made in Italy, della responsabilità.

Le pratiche descritte da Saviano non ci appartengono minimamente né come azienda - sarebbe deleterio da parte nostra mettere a rischio il valore del nostro marchio che rappresenta quanto di più prezioso per Gucci - né, mi sento di dire, appartengono a buona parte dell'industry. In questo senso, la linea di Gucci è inequivocabile: tolleranza zero.

Il made in Italy sarebbe solo una promessa non mantenuta se non tenesse al centro le persone. Altrimenti sarebbe solo un trucco di marketing.

Il tessuto produttivo italiano si basa su una fondamentale rete di piccole aziende per lo più a conduzione familiare che hanno rappresentato e tuttora rappresentano una forza straordinaria e con cui collaboriamo da due, o addirittura tre, generazioni.

Una rete che va alimentata, tutelata e rispettata. Nel 2015 eravamo in 11 mila, oggi contiamo 19 mila dipendenti e un indotto di oltre 25 mila persone, e facciamo la nostra parte investendo sul territorio, ad esempio a Scandicci, per contribuire a diffondere innovazione e formare la nuova generazione di artigiani del made in Italy. Al tempo stesso ci accertiamo che le aziende con cui lavoriamo aderiscano ad alti principi di sostenibilità. Svolgiamo direttamente e tramite enti certificatori esterni attività di controllo. Ancora prima di lavorare con Gucci ogni fornitore viene valutato con rigore e i controlli continuano attraverso comitati interfunzionali e verifiche, anche dopo l'avvio della collaborazione. Solo nel 2019, gli audit condotti lungo la filiera sono stati 1728.Sarebbe sicuramente più facile abbandonare i fornitori meno virtuosi e andare avanti, ma non è così che lavoriamo.

Lavoriamo con loro per correggere i problemi, per portarli a essere sostenibili, rispettosi delle norme e eticamente corretti. Mettendo a disposizione le nostre competenze ci rendiamo disponibili a supportarli. Solo come ultima ratio arriviamo a interrompere la collaborazione, anche a tutela dei posti di lavoro: negli ultimi 4 anni abbiamo sospeso 158 fornitori che, anche dopo aver ricevuto segnalazioni e piani d'azione correttivi, non hanno soddisfatto i nostri standard. Crediamo così tanto in questo modo di operare che, pur incontrando qualche resistenza, stiamo lavorando affinché i diritti previsti dai CCNL più rappresentativi siano garantiti nella filiera secondo standard più elevati.

Un punto oggettivamente opaco del sistema era il cosiddetto "prezzo di trasferimento": quel che succede cioè quando il fornitore di primo livello trasferisce a un fornitore di secondo livello una parte della lavorazione, in alcuni casi magari facendo produrre in perdita il secondario e costringendolo a ricorrere a pratiche illegali come il "lavoro nero". Anche su questo, dal 2015, svolgiamo verifiche sui bilanci dei nostri fornitori sui vari livelli per verificare che non vi siano irregolarità. È uno dei risultati della tolleranza zero.
Non esiste però forma contrattuale o di controllo che renda impossibili eventuali comportamenti scorretti - o addirittura criminali - del singolo. Il sostegno delle forze dell'ordine - fondamentali anche nella lotta ai falsi che tanto danneggia il made in Italy - è essenziale per garantire che fenomeni di violazione dei diritti fondamentali dei lavoratori vengano scardinati.

Alternativa a questo sarebbe la completa integrazione, portando a cancellare di fatto la rete artigianale. Invece, preferisco continuare a investire con orgoglio in Italia su una rete fatta di grandi lavoratori che portano avanti una tradizione millenaria che tutto il mondo ci invidia.

Lo sport nazionale del nostro Paese è il calcio, l'autolesionismo però rimane saldamente al secondo posto. Pur riconoscendo la necessità di denunciare comportamenti scorretti, come Saviano mette in luce, non lasciamoci però contagiare noi per primi, nello sminuire l'eccellenza del nostro Paese. Nel quadro di questo primato italiano, siamo fieri di contribuire a fare la nostra parte.
                                                                        
Marco Bizzarri è presidente e Ceo di Gucci