Venezia, il no di Chiellino spiazza il Pd: "E' una decisione sofferta ma pesano i tempi per fare squadra"
Giampaolo Visetti , di GIAMPAOLO VISETTIL'imprenditrice spiega a Repubblica i motivi che l'hanno spinta a rinunciare alla possibilità di correre come sindaco della città bandiera del Veneto
"Ho sofferto tantissimo: ritirare la candidatura a sindaco di Venezia è stata la decisione più difficile della mia vita. Hanno pesato motivi personali, ma non solo. Alla fine, nella scelta, è risultata decisiva la mia formazione culturale da imprenditrice". Gabriella Chiellino spiega a Repubblica perché ha rinunciato in extremis alla possibilità di poter diventare la prima donna a guidare la città-bandiera del Veneto e del Nordest. Il suo "no grazie" al Pd e a un centrosinistra allargato, comunicato a poche ore dalla presentazione ufficiale, è uno shock per partiti e movimenti impegnati a costruire un'alternativa al bis del sindaco Luigi Brugnaro, ex "civico" ora fagocitato dall'intera destra, a partire da Lega e Fratelli d'Italia.
"Era tutto concordato - dice - dal punto di vista politico ogni problema era superato. Domenica sera ho cenato con la mia famiglia e con gli amici più st…
"Era tutto concordato - dice - dal punto di vista politico ogni problema era superato. Domenica sera ho cenato con la mia famiglia e con gli amici più st…
"Ho sofferto tantissimo: ritirare la candidatura a sindaco di Venezia è stata la decisione più difficile della mia vita. Hanno pesato motivi personali, ma non solo. Alla fine, nella scelta, è risultata decisiva la mia formazione culturale da imprenditrice". Gabriella Chiellino spiega a Repubblica perché ha rinunciato in extremis alla possibilità di poter diventare la prima donna a guidare la città-bandiera del Veneto e del Nordest. Il suo "no grazie" al Pd e a un centrosinistra allargato, comunicato a poche ore dalla presentazione ufficiale, è uno shock per partiti e movimenti impegnati a costruire un'alternativa al bis del sindaco Luigi Brugnaro, ex "civico" ora fagocitato dall'intera destra, a partire da Lega e Fratelli d'Italia.
"Era tutto concordato - dice - dal punto di vista politico ogni problema era superato. Domenica sera ho cenato con la mia famiglia e con gli amici più stretti. Quando mi sono alzata ho capito che non era il momento giusto per un'esperienza del genere". Ieri l'hanno chiamata da tutto il mondo. La prospettiva di avere una donna, ambientalista e cattolica, manager e fondatrice di un'impresa con oltre cinquanta dipendenti, attiva nella sostenibilità, scelta per guidare la città-simbolo globale dei cambiamenti climatici e dell'esaurimento turistico, anche per i media internazionali era "affascinante e importante". "Assieme ai miei fratelli - dice l'ormai ex candidata - avevo già scritto i verbali da portare in assemblea per cedere i poteri nell'azienda che ho fondato venti anni fa. Non mi sarei prestata al rischio di conflitti d'interesse. Avevo ricevuto il via libera della famiglia, non ci sarebbero stati problemi di governance. Ho sottovalutato invece i tempi necessari per costruire una squadra capace di lavorare insieme nella politica e nell'amministrazione".
Per tutto il giorno, con Pd e centrosinistra veneziani spiazzati, si sono rincorse le dietrologie sul "gran rifiuto", che a fine maggio rischia di riconsegnare Venezia a Brugnaro e a Salvini già al primo turno. La più insistente racconta di un "ricatto" partito dalla locale Unindustria, associazione che vede Chiellino tra i vertici, già presieduta dallo stesso Brugnaro e guidata oggi da un suo fedelissimo. "Falsità - dice la prima laureata d'Italia in scienze ambientali - nessuna pressione e nessuna chiamata. Domenica sera ero al lavoro sul programma con Pd e centrosinistra, lunedì mattina avevo deciso di ritirarmi. Ho parlato con mio marito, un anno e mezzo fa ho preso una figlia in affido. Doveri verso famiglia e azienda mi hanno indotto a non assumere impegni pubblici oggi troppo esclusivi. Mi hanno lasciata tutti libera di scegliere, il resto è un'invenzione".
Trapelano però, sullo sfondo, anche difficoltà nella gestione dei rapporti con troppi protagonisti della coalizione guidata dal Pd. "Per settimane - dice Chiellino - abbiamo lavorato insieme ad una visione di squadra. Ho lasciato un quaderno di appunti con la mia visione delle emergenze di Venezia e con le cose da fare. Spero che ne tengano comunque conto: per senso civico rimango a disposizione del centrosinistra per dare il mio contributo di cittadina a promuovere qualcosa di democratico". La prima eredità è però il caos. Pd e parte del centrosinistra, dopo il via libera ad Arturo Lorenzoni come anti-Zaia nelle regionali, si svegliano quasi fuori tempo massimo senza un candidato per Venezia.
