La terra dei fuochi? Giù al Nord
di GIACOMO TALIGNANI“La Terra di sotto” è un progetto che racconta (e fa vedere) gli effetti di alcuni disastri ambientali dimenticati. Da Torino a Venezia, lungo l’autostrada A4. Tra roghi di capannoni e rifiuti pericolosi
La Terra dei Fuochi del nord si chiama Terra di Sotto. Non è una vasta area di roghi che attraversa un’unica regione, ma l’insieme di tante realtà talmente inquinate che potrebbero aver distrutto per sempre angoli del nord Italia. Da Torino a Venezia, spostandosi lungo l’A4, per cinque anni il fotografo Luca Quagliato e il giornalista Luca Rinaldi hanno battuto palmo a palmo le aree dell’Italia produttiva, raccontando 50 criticità ambientali dimenticate, luoghi perduti – e ancora pericolosi – distrutti da sversamenti, amianto, inquinamento industriale, devastazione del suolo.
Sono partiti da dati concreti, inchieste della magistratura, fatti di cronaca, in un viaggio che li ha portati a collezionare storie di degrado, criminalità e abbandono, oggi raccolte nel libro fotografico “Terra di Sotto” (Penisola Edizioni), progetto nato in collaborazione con Investigative Reporting Project Italy che verrà pubb…
Sono partiti da dati concreti, inchieste della magistratura, fatti di cronaca, in un viaggio che li ha portati a collezionare storie di degrado, criminalità e abbandono, oggi raccolte nel libro fotografico “Terra di Sotto” (Penisola Edizioni), progetto nato in collaborazione con Investigative Reporting Project Italy che verrà pubb…
La Terra dei Fuochi del nord si chiama Terra di Sotto. Non è una vasta area di roghi che attraversa un’unica regione, ma l’insieme di tante realtà talmente inquinate che potrebbero aver distrutto per sempre angoli del nord Italia. Da Torino a Venezia, spostandosi lungo l’A4, per cinque anni il fotografo Luca Quagliato e il giornalista Luca Rinaldi hanno battuto palmo a palmo le aree dell’Italia produttiva, raccontando 50 criticità ambientali dimenticate, luoghi perduti – e ancora pericolosi – distrutti da sversamenti, amianto, inquinamento industriale, devastazione del suolo.
Sono partiti da dati concreti, inchieste della magistratura, fatti di cronaca, in un viaggio che li ha portati a collezionare storie di degrado, criminalità e abbandono, oggi raccolte nel libro fotografico “Terra di Sotto” (Penisola Edizioni), progetto nato in collaborazione con Investigative Reporting Project Italy che verrà pubblicato nel maggio 2020 anche grazie al crowdfunding attivato su Produzioni dal Basso. Il libro è stato realizzato con il cartografo Massimo Cingotti e l’architetto Matteo Aimini, L’idea del libro è nata nel 2014 quando Quagliato si ritrova a lavorare su un caso nella provincia a sud di Milano. «Credevo di conoscere il mio territorio e lo pensavo immune da certe criticità. Ma anche lì si registravano roghi gestiti dalla criminalità organizzata, mezzi e furgoni che bruciavano in piena zona agricola, dove si creavano rifiuti pericolosi che andavano a inquinare le acque e liberare diossine nell’aria. Ben presto mi sono reso conto che esempi del genere riguardavano tantissime aree dal Piemonte sino al Veneto e così ho deciso che avremmo dovuto documentarli».
La Terra di Sotto, del nord che inquina “tanto come al sud”, era più grande di quanto potessero immaginare. Solo in Lombardia si contano più di 1800 siti contaminati o potenzialmente pericolosi. In tutta Italia si stima siano 6 milioni le persone che rischiano a causa della prossimità con zone inquinate. Dallo sviluppo industriale ad oggi, passando spesso per un autostrada, l’A4, «che è come un fiume dove transitano affari e milioni di tonnellate di rifiuti» si registrano migliaia di casi. «Rispetto alla Terra dei Fuochi c’è una percezione distante ma forse al Nord, come Pianura, tra la criminalità che gestisce i rifiuti e i danni creati dalle aziende c’è perfino un inquinamento maggiore e frammentato che riguarda aria, terra e acqua».
I roghi dei capannoni nel Pavese, le discariche abusive nella pianura padana, la zona di Cascina con le melme acide frutto di lavorazioni industriali e il Lambro che passa accanto. I dubbi sugli stabilimenti chimici a Trissino (Vicenza), con tanto di protesta degli attivisti, sull’inquinamento da PFAS. E ancora, i rifiuti pericolosi gestiti a Montichiari (Brescia), le ceneri dell’ex Vitali a Torino, i resti dei capannoni bruciati a Corteolona (Pavia). Esempi su esempi che il libro racconta con fotografie e testi dove si legge «la diffidenza delle persone nel parlarne, a volte la volontà di dimenticare e la poca conoscenza sui rischi che si corrono. Spesso c’è vergogna per quei luoghi o non si vuole gettare fango sul buon nome del virtuoso Nord», dice il fotografo milanese. In pochi, anche fra i residenti, sanno dei valori elevati del cromo esavalente che vengono rilevati nelle aree inquinate, di Pfas, idrocarburi o amianto. «Ma il più delle volte in queste aree contaminate non trovi gente: l’inquinamento strappa i territori da qualunque tipo di utilizzo trasformandoli in terra di nessuno».
