La bici di Giulio
Giuliano Foschini , Carlo Bonini , dai nostri inviati CARLO BONINI e GIULIANO FOSCHINIDa Cambridge a Fiumicello Pif riporta a casa la vecchia Atala di Regeni. Era abbandonata da quattro anni nell’università inglese. La mamma Paola: “Lei è di nuovo qui, mio figlio no”
FIUMICELLO. È vero dunque che, anche solo per un istante, è possibile tornare da luoghi da cui non è dato il ritorno. Perché quando la Atala grigia mette il muso fuori dalla curva di via Zanetti per dirigere verso le figure che, in piedi, la attendono dietro uno striscione in piazzale Falcone e Borsellino, è davvero come se l'impossibile si dovesse compiere. Giulio torna a casa. All'abbraccio di Paola, Claudio, Irene. Della mamma, del papà, della sorella. Ma quella bici è un cavallo scosso. Come dice Paola abbracciando il regista Pif, che quella bici le sta consegnando: "Lei è tornata. Giulio no".
La bici di Giulio è rimasta per quattro anni in una rimessa del Regent College, nell'università di Cambridge. A 1.699 chilometri da Fiumicello. Giulio l'aveva lasciata lì nel 2015, quando era partito per il Cairo. Come si fa per abitudine con le cose che si sa, prima o poi, si andranno a r…
La bici di Giulio è rimasta per quattro anni in una rimessa del Regent College, nell'università di Cambridge. A 1.699 chilometri da Fiumicello. Giulio l'aveva lasciata lì nel 2015, quando era partito per il Cairo. Come si fa per abitudine con le cose che si sa, prima o poi, si andranno a r…
FIUMICELLO. È vero dunque che, anche solo per un istante, è possibile tornare da luoghi da cui non è dato il ritorno. Perché quando la Atala grigia mette il muso fuori dalla curva di via Zanetti per dirigere verso le figure che, in piedi, la attendono dietro uno striscione in piazzale Falcone e Borsellino, è davvero come se l'impossibile si dovesse compiere. Giulio torna a casa. All'abbraccio di Paola, Claudio, Irene. Della mamma, del papà, della sorella. Ma quella bici è un cavallo scosso. Come dice Paola abbracciando il regista Pif, che quella bici le sta consegnando: "Lei è tornata. Giulio no".
La bici di Giulio è rimasta per quattro anni in una rimessa del Regent College, nell'università di Cambridge. A 1.699 chilometri da Fiumicello. Giulio l'aveva lasciata lì nel 2015, quando era partito per il Cairo. Come si fa per abitudine con le cose che si sa, prima o poi, si andranno a riprendere. Magari per portarle in un altro angolo di mondo. Con il tempo, le ruote si erano lentamente sgonfiate, il sellino ritirato quasi all'altezza della canna e mani amiche avevano decorato il telaio grigio con gli adesivi gialli della campagna "Truth and Justice", Verità e giustizia, per Giulio. Finché, a quella bici, nessuno aveva fatto più caso. Finché Paola e Claudio non avevano deciso che era il tempo che "lei", la vecchia Atala, tornasse a casa. Non fosse altro perché quella macchina a pedali era e resta il manifesto del viaggio che non finisce, di quel ragazzo che fino alla fine non ha smesso di guardare avanti sorridendo. Senza paura. E per questo avevano chiesto che fossero un amico come Pif e Repubblica a riportarla indietro.
Nasce così la storia di un viaggio durato 28 ore. Cominciato alle otto del mattino di venerdì 24 gennaio, a Cambridge. E finito a mezzogiorno di ieri, in piazza Falcone e Borsellino, a Fiumicello. Parabola di una memoria che lentamente va spegnendosi lì dove c'è fretta di dimenticare, per farsi resilienza lì dove la memoria non è atto di semplice testimonianza.
La bici di Giulio è rimasta per quattro anni in una rimessa del Regent College, nell'università di Cambridge. A 1.699 chilometri da Fiumicello. Giulio l'aveva lasciata lì nel 2015, quando era partito per il Cairo. Come si fa per abitudine con le cose che si sa, prima o poi, si andranno a riprendere. Magari per portarle in un altro angolo di mondo. Con il tempo, le ruote si erano lentamente sgonfiate, il sellino ritirato quasi all'altezza della canna e mani amiche avevano decorato il telaio grigio con gli adesivi gialli della campagna "Truth and Justice", Verità e giustizia, per Giulio. Finché, a quella bici, nessuno aveva fatto più caso. Finché Paola e Claudio non avevano deciso che era il tempo che "lei", la vecchia Atala, tornasse a casa. Non fosse altro perché quella macchina a pedali era e resta il manifesto del viaggio che non finisce, di quel ragazzo che fino alla fine non ha smesso di guardare avanti sorridendo. Senza paura. E per questo avevano chiesto che fossero un amico come Pif e Repubblica a riportarla indietro.
Nasce così la storia di un viaggio durato 28 ore. Cominciato alle otto del mattino di venerdì 24 gennaio, a Cambridge. E finito a mezzogiorno di ieri, in piazza Falcone e Borsellino, a Fiumicello. Parabola di una memoria che lentamente va spegnendosi lì dove c'è fretta di dimenticare, per farsi resilienza lì dove la memoria non è atto di semplice testimonianza.