Kouchner: “Francia e Italia si accordino. Ma non è facile parlare con voi”
dalla nostra corrispondente ANAIS GINORI"L’intervento del 2011 ha lasciato tracce nei rapporti tra Parigi e Roma. Ma il doppio gioco della Francia con Haftar non ha funzionato", lo dice l'ex ministro francese Bernard Kouchner
PARIGI - “Spero che la conferenza di Berlino sarà un successo diplomatico, ma se devo essere sincero non ci credo molto”. Bernard Kouchner non è ottimista né su una tregua duratura né su una soluzione politica che posso interrompere la spirale della guerra. “Temo che il generale Haftar voglia solo proseguire la conquista di Tripoli” spiega il fondatore di Medici Senza Frontiere, 80 anni, già ministro degli Esteri tra il 2007 e il 2010 durante la presidenza di Nicolas Sarkozy.
Le rivalità tra Francia e Italia non hanno aiutato negli ultimi anni.
“So per esperienza che sulla Libia non è mai stato facile parlare con Roma. C'è una sensibilità accesa dovuta alla vostra storia di ex potenza coloniale. E so anche che l'intervento franco-britannico del 2011 ha lasciato qualche traccia nelle relazioni tra Parigi e Roma. Ma bisogna voltare pagina. Per fermare la guerra in Libia il p…
Le rivalità tra Francia e Italia non hanno aiutato negli ultimi anni.
“So per esperienza che sulla Libia non è mai stato facile parlare con Roma. C'è una sensibilità accesa dovuta alla vostra storia di ex potenza coloniale. E so anche che l'intervento franco-britannico del 2011 ha lasciato qualche traccia nelle relazioni tra Parigi e Roma. Ma bisogna voltare pagina. Per fermare la guerra in Libia il p…
PARIGI - “Spero che la conferenza di Berlino sarà un successo diplomatico, ma se devo essere sincero non ci credo molto”. Bernard Kouchner non è ottimista né su una tregua duratura né su una soluzione politica che posso interrompere la spirale della guerra. “Temo che il generale Haftar voglia solo proseguire la conquista di Tripoli” spiega il fondatore di Medici Senza Frontiere, 80 anni, già ministro degli Esteri tra il 2007 e il 2010 durante la presidenza di Nicolas Sarkozy.
Le rivalità tra Francia e Italia non hanno aiutato negli ultimi anni.
“So per esperienza che sulla Libia non è mai stato facile parlare con Roma. C'è una sensibilità accesa dovuta alla vostra storia di ex potenza coloniale. E so anche che l'intervento franco-britannico del 2011 ha lasciato qualche traccia nelle relazioni tra Parigi e Roma. Ma bisogna voltare pagina. Per fermare la guerra in Libia il primo passo è semplice: Francia e Italia devono smettere di litigare”.
Nel 2011 lei era partito dal governo anche se fu favorevole all'intervento militare. Oggi pensa sia stato un errore?
“Nella risoluzione dell'Onu il mandato era impedire il bombardamento di Bengasi. Dovevamo intervenire per impedire un massacro. Nel mandato non si parlava di eliminare Gheddafi, anche se sono il primo a riconoscere che si trattava di un dittatore disgustoso. L'errore più grave di Sarkozy non è stato questo”.
E qual è stato?
“Nel 2011 bisognava subito inviare una missione dell'Onu per stabilizzare il Paese. Il diritto di ingerenza umanitaria, che approvo, non è la libertà di bombardare e andarsene”.
Cosa si aspetta dalla conferenza di Berlino?
“L'Europa reagisce sempre troppo tardi. Detto questo, ben venga il tentativo della Cancelliera tedesca. L'obiettivo a breve termine è un vero cessate il fuoco. E poi l'inviato dell'Onu, Ghassan Salamé, deve ottenere nuova fiducia per cercare una soluzione non militare”.
Ci crede?
“Se guardiamo a quanto accaduto qualche giorno fa a Mosca non c'è da essere ottimisti. Sono convinto che Haftar non voglia la pace. Temo che la guerra continuerà”.
La Francia, con il suo sostegno al generale Haftar, ha contribuito a indebolire il governo di Tripoli?
“La Francia ha fatto un doppio gioco e solo ora sta cercando di rimediare, prendendo un po' di distanze dal generale della Cirenaica. Haftar nel frattempo si è rafforzato, ci sono altre potenze straniere che si sono aggiunte nel gioco”.
E' sorpreso di come Putin ed Erdogan si sono inseriti nel conflitto libico?
“I due leader sono in teoria alleati ma poi in Libia vediamo che Erdogan invia truppe a Tripoli per sostenere il governo riconosciuto dalla comunità internazionale, mentre Putin appoggia ufficialmente Haftar, senza parlare del sostegno sul campo con i mercenari di Wagner. Quindi è un'alleanza bizantina. Ma non sono sorpreso, esiste già il precedente della Siria”.
La Libia va verso un caos siriano?
“In Siria la battaglia contro l'Isis ha definito alleanze nette per un periodo. Oggi invece tutto è diventato ancora più confuso. Il solo Paese che parla con la Turchia è la Russia. Gli americani hanno già cambiato due volte alleati nel conflitto. I curdi sono stati abbandonati dagli occidentali, e sono divisi tra di loro. Se si aggiungono gli interessi economici, il petrolio e il destino di migliaia di rifugiati, tutto diventa ancora più indecifrabile. D'altronde è una vecchia regola: se volete capire qualcosa del Medio Oriente abbandonate la logica”.