Oppure ci sono casi opposti, come quello di un capannone a Pernumia (Pd), «che mi ha scioccato: tuttora lì sono stoccate 50mila tonnellate di scorie da fonderia poco a ridosso di case ancora abitate. E pensare che in quelle zone spesso arrivano le bufere».
Già, con la crisi climatica, le aree inquinate potrebbero essere bombe pronte ad esplodere. «Pensiamo solo a porto Marghera e l’innalzamento delle acque...» . Stiamo pagando «il prezzo di una mancanza di legislazione del secolo scorso in cui criminalità e certa imprenditoria hanno sguazzato». Il problema, conclude Quagliato, è che “non è soltanto qui e ora, ma la contaminazione si farà sentire nei prossimi anni».
Sono partiti da dati concreti, inchieste della magistratura, fatti di cronaca, in un viaggio che li ha portati a collezionare storie di degrado, criminalità e abbandono, oggi raccolte nel libro fotografico “Terra di Sotto” (Penisola Edizioni), progetto nato in collaborazione con Investigative Reporting Project Italy che verrà pubblicato nel maggio 2020 anche grazie al crowdfunding attivato su Produzioni dal Basso. Il libro è stato realizzato con il cartografo Massimo Cingotti e l’architetto Matteo Aimini, L’idea del libro è nata nel 2014 quando Quagliato si ritrova a lavorare su un caso nella provincia a sud di Milano. «Credevo di conoscere il mio territorio e lo pensavo immune da certe criticità. Ma anche lì si registravano roghi gestiti dalla criminalità organizzata, mezzi e furgoni che bruciavano in piena zona agricola, dove si creavano rifiuti pericolosi che andavano a inquinare le acque e liberare diossine nell’aria. Ben presto mi sono reso conto che esempi del genere riguardavano tantissime aree dal Piemonte sino al Veneto e così ho deciso che avremmo dovuto documentarli».
La Terra di Sotto, del nord che inquina “tanto come al sud”, era più grande di quanto potessero immaginare. Solo in Lombardia si contano più di 1800 siti contaminati o potenzialmente pericolosi. In tutta Italia si stima siano 6 milioni le persone che rischiano a causa della prossimità con zone inquinate. Dallo sviluppo industriale ad oggi, passando spesso per un autostrada, l’A4, «che è come un fiume dove transitano affari e milioni di tonnellate di rifiuti» si registrano migliaia di casi. «Rispetto alla Terra dei Fuochi c’è una percezione distante ma forse al Nord, come Pianura, tra la criminalità che gestisce i rifiuti e i danni creati dalle aziende c’è perfino un inquinamento maggiore e frammentato che riguarda aria, terra e acqua».
I roghi dei capannoni nel Pavese, le discariche abusive nella pianura padana, la zona di Cascina con le melme acide frutto di lavorazioni industriali e il Lambro che passa accanto. I dubbi sugli stabilimenti chimici a Trissino (Vicenza), con tanto di protesta degli attivisti, sull’inquinamento da PFAS. E ancora, i rifiuti pericolosi gestiti a Montichiari (Brescia), le ceneri dell’ex Vitali a Torino, i resti dei capannoni bruciati a Corteolona (Pavia). Esempi su esempi che il libro racconta con fotografie e testi dove si legge «la diffidenza delle persone nel parlarne, a volte la volontà di dimenticare e la poca conoscenza sui rischi che si corrono. Spesso c’è vergogna per quei luoghi o non si vuole gettare fango sul buon nome del virtuoso Nord», dice il fotografo milanese. In pochi, anche fra i residenti, sanno dei valori elevati del cromo esavalente che vengono rilevati nelle aree inquinate, di Pfas, idrocarburi o amianto. «Ma il più delle volte in queste aree contaminate non trovi gente: l’inquinamento strappa i territori da qualunque tipo di utilizzo trasformandoli in terra di nessuno».
Oppure ci sono casi opposti, come quello di un capannone a Pernumia (Pd), «che mi ha scioccato: tuttora lì sono stoccate 50mila tonnellate di scorie da fonderia poco a ridosso di case ancora abitate. E pensare che in quelle zone spesso arrivano le bufere».
Già, con la crisi climatica, le aree inquinate potrebbero essere bombe pronte ad esplodere. «Pensiamo solo a porto Marghera e l’innalzamento delle acque...» . Stiamo pagando «il prezzo di una mancanza di legislazione del secolo scorso in cui criminalità e certa imprenditoria hanno sguazzato». Il problema, conclude Quagliato, è che “non è soltanto qui e ora, ma la contaminazione si farà sentire nei prossimi anni».