ROMA - Operazione responsabili già partita. Sono in corso colloqui con la presidente del Senato Casellati per formare un nuovo gruppo parlamentare secondo le regole di Palazzo Madama: serve almeno 1 eletto con le insegne di un partito che si è presentato alle urne. Doveva essere un deterrente per forze che vengono alla luce solo in Parlamento ma come sempre la politica ha trovato il modo di aggirare l'ostacolo. È accaduto con Italia Viva, che si è appoggiata al Psi di Riccardo Nencini. Sta succedendo di nuovo, in queste ore. Non si aspetterà nemmeno lo strappo, non si capisce se temuto o incoraggiato, di Matteo Renzi. Il governo Conte 2 sta per trovare la sua ciambella di salvataggio.
Lo strumento è l'Udc (Unione di centro) che ha presentato il simbolo con il centrodestra il 4 marzo 2018. L'eletto è il senatore Antonio De Poli. Ma il vero regista si chiama Paolo Romani. Più volte ministro nei governi Berlusconi…
Lo strumento è l'Udc (Unione di centro) che ha presentato il simbolo con il centrodestra il 4 marzo 2018. L'eletto è il senatore Antonio De Poli. Ma il vero regista si chiama Paolo Romani. Più volte ministro nei governi Berlusconi…
ROMA - Operazione responsabili già partita. Sono in corso colloqui con la presidente del Senato Casellati per formare un nuovo gruppo parlamentare secondo le regole di Palazzo Madama: serve almeno 1 eletto con le insegne di un partito che si è presentato alle urne. Doveva essere un deterrente per forze che vengono alla luce solo in Parlamento ma come sempre la politica ha trovato il modo di aggirare l'ostacolo. È accaduto con Italia Viva, che si è appoggiata al Psi di Riccardo Nencini. Sta succedendo di nuovo, in queste ore. Non si aspetterà nemmeno lo strappo, non si capisce se temuto o incoraggiato, di Matteo Renzi. Il governo Conte 2 sta per trovare la sua ciambella di salvataggio.
Lo strumento è l'Udc (Unione di centro) che ha presentato il simbolo con il centrodestra il 4 marzo 2018. L'eletto è il senatore Antonio De Poli. Ma il vero regista si chiama Paolo Romani. Più volte ministro nei governi Berlusconi, capogruppo di Forza Italia la scorsa legislatura, uomo vicino alla Fininvest, ormai in rotta di collisione con il partito azzurro piegato dalla deriva salviniana. "Noi ci costituiamo e diventiamo interlocutori del governo", dice Romani tirando fuori il pacchetto di sigarette dalla giacca. Aveva smesso di fumare 16 anni fa.
Interlocutori is the new responsabili, sembra di capire. Il numero minimo di 10 senatori è un gioco da ragazzi, quando c'è in ballo la sopravvivenza della legislatura. E 10 (se non 12) sono più che sufficienti a neutralizzare l'arma sempre carica dei renziani: le minacce, le fughe in avanti, le condizioni. Gaetano Quagliariello è il co-regista del piano. Sta facendo lo scouting e organizza le cene dei possibili nuovi partner di maggioranza (anche ieri sera).
Al Senato il Conte 2 ha ottenuto il via libera con 175 voti. La maggioranza assoluta è di 161 senatori. Ma questo quorum è obbligatorio soltanto in pochi casi. La fiducia può avere anche numeri minori: una volta Gentiloni si salvò con appena 134 voti a favore (in quelle occasioni i responsabili di Ala, la creatura di Verdini, uscivano dall'aula). Non sarebbe neanche un Conte Ter ma la continuazione del 2 con nuovi "interlocutori". Romani s'interroga: "Ma Renzi cosa vuole? Il Draghi 1?". Luigi Zanda, seduto di fronte a lui, gli risponde allargando le braccia: "Secondo te Draghi accetterebbe di guidare un governo che nasce sulle macerie?".
Nel mondo berlusconiano, Romani sa bene che la politica, i parlamentari, i programmi contano il giusto, cioè quasi niente. Il cuore che muove le strategie del Cavaliere è altrove. Lo è sempre stato. "Conosco quell'ambiente nel profondo. Berlusconi ha deciso: consegnerà Forza Italia a Salvini. O magari alla Lega con la garanzia del moderato Giorgetti. La sostanza non cambia. Sono d'accordo le aziende, la famiglia ed è quello che conta davvero".
Questo slittamento accresce "il malessere dentro il gruppo azzurro, perché sono in tanti a rifiutare la logica sovranista", spiega Romani. La sua non è una posizione nuova. Nuova è invece la disponibilità a valutare l'appoggio all'esecutivo giallo-rosso. Ufficialmente la versione è: "Può nascere un gruppo di forte ispirazione liberale, popolare e riformista, sempre nel perimetro del centrodestra, che non intende fare da stampella a Conte e sostituirsi ai renziani. Un progetto per l'Italia". Nell'anticamera dell'aula Romani, impaziente di accendersi la sigaretta, si sbilancia molto di più.