E gli Stati Uniti?
“Non bisogna contare su di loro. Hanno lasciato il campo libero a Putin che è diventato il nuovo deus ex machina del Medio Oriente. Se c'è un percorso di pace, gli americani potranno eventualmente dare un aiuto, ma hanno altre priorità”.
Sullo sfondo c'è anche la questione dei migranti.
“Nel 2015 Merkel ha salvato l'onore dell'Europa mentre la Francia non ha avuto lo stesso coraggio. Oggi ci dovrebbe essere un approccio coordinato tra i paesi dell'Ue. Dimostrare un po' di umanità e fraternità dovrebbe essere il minimo comune denominatore del progetto europeo”.
Vuole impegnarsi ancora in politica?
“Avevo detto a Macron che mi piacerebbe essere Monsieur Immigrazione. Sto ancora aspettando una risposta. Ma la mia situazione personale è secondaria. Quello che conta oggi è impedire la guerra in Libia. Speriamo in questo tentativo di mediazione in corso. Anche se sono laico, spero ancora in un miracolo”.
Le rivalità tra Francia e Italia non hanno aiutato negli ultimi anni.
“So per esperienza che sulla Libia non è mai stato facile parlare con Roma. C'è una sensibilità accesa dovuta alla vostra storia di ex potenza coloniale. E so anche che l'intervento franco-britannico del 2011 ha lasciato qualche traccia nelle relazioni tra Parigi e Roma. Ma bisogna voltare pagina. Per fermare la guerra in Libia il primo passo è semplice: Francia e Italia devono smettere di litigare”.
Nel 2011 lei era partito dal governo anche se fu favorevole all'intervento militare. Oggi pensa sia stato un errore?
“Nella risoluzione dell'Onu il mandato era impedire il bombardamento di Bengasi. Dovevamo intervenire per impedire un massacro. Nel mandato non si parlava di eliminare Gheddafi, anche se sono il primo a riconoscere che si trattava di un dittatore disgustoso. L'errore più grave di Sarkozy non è stato questo”.
E qual è stato?
“Nel 2011 bisognava subito inviare una missione dell'Onu per stabilizzare il Paese. Il diritto di ingerenza umanitaria, che approvo, non è la libertà di bombardare e andarsene”.
Cosa si aspetta dalla conferenza di Berlino?
“L'Europa reagisce sempre troppo tardi. Detto questo, ben venga il tentativo della Cancelliera tedesca. L'obiettivo a breve termine è un vero cessate il fuoco. E poi l'inviato dell'Onu, Ghassan Salamé, deve ottenere nuova fiducia per cercare una soluzione non militare”.
Ci crede?
“Se guardiamo a quanto accaduto qualche giorno fa a Mosca non c'è da essere ottimisti. Sono convinto che Haftar non voglia la pace. Temo che la guerra continuerà”.
La Francia, con il suo sostegno al generale Haftar, ha contribuito a indebolire il governo di Tripoli?
“La Francia ha fatto un doppio gioco e solo ora sta cercando di rimediare, prendendo un po' di distanze dal generale della Cirenaica. Haftar nel frattempo si è rafforzato, ci sono altre potenze straniere che si sono aggiunte nel gioco”.
E' sorpreso di come Putin ed Erdogan si sono inseriti nel conflitto libico?
“I due leader sono in teoria alleati ma poi in Libia vediamo che Erdogan invia truppe a Tripoli per sostenere il governo riconosciuto dalla comunità internazionale, mentre Putin appoggia ufficialmente Haftar, senza parlare del sostegno sul campo con i mercenari di Wagner. Quindi è un'alleanza bizantina. Ma non sono sorpreso, esiste già il precedente della Siria”.
La Libia va verso un caos siriano?
“In Siria la battaglia contro l'Isis ha definito alleanze nette per un periodo. Oggi invece tutto è diventato ancora più confuso. Il solo Paese che parla con la Turchia è la Russia. Gli americani hanno già cambiato due volte alleati nel conflitto. I curdi sono stati abbandonati dagli occidentali, e sono divisi tra di loro. Se si aggiungono gli interessi economici, il petrolio e il destino di migliaia di rifugiati, tutto diventa ancora più indecifrabile. D'altronde è una vecchia regola: se volete capire qualcosa del Medio Oriente abbandonate la logica”.
E gli Stati Uniti?
“Non bisogna contare su di loro. Hanno lasciato il campo libero a Putin che è diventato il nuovo deus ex machina del Medio Oriente. Se c'è un percorso di pace, gli americani potranno eventualmente dare un aiuto, ma hanno altre priorità”.
Sullo sfondo c'è anche la questione dei migranti.
“Nel 2015 Merkel ha salvato l'onore dell'Europa mentre la Francia non ha avuto lo stesso coraggio. Oggi ci dovrebbe essere un approccio coordinato tra i paesi dell'Ue. Dimostrare un po' di umanità e fraternità dovrebbe essere il minimo comune denominatore del progetto europeo”.
Vuole impegnarsi ancora in politica?
“Avevo detto a Macron che mi piacerebbe essere Monsieur Immigrazione. Sto ancora aspettando una risposta. Ma la mia situazione personale è secondaria. Quello che conta oggi è impedire la guerra in Libia. Speriamo in questo tentativo di mediazione in corso. Anche se sono laico, spero ancora in un miracolo”.