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Regionali in Emilia Romagna, Nicoletta Mantovani: "Sto con Bonaccini, non concederei mai a Salvini il 'Vincerò' inciso da Luciano"

La vedova del grande tenore Pavarotti: "Le Sardine? Hanno risvegliato le coscienze e riacceso la speranza di un mondo migliore"
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BOLOGNA - Nicoletta Mantovani è presidente della Fondazione Luciano Pavarotti, il grande tenore morto il 6 settembre 2007 a Modena. La sua voce risuona ancora, in questi ultimi giorni di campagna elettorale nelle piazze dell'Emilia Romagna, che è la regione di Pavarotti, nato a Modena il 12 ottobre 1935. Ogni volta che Matteo Salvini sale o scende dal palco per il suo comizio, ecco partire il "Vincerò", la parte più conosciuta dell'aria "Nessun dorma" della Turandot di Giacomo Puccini. I leghisti locali esultano, come se Pavarotti stesse cantando proprio per loro.

Lei cosa ne pensa, signora Mantovani?
"Che non è Luciano che sta cantando. Non è lui. Quando ci siamo accorti di questa cosa abbiamo ascoltato la registrazione e nonostante la distorsione del suono, abbiamo capito che non era lui".

E allora chi è, il tenore che canta per Salvini?
"Non lo so, ma di sicuro non è Lucia…
BOLOGNA - Nicoletta Mantovani è presidente della Fondazione Luciano Pavarotti, il grande tenore morto il 6 settembre 2007 a Modena. La sua voce risuona ancora, in questi ultimi giorni di campagna elettorale nelle piazze dell'Emilia Romagna, che è la regione di Pavarotti, nato a Modena il 12 ottobre 1935. Ogni volta che Matteo Salvini sale o scende dal palco per il suo comizio, ecco partire il "Vincerò", la parte più conosciuta dell'aria "Nessun dorma" della Turandot di Giacomo Puccini. I leghisti locali esultano, come se Pavarotti stesse cantando proprio per loro.

Lei cosa ne pensa, signora Mantovani?
"Che non è Luciano che sta cantando. Non è lui. Quando ci siamo accorti di questa cosa abbiamo ascoltato la registrazione e nonostante la distorsione del suono, abbiamo capito che non era lui".

E allora chi è, il tenore che canta per Salvini?
"Non lo so, ma di sicuro non è Luciano, ad un primo ascolto potrebbe sembrare Andrea Bocelli".

E se fosse stato Pavarotti?
"Avremmo chiesto di non usare più quell'incisione. Così come abbiamo fatto, insieme alle figlie di Luciano, con Donald Trump, che voleva utilizzarla per la sua campagna elettorale alle presidenziali. Abbiamo inviato un comunicato in cui ci dissociavamo, dato che gli ideali di Luciano erano molto distanti da quelli di Trump".

Cosa pensa di questa campagna elettorale, anche violenta, che si sta chiudendo in questi giorni nella sua regione?
"Penso che la violenza non sia mai il linguaggio o lo strumento per arrivare al proprio fine, in nessun ambito, men che meno in politica, dove il bene comune dovrebbe rappresentare l'obbiettivo principale. Mi piace ascoltare idee tese a migliorare la situazione di tutti, e cioè l'intera collettività, non parole che istigano all'odio. Stefano Bonaccini si sta spendendo con progetti mirati alla crescita della nostra regione, cosa che ha già contribuito a fare nella passata legislatura e che dovrebbe portare a termine con la prossima. Da parte della Borgonzoni, invece, non ho colto idee e progetti concreti. Oltretutto, ho visto poco Lucia Borgonzoni e troppo Matteo Salvini, e anche questo mi ha lasciato perplessa, come se lei da sola non fosse sufficiente".
 
