A Padova divieto di tavolini all'aperto nei mesi invernali. Il giro di vite sul decoro urbano accende la polemica
Teresa Serrao
La Soprintendenza uscente ha posto nuove limitazioni. Gli esercenti: "Ci sono undici gradi e i turisti vogliono sedersi"
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Undici gradi di temperatura, sole che splende, piazze deserte. Succede a Padova dove la Soprintendenza ha emanato un "divieto invernale" per i tavolini in piazza. Ovvero, da novembre a febbraio i bar non potranno avere plateatici (termine che ha origini medievali, l'antico permesso di esporre merci o banchi in piazza) a piazza delle Erbe, piazza dei Signori e piazza dei Frutti. Il divieto è l'ultimo atto del Soprintendete uscente Vincenzo Tiné - il cui giro di vite aveva già fatto infuriare gli esercenti - prima di lasciare il posto al collega Magani.
Il divieto affonda le radici nella legge del 2004 che riguarda i centri storici delle città: qualsiasi concessione comunale deve avere il beneplacito della Soprintendenza. Piazza dei Frutti a Padova
Questa storia a Padova comincia un anno fa, quando la Soprintendenza dà un parere negativo a un pubblico esercizio sull'esposizione all'aperto di ombrelloni e quant'altro. Da lì parte una sorta di schedatura su 200 pubblici esercizi. "Solo a 70 viene dato il nullaosta con molte limitazioni e l'ultima di queste è il divieto invernale", spiega Filippo Segato, segretario dell'Appe di Padova (Associazione Provinciale Pubblici Esercizi), "cioè da novembre a febbraio nelle tre piazze principali non si potranno mettere tavolini all'aperto. E' un'ulteriore limitazione. Ho chiesto se era una regola nazionale e mi è stato detto invece che si trattata di un'autoregolamentazione della Soprintendenza del Veneto orientale. Ma con queste temperature - ieri a Padova c'erano 11 gradi - sembra singolare un divieto del genere. A Piazza dei Signori ci sono 13 bar, a piazza delle Erbe 7 e a piazza dei Frutti 10". Ora l'associazione ha in ballo dieci ricorsi al Tar. Padova, piazza delle Erbe