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(ansa)

Kristian Ghedina: “Attenti alla neve fresca, non è anno da fuori pista”

L’ex campione di discesa libera spiega come bisogna cambiare il modo di sciare nell'anno in cui le montagne sono tornare ad essere ricoperte da abbondante neve naturale
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La folle spaccata ai 140 orari sulla Streif di Kitzbühel. Kristian Ghedina, il discesista italiano più vittorioso nella storia della Coppa del Mondo di sci alpino, ha legato per sempre il suo nome a quel fermo immagine sulla pista regina. Era una scommessa con il cugino Francesco, la vinse. Cinquant'anni compiuti il 20 novembre scorso, 33 podi in carriera, 13 vittorie, oggi Ghedina è testimonial dei mondiali a Cortina 2021. Ha una scuola di sci, una pizzeria in centro e lavora per sponsor del calibro di Dainese, Colmar e Audi. Ma fatiche e successi non hanno cambiato la vera costante della sua esistenza: l'amore per le montagne in cui è nato e che non ha mai abbandonato. E ovviamente la passione che lo porta a scivolare sui loro fianchi, in una danza fatta di torsioni e spigolature. "Ghedo" i segreti del mestiere li conosce tutti. Eccoli.
Quest'anno, dopo almeno sei anni, c'è neve in abbondanza. Come cambia la sciata sulla nev…
La folle spaccata ai 140 orari sulla Streif di Kitzbühel. Kristian Ghedina, il discesista italiano più vittorioso nella storia della Coppa del Mondo di sci alpino, ha legato per sempre il suo nome a quel fermo immagine sulla pista regina. Era una scommessa con il cugino Francesco, la vinse. Cinquant'anni compiuti il 20 novembre scorso, 33 podi in carriera, 13 vittorie, oggi Ghedina è testimonial dei mondiali a Cortina 2021. Ha una scuola di sci, una pizzeria in centro e lavora per sponsor del calibro di Dainese, Colmar e Audi. Ma fatiche e successi non hanno cambiato la vera costante della sua esistenza: l'amore per le montagne in cui è nato e che non ha mai abbandonato. E ovviamente la passione che lo porta a scivolare sui loro fianchi, in una danza fatta di torsioni e spigolature. "Ghedo" i segreti del mestiere li conosce tutti. Eccoli.
Quest'anno, dopo almeno sei anni, c'è neve in abbondanza. Come cambia la sciata sulla neve naturale rispetto a quella artificiale?
"La neve naturale è più facile da interpretare e difficilmente riserva sorprese. Quella artificiale crea placche più dure che possono far perdere il controllo, specie se uno non le vede. Questo è un problema che si riscontra soprattutto nelle ore pomeridiane, quando il sole inizia a calare".
Non trova che oggi con gli sci carving sia tutto più semplice?
"È più facile scendere ma è diventato molto più pericoloso. Le torsioni sono superiori e si rischia grosso".
Cosa si rischia?
"Sono aumentate in modo esponenziale le fratture alle ginocchia con rottura dei legamenti. È un tipo di sci molto aggressivo. È come salire su una macchina da corsa senza conoscere le regole della guida veloce. Lo sci performante va bene ma, se non sei preparato, può diventare un problema".
Lei parla di preparazione fisica?
"Non solo, parlo anche di tecnica e di attrezzatura. Il 90 per cento dei turisti scende con sci inadeguati, anche per questo succedono gli incidenti".
Cosa intende per inadeguati?
"Lo sci è come il coltello di un macellaio. Con l'utilizzo la lama perde la sua efficacia. In coppa del mondo, dopo ogni discesa, si rifanno le lamine. Il turista medio si fa anche venti giri in una settimana senza mai pensarci. Se uno sci perde il "filo" non solo non è più performante ma diventa anche pericoloso".
E dunque, meglio la neve naturale o quella artificiale?
"A me piace di più la neve naturale, quella artificiale è sempre una fatica. Purtroppo le piste di neve naturale sono sempre più difficili da trovare. A Ra Valles, sopra Cortina, c'è ma è una rarità. La neve artificiale assicura a chi gestisce gli impianti di arrivare in fondo con la stagione. Questo è il punto".
L'Arpav, nel suo ultimo bollettino, ha diramato il rischio valanghe a livello 3 su una scala di 4. Quali consigli si sente di dare agli sciatori?
"Seguire i bollettini meteo e non fare fuori pista. Evitare i pendii esposti e, comunque, affidarsi sempre a una guida alpina".
Solo questo?
"Mai fare fuori pista in gruppo, per una questione di peso ma non solo. La soluzione più prudente è farlo, semmai, uno alla volta. In questo modo, se succede il peggio, gli altri aiutano e danno l'allarme".
Qualche consiglio sull'attrezzatura?
"Dotarsi del dispositivo Arva, l'apparecchio di ricerca in valanga. Esistono anche gli airbag che consentono di rimanere a galla se si viene travolti. Io sconsiglio di fare i fuori pista ma se proprio si decide di provare, bisogna equipaggiarsi".
Lei ne ha mai fatti?
"Sì, ma io li facevo nel bosco".
Dove va a sciare Kristian Ghedina nel tempo libero?
"Io vado in Tofana, sopra Cortina, dove ho imparato da bambino. Le piste si chiamano Canalone, Vertigine, Labirinti, Stratofana Olimpica, Cacciatori, la Forcella Rossa. Ci sono 1600 metri di dislivello: passi da 2800 a 1200. Stupendo".
Quando va a sciare il funambolo della Streif?
"Ci vado anche il fine settimana ma, in genere, sono il primo a entrare. Scio dalle 8.30 alle 10.30. Poi scendo perché a quell'ora arriva la massa e diventa tutto più difficile. Devi controllare a ogni curva e quindi non è più sciare. Ci sono andato anche stamattina. Alle 11 ero già in rifugio, un brindisi con gli amici di una vita e poi a casa".