ROMA - "I figli? Costano così tanto che le coppie giovani si stanno abituando all'idea di non farne più. Né adesso né in futuro. Lo squilibrio tra i loro redditi precari e il costo di un bambino, in una società senza welfare come l'Italia, è così grande da scoraggiare anche chi un bambino lo vorrebbe". Daniela Del Boca, docente di Economia politica all'università di Torino, è una delle massime studiose in Italia dei rapporti tra welfare e natalità. Oggi, di fronte ai dati drammatici dell'Istat che registra il "peggior ricambio naturale" tra nati e morti degli ultimi 102 anni, quella relazione tra precarietà economica e culle vuote si dimostra ancora più netta e chiara.
Nel 2019, dice l'istituto di statistica, le nascite sono state 435mila, le morti 647mila. Un divario enorme. Se pensiamo che dieci anni fa ogni 100 persone decedute nascevano 96 bambini, mentre og…
Nel 2019, dice l'istituto di statistica, le nascite sono state 435mila, le morti 647mila. Un divario enorme. Se pensiamo che dieci anni fa ogni 100 persone decedute nascevano 96 bambini, mentre og…
ROMA - "I figli? Costano così tanto che le coppie giovani si stanno abituando all'idea di non farne più. Né adesso né in futuro. Lo squilibrio tra i loro redditi precari e il costo di un bambino, in una società senza welfare come l'Italia, è così grande da scoraggiare anche chi un bambino lo vorrebbe". Daniela Del Boca, docente di Economia politica all'università di Torino, è una delle massime studiose in Italia dei rapporti tra welfare e natalità. Oggi, di fronte ai dati drammatici dell'Istat che registra il "peggior ricambio naturale" tra nati e morti degli ultimi 102 anni, quella relazione tra precarietà economica e culle vuote si dimostra ancora più netta e chiara.
Nel 2019, dice l'istituto di statistica, le nascite sono state 435mila, le morti 647mila. Un divario enorme. Se pensiamo che dieci anni fa ogni 100 persone decedute nascevano 96 bambini, mentre oggi ogni 100 morti i bebè sono soltanto 67, dunque 33 in meno, è evidente lo "smottamento demografico" del nostro Paese, come lo ha definito Save the children. Un'erosione di futuro talmente grave che lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affermato che con la denatalità, "il tessuto del nostro Paese s'indebolisce". Anzi è in gioco "l'esistenza" stessa dell'Italia. Dunque"va assunta ogni iniziativa per invertire la rotta".
Certo, è così. Ma basta andare a vedere il film Figli e ridere amaramente dello sforzo titanico di Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi nel mettere al mondo un secondo figlio, per affermare, ancora, che l'Italia non è un Paese amico né dei bambini né delle famiglie. Spiega Daniela Del Boca: "In quasi tutti i Paesi occidentali, Francia in testa, il declino demografico si è fermato grazie a poderosi interventi di sostegno alla natalità. Addirittura in Spagna il saldo è migliore del nostro. Da noi i giovani hanno lavori precari nell'assenza totale di servizi. Anche là dove i servizi ci sono, penso agli asili nido, sono così costosi che le coppie non possono permetterseli. Fare un bambini diventa un lusso impossibile".
Ma non è soltanto questo. Riflette Del Boca: "La precarietà porta a ripiegarsi su se stessi. Si dice che i figli si facevano anche in tempo di guerra. È vero, ma davanti ai nostri genitori c'era una enorme speranza nel futuro. I ragazzi oggi, soprattutto quelli che restano in Italia, sentono di avere un orizzonte limitato". Così accade che stia diventando normale vivere senza figli, per le donne stesse la maternità. almeno socialmente, non è più un imperativo. Un universo child free. "Chi ce la fa si ferma al figlio unico, viviamo già oggi in una società di bambini senza fratelli".
A meno che le cose non cambino. E ieri, davanti a questi dati drammatici, in tanti hanno chiesto, a cominciare da Mattarella, azioni concrete e tempestive. Lo chiede Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari: "Ripetiamo ormai da cinque anni, inascoltati dalla politica, l'urgenza di un Patto per la natalità con cui mettere insieme tutte le forze del Paese per far ripartire le nascite. Il tempo per evitare il default del welfare nazionale è quasi scaduto".
Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, parla di "smottamento demografico". Non solo non si fanno più bambini, ma nonostante il crollo delle nascite, "il Paese non riesce a garantire un'adeguata rete di sostegno a tutti i nuovi nati e ai loro genitori". Con 1,8 milioni di famiglie in povertà nel 2018, "per mitigare la tendenza negativa delle nascite, serve supporto economico per i genitori, sostegno all'occupazione, in particolare a quella femminile". Concorda Del Boca: " Le prime misure devono essere economiche: un assegno per ogni figlio fino, almeno, ai 18 anni e servizi per l'infanzia gratuiti per tutti. Abbiamo davanti agli occhi Paesi che ce l'hanno fatta. Perché l'Italia no?".
Nel 2019, dice l'istituto di statistica, le nascite sono state 435mila, le morti 647mila. Un divario enorme. Se pensiamo che dieci anni fa ogni 100 persone decedute nascevano 96 bambini, mentre oggi ogni 100 morti i bebè sono soltanto 67, dunque 33 in meno, è evidente lo "smottamento demografico" del nostro Paese, come lo ha definito Save the children. Un'erosione di futuro talmente grave che lo stesso presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha affermato che con la denatalità, "il tessuto del nostro Paese s'indebolisce". Anzi è in gioco "l'esistenza" stessa dell'Italia. Dunque"va assunta ogni iniziativa per invertire la rotta".
Certo, è così. Ma basta andare a vedere il film Figli e ridere amaramente dello sforzo titanico di Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi nel mettere al mondo un secondo figlio, per affermare, ancora, che l'Italia non è un Paese amico né dei bambini né delle famiglie. Spiega Daniela Del Boca: "In quasi tutti i Paesi occidentali, Francia in testa, il declino demografico si è fermato grazie a poderosi interventi di sostegno alla natalità. Addirittura in Spagna il saldo è migliore del nostro. Da noi i giovani hanno lavori precari nell'assenza totale di servizi. Anche là dove i servizi ci sono, penso agli asili nido, sono così costosi che le coppie non possono permetterseli. Fare un bambini diventa un lusso impossibile".
Ma non è soltanto questo. Riflette Del Boca: "La precarietà porta a ripiegarsi su se stessi. Si dice che i figli si facevano anche in tempo di guerra. È vero, ma davanti ai nostri genitori c'era una enorme speranza nel futuro. I ragazzi oggi, soprattutto quelli che restano in Italia, sentono di avere un orizzonte limitato". Così accade che stia diventando normale vivere senza figli, per le donne stesse la maternità. almeno socialmente, non è più un imperativo. Un universo child free. "Chi ce la fa si ferma al figlio unico, viviamo già oggi in una società di bambini senza fratelli".
A meno che le cose non cambino. E ieri, davanti a questi dati drammatici, in tanti hanno chiesto, a cominciare da Mattarella, azioni concrete e tempestive. Lo chiede Gigi De Palo, presidente del Forum delle associazioni familiari: "Ripetiamo ormai da cinque anni, inascoltati dalla politica, l'urgenza di un Patto per la natalità con cui mettere insieme tutte le forze del Paese per far ripartire le nascite. Il tempo per evitare il default del welfare nazionale è quasi scaduto".
Raffaela Milano, direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children, parla di "smottamento demografico". Non solo non si fanno più bambini, ma nonostante il crollo delle nascite, "il Paese non riesce a garantire un'adeguata rete di sostegno a tutti i nuovi nati e ai loro genitori". Con 1,8 milioni di famiglie in povertà nel 2018, "per mitigare la tendenza negativa delle nascite, serve supporto economico per i genitori, sostegno all'occupazione, in particolare a quella femminile". Concorda Del Boca: " Le prime misure devono essere economiche: un assegno per ogni figlio fino, almeno, ai 18 anni e servizi per l'infanzia gratuiti per tutti. Abbiamo davanti agli occhi Paesi che ce l'hanno fatta. Perché l'Italia no?".