Troppo tardi per lanciare le primarie. Quello che Cacciari definisce "incomprensibile evento traumatico" costringe così ora a un accelerato e imprevisto piano B. Una parte della coalizione spinge per un "candidato forte e di peso, scelto per provare a vincere": sul tavolo i nomi del sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta e dell'onorevole Andrea Martella, uomo di fiducia del segretario dem Nicola Zingaretti. Una parte insiste invece sull'opzione "laboratorio politico" e sull'idea di "una donna per Venezia". Il profilo è quello di Monica Sambo, 35 anni avvocato, attuale consigliera comunale dem. Perso anche in regione l'appoggio di Matteo Renzi, decisivo potrebbe risultare infine un patto con Aziene di Carlo Calenda, in Veneto nel fine settimana.
"Era tutto concordato - dice - dal punto di vista politico ogni problema era superato. Domenica sera ho cenato con la mia famiglia e con gli amici più stretti. Quando mi sono alzata ho capito che non era il momento giusto per un'esperienza del genere". Ieri l'hanno chiamata da tutto il mondo. La prospettiva di avere una donna, ambientalista e cattolica, manager e fondatrice di un'impresa con oltre cinquanta dipendenti, attiva nella sostenibilità, scelta per guidare la città-simbolo globale dei cambiamenti climatici e dell'esaurimento turistico, anche per i media internazionali era "affascinante e importante". "Assieme ai miei fratelli - dice l'ormai ex candidata - avevo già scritto i verbali da portare in assemblea per cedere i poteri nell'azienda che ho fondato venti anni fa. Non mi sarei prestata al rischio di conflitti d'interesse. Avevo ricevuto il via libera della famiglia, non ci sarebbero stati problemi di governance. Ho sottovalutato invece i tempi necessari per costruire una squadra capace di lavorare insieme nella politica e nell'amministrazione".
Per tutto il giorno, con Pd e centrosinistra veneziani spiazzati, si sono rincorse le dietrologie sul "gran rifiuto", che a fine maggio rischia di riconsegnare Venezia a Brugnaro e a Salvini già al primo turno. La più insistente racconta di un "ricatto" partito dalla locale Unindustria, associazione che vede Chiellino tra i vertici, già presieduta dallo stesso Brugnaro e guidata oggi da un suo fedelissimo. "Falsità - dice la prima laureata d'Italia in scienze ambientali - nessuna pressione e nessuna chiamata. Domenica sera ero al lavoro sul programma con Pd e centrosinistra, lunedì mattina avevo deciso di ritirarmi. Ho parlato con mio marito, un anno e mezzo fa ho preso una figlia in affido. Doveri verso famiglia e azienda mi hanno indotto a non assumere impegni pubblici oggi troppo esclusivi. Mi hanno lasciata tutti libera di scegliere, il resto è un'invenzione".
Trapelano però, sullo sfondo, anche difficoltà nella gestione dei rapporti con troppi protagonisti della coalizione guidata dal Pd. "Per settimane - dice Chiellino - abbiamo lavorato insieme ad una visione di squadra. Ho lasciato un quaderno di appunti con la mia visione delle emergenze di Venezia e con le cose da fare. Spero che ne tengano comunque conto: per senso civico rimango a disposizione del centrosinistra per dare il mio contributo di cittadina a promuovere qualcosa di democratico". La prima eredità è però il caos. Pd e parte del centrosinistra, dopo il via libera ad Arturo Lorenzoni come anti-Zaia nelle regionali, si svegliano quasi fuori tempo massimo senza un candidato per Venezia.
Troppo tardi per lanciare le primarie. Quello che Cacciari definisce "incomprensibile evento traumatico" costringe così ora a un accelerato e imprevisto piano B. Una parte della coalizione spinge per un "candidato forte e di peso, scelto per provare a vincere": sul tavolo i nomi del sottosegretario all'Economia Pierpaolo Baretta e dell'onorevole Andrea Martella, uomo di fiducia del segretario dem Nicola Zingaretti. Una parte insiste invece sull'opzione "laboratorio politico" e sull'idea di "una donna per Venezia". Il profilo è quello di Monica Sambo, 35 anni avvocato, attuale consigliera comunale dem. Perso anche in regione l'appoggio di Matteo Renzi, decisivo potrebbe risultare infine un patto con Aziene di Carlo Calenda, in Veneto nel fine settimana.