ROMA - Stop alla libertà di introdurre nuovi servizi nei contratti telefonici da parte degli operatori. L’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) afferma per la prima volta questo principio in tre delibere pubblicate ieri, che comprendono anche 2 milioni di euro complessivi di sanzione a Tim, Vodafone e Wind 3. Nello specifico, l’Autorità ha punito una pratica che gli operatori hanno attuato dalla scorsa primavera, sulla quasi totalità degli utenti ricaricabili, decine di milioni di persone: hanno modificato i contratti per introdurre un servizio aggiuntivo, che fa scattare un addebito anticipato quando l’utente esaurisce il credito. Ora, quando il credito è insufficiente per il rinnovo mensile dell’offerta prepagata, gli operatori fanno un pre-addebito che poi scaleranno dalla ricarica successiva. In cambio permettono di continuare a fruire di quell’offerta fino a 48 ore.
Come nota Agcom, è un danno per l&r…
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ROMA - Stop alla libertà di introdurre nuovi servizi nei contratti telefonici da parte degli operatori. L’Autorità garante delle comunicazioni (Agcom) afferma per la prima volta questo principio in tre delibere pubblicate ieri, che comprendono anche 2 milioni di euro complessivi di sanzione a Tim, Vodafone e Wind 3. Nello specifico, l’Autorità ha punito una pratica che gli operatori hanno attuato dalla scorsa primavera, sulla quasi totalità degli utenti ricaricabili, decine di milioni di persone: hanno modificato i contratti per introdurre un servizio aggiuntivo, che fa scattare un addebito anticipato quando l’utente esaurisce il credito. Ora, quando il credito è insufficiente per il rinnovo mensile dell’offerta prepagata, gli operatori fanno un pre-addebito che poi scaleranno dalla ricarica successiva. In cambio permettono di continuare a fruire di quell’offerta fino a 48 ore.
Come nota Agcom, è un danno per l’utente (la cui sola colpa è che si è dimenticato di ricaricare in tempo), perché equivale ad aumentare il costo mensile dell’offerta. Il problema principale è che gli operatori – nota l’Autorità sulla scorta di una recente sentenza del Consiglio di Stato – non hanno diritto a cambiare il contratto introducendo nuovi servizi e rivoluzionandone la natura. Possono soltanto modificare le caratteristiche di servizi già presenti nel contratto (per esempio rincarandoli, come fanno spesso).
È la prima volta che si limita così la facoltà – finora assoluta – degli operatori di cambiare i contratti come e quando volevano. In più, nei casi in delibera, l’Autorità nota anche che sono stati poco trasparenti nel chiarire agli utenti come funzionava questo servizio di pre-addebito (che costa 0,99 euro per 48 ore di fruizione con Wind 3 e Vodafone; 0,90 euro al giorno per due giorni con Tim: equivale a un rincaro di circa il 10 per cento sul costo mensile di un’offerta low cost). Si vedrà ora a quali altre pratiche l’Autorità applicherà il nuovo principio. Sempre sui servizi aggiuntivi dai costi poco trasparenti, nei giorni scorsi l’Antitrust aveva sanzionato Tim per 4,8 milioni.
Come nota Agcom, è un danno per l’utente (la cui sola colpa è che si è dimenticato di ricaricare in tempo), perché equivale ad aumentare il costo mensile dell’offerta. Il problema principale è che gli operatori – nota l’Autorità sulla scorta di una recente sentenza del Consiglio di Stato – non hanno diritto a cambiare il contratto introducendo nuovi servizi e rivoluzionandone la natura. Possono soltanto modificare le caratteristiche di servizi già presenti nel contratto (per esempio rincarandoli, come fanno spesso).
È la prima volta che si limita così la facoltà – finora assoluta – degli operatori di cambiare i contratti come e quando volevano. In più, nei casi in delibera, l’Autorità nota anche che sono stati poco trasparenti nel chiarire agli utenti come funzionava questo servizio di pre-addebito (che costa 0,99 euro per 48 ore di fruizione con Wind 3 e Vodafone; 0,90 euro al giorno per due giorni con Tim: equivale a un rincaro di circa il 10 per cento sul costo mensile di un’offerta low cost). Si vedrà ora a quali altre pratiche l’Autorità applicherà il nuovo principio. Sempre sui servizi aggiuntivi dai costi poco trasparenti, nei giorni scorsi l’Antitrust aveva sanzionato Tim per 4,8 milioni.