I numeri per sostituire i renziani servono al Senato. Ma anche alla Camera, nella pattuglia di Forza Italia, c'è chi guarda al premier come punto di riferimento. Gianfranco Rotondi lo scrive ogni giorno su Twitter. Non è un caso isolato. Il focus però si concentra su Palazzo Madama. I registi ammettono che la fusione di Renzi con il Psi era più "strutturata" a termine di regolamento. Significa che la presidente Casellati dovrà usare maggiore flessibilità per dare la deroga al gruppo degli "interlocutori". Problemi superabili comunque. Il gruppo potrebbe chiamarsi "Liberal popolari-Udc". Un'altra questione minore. Semmai il punto è come la politica tutta possa avere una credibilità, stretta nella morsa tra la campagna acquisti di Italia Viva e la nascita degli "interlocutori".
Lo strumento è l'Udc (Unione di centro) che ha presentato il simbolo con il centrodestra il 4 marzo 2018. L'eletto è il senatore Antonio De Poli. Ma il vero regista si chiama Paolo Romani. Più volte ministro nei governi Berlusconi, capogruppo di Forza Italia la scorsa legislatura, uomo vicino alla Fininvest, ormai in rotta di collisione con il partito azzurro piegato dalla deriva salviniana. "Noi ci costituiamo e diventiamo interlocutori del governo", dice Romani tirando fuori il pacchetto di sigarette dalla giacca. Aveva smesso di fumare 16 anni fa.
Interlocutori is the new responsabili, sembra di capire. Il numero minimo di 10 senatori è un gioco da ragazzi, quando c'è in ballo la sopravvivenza della legislatura. E 10 (se non 12) sono più che sufficienti a neutralizzare l'arma sempre carica dei renziani: le minacce, le fughe in avanti, le condizioni. Gaetano Quagliariello è il co-regista del piano. Sta facendo lo scouting e organizza le cene dei possibili nuovi partner di maggioranza (anche ieri sera).
Al Senato il Conte 2 ha ottenuto il via libera con 175 voti. La maggioranza assoluta è di 161 senatori. Ma questo quorum è obbligatorio soltanto in pochi casi. La fiducia può avere anche numeri minori: una volta Gentiloni si salvò con appena 134 voti a favore (in quelle occasioni i responsabili di Ala, la creatura di Verdini, uscivano dall'aula). Non sarebbe neanche un Conte Ter ma la continuazione del 2 con nuovi "interlocutori". Romani s'interroga: "Ma Renzi cosa vuole? Il Draghi 1?". Luigi Zanda, seduto di fronte a lui, gli risponde allargando le braccia: "Secondo te Draghi accetterebbe di guidare un governo che nasce sulle macerie?".
Nel mondo berlusconiano, Romani sa bene che la politica, i parlamentari, i programmi contano il giusto, cioè quasi niente. Il cuore che muove le strategie del Cavaliere è altrove. Lo è sempre stato. "Conosco quell'ambiente nel profondo. Berlusconi ha deciso: consegnerà Forza Italia a Salvini. O magari alla Lega con la garanzia del moderato Giorgetti. La sostanza non cambia. Sono d'accordo le aziende, la famiglia ed è quello che conta davvero".
Questo slittamento accresce "il malessere dentro il gruppo azzurro, perché sono in tanti a rifiutare la logica sovranista", spiega Romani. La sua non è una posizione nuova. Nuova è invece la disponibilità a valutare l'appoggio all'esecutivo giallo-rosso. Ufficialmente la versione è: "Può nascere un gruppo di forte ispirazione liberale, popolare e riformista, sempre nel perimetro del centrodestra, che non intende fare da stampella a Conte e sostituirsi ai renziani. Un progetto per l'Italia". Nell'anticamera dell'aula Romani, impaziente di accendersi la sigaretta, si sbilancia molto di più.
I numeri per sostituire i renziani servono al Senato. Ma anche alla Camera, nella pattuglia di Forza Italia, c'è chi guarda al premier come punto di riferimento. Gianfranco Rotondi lo scrive ogni giorno su Twitter. Non è un caso isolato. Il focus però si concentra su Palazzo Madama. I registi ammettono che la fusione di Renzi con il Psi era più "strutturata" a termine di regolamento. Significa che la presidente Casellati dovrà usare maggiore flessibilità per dare la deroga al gruppo degli "interlocutori". Problemi superabili comunque. Il gruppo potrebbe chiamarsi "Liberal popolari-Udc". Un'altra questione minore. Semmai il punto è come la politica tutta possa avere una credibilità, stretta nella morsa tra la campagna acquisti di Italia Viva e la nascita degli "interlocutori".