Così come quella per le Europee, l'attuale campagna della Lega è improntata sui porti chiusi, sul no ai migranti. Cosa pensa? Cosa ne penserebbe suo marito?
"Io sono sempre stata favorevole alle aperture e mai alle chiusure, in qualsiasi contesto. Per quello che riguarda i migranti, con Luciano abbiamo raccolto negli anni molti fondi per i rifugiati attraverso il Pavarotti and friends, e quindi sono sicura che Luciano sarebbe d'accordo nel portare avanti un discorso concreto sull'integrazione".
 
Votava a sinistra? 
"Luciano non ha mai amato la politica e sottolineava sempre che un artista dovrebbe fare l'artista e non il politico. Ma nel suo prodigarsi per gli altri c'era già un messaggio politico."
 
Pavarotti ha raccolto milioni con concerti evento, che hanno segnato un'epoca, lei se li ricorda bene naturalmente perché lavorava già al suo fianco. Come sono stati? Cosa hanno significato per il mondo?
"Sono stati anni ed esperienze bellissime, da tutti i punti di vista. Luciano si divertiva molto a duettare con le pop star, era un mondo distante dal suo che lo affascinava, era sempre aperto alle novità e ogni cosa nuova lo incuriosiva. Ma oltre all'aspetto artistico, naturalmente il fine benefico era il collante che teneva uniti tutti. Luciano diceva spesso di prestare la sua voce a chi non l'aveva, ovvero gli ultimi, le popolazioni che uscivano da guerre spesso dimenticate dalle cronache. Il principale scopo, e pregio, del concerto era appunto quello di accendere un faro mediatico e catturare l'attenzione del pubblico per dare vita a qualcosa che durasse ben oltre la serata dell'evento".
 
Cosa pensa della sua regione. Lei è bolognese, l'Emilia Romagna è una regione tutta da cambiare, come dice Salvini?
"La Regione Emilia Romagna vanta tanti primati, dalla sanità all'agricoltura, le infrastrutture, il turismo, fino ad arrivare alla cultura. È sempre stata una regione aperta all'altro e credo che questa direzione non vada cambiata, ma confermata e sostenuta; certo, come in tutte le cose, ci sono margini di miglioramento, ma occorre tenere fede ai propri valori seguendo la strada che ci ha portato fino a qui, e che oltretutto ci ha consentito di diventare una delle aree con la migliore qualità della vita, non solo in Italia, ma anche in Europa".
 
Lei viaggia spesso all'estero per la Fondazione, quale giudizio raccoglie sull'Italia di oggi?
"Il pregiudizio che ci portiamo sempre dietro è quello di un Paese senza stabilità politica, e questo si riflette sui mercati e sulla possibilità di investimenti da parte di aziende straniere. L'Emilia Romagna è tra le regioni che fanno eccezione. Grazie all'ottimo lavoro svolto fino ad oggi, sono tante le aziende estere che hanno aperto le loro sedi qui, e anche il turismo è in continua crescita. La nostra regione può rappresentare un modello per l'Italia, un esempio per fare tutti insieme dell'Italia un grande Paese".

In questa campagna elettorale si è parlato forse troppo poco di cultura, che pure è così importante per l'educazione di una nazione e di una regione. Lei è stata anche assessore alle relazioni internazionali al Comune di Firenze, incarico poi lasciato perché doveva occuparsi a tempo pieno della Fondazione. Cosa ne pensa?
"Penso che la cultura sia fondamentale per ogni nazione, la nostra identità parte proprio dalla cultura e per un paese come il nostro può e deve diventare anche un forte veicolo economico. Maggiori investimenti ci consentirebbero anche una maggiore attrattiva turistica".

Cosa pensa delle Sardine?
"Le sardine, secondo me, rappresentano un movimento di giovani che vorrebbero cambiare le regole di un gioco che si è fatto troppo distante dai nostri valori identitari. È bello vedere come tanti abbiano deciso di occupare pacificamente le piazze per poter esprimere il loro dissenso verso una politica , che usa l'aggressività come strumento di dialogo, e per un fine che è spesso lontano da cio' che dovrebbe essere il bene di tutti, ultimi inclusi. Le sardine hanno acceso la speranza che ci possa essere un mondo migliore e spero che continuino il loro percorso di risveglio delle coscienze".