Con l’ipnosi non serve l’anestesia
di TINA SIMONIELLOL’ultimo caso su una 82enne alla quale all’ospedale Niguarda di Milano è stata sostituita una valvola aortica senza sedazione
Localizzare l’attenzione su un’idea, una sensazione positiva, o un punto preciso per modificare lo stato di coscienza del paziente e innalzarne la soglia del dolore. L’ipnosi può farlo. Ed è la ragione per cui questa tecnica, che è un’attività introspettiva non lontana dalla meditazione, viene applicata anche in chirurgia. L’ultimo caso: una 82enne alla quale all’ospedale Niguarda di Milano è stata sostituita una valvola aortica con tecnica endoscopica mininvasiva utilizzando l’ipnosi al posto della sedazione.
«L’ipnosi è una tecnica validata e sostenuta da prove scientifiche, in Italia è poco diffusa probabilmente anche a causa di un pregiudizio legato alla sua spettacolarizzazione cinematografica – spiega Enrico Facco docente di Anestesia e rianimazione all’università di Padova e di ipnosi al Ciics di Torino, autore di diversi volumi e ipnologo, dal 2005 &…
Localizzare l’attenzione su un’idea, una sensazione positiva, o un punto preciso per modificare lo stato di coscienza del paziente e innalzarne la soglia del dolore. L’ipnosi può farlo. Ed è la ragione per cui questa tecnica, che è un’attività introspettiva non lontana dalla meditazione, viene applicata anche in chirurgia. L’ultimo caso: una 82enne alla quale all’ospedale Niguarda di Milano è stata sostituita una valvola aortica con tecnica endoscopica mininvasiva utilizzando l’ipnosi al posto della sedazione.
«L’ipnosi è una tecnica validata e sostenuta da prove scientifiche, in Italia è poco diffusa probabilmente anche a causa di un pregiudizio legato alla sua spettacolarizzazione cinematografica – spiega Enrico Facco docente di Anestesia e rianimazione all’università di Padova e di ipnosi al Ciics di Torino, autore di diversi volumi e ipnologo, dal 2005 – è importante chiarire che parliamo di una tecnica che può essere utilizzata da sola nelle procedure mininvasive superficiali nelle situazioni in cui è richiesta la collaborazione del paziente sveglio, tipicamente in chirurgia orale, in chirurgia endoscopica, per inserire stent o valvole che richiedono l’incannulazione dell’arteria femorale, o anche per effettuare biopsie mammarie. Ma naturalmente non può sostituire l’anestesia generale, non si applica in tutta la chirurgia degli organi interni toracica e addominale. In questi casi tuttavia può adiuvare l’anestesia farmacologica: alcuni studi indicano che applicando l’ipnosi prima di un intervento si riduce il fabbisogno di analgesici nel post operatorio».
In alcuni casi selezionati poi è vantaggiosissima, «come quelli rari ma possibili di allergia a tutti gli anestetici locali, e quando occorre intervenire su donne in gravidanza che non possono rimandare un intervento, per esempio una tiroidectomia, ma che se utilizzassero farmaci metterebbero a rischio la salute del feto».
Per ipnotizzare ci vogliono dai 3 ai 10 minuti ma l’effetto può durare anche ore. Tutto dipende dalla volontà dal paziente. «Solo nei film l’operatore dirige l’ipnotizzato, nella realtà è l’esatto contrario: noi – dice con una metafora Facco – siamo come guide alpine che accompagnano chi vuole arrivare in cima, ma solo chi vuole». I pazienti con una buona capacità ipnotica sono circa il 50% della popolazione, tipicamente quelli con buone capacità di concentrazione e flessibilità emotiva-cognitiva ». Poi c’è un 20% con una moderata capacità, gli altri hanno una capacità ipnotica scarsa.
Sandra Nonini è anestesista e rianimatore al dipartimento cardiotoracovascolare del Niguarda di Milano e ha ipnotizzato l’ultraottantenne per un’operazione che di norma richiede la somministrazione di sedativi per immobilizzare il paziente mentre sottili cateteri risalgono l’arteria femorale per raggiungere il cuore e sostituire la valvola. «Abbiamo pensato all’ipnosi perché la paziente è affetta da broncocopneumopatia e sarebbe stato meglio evitare di intubarla in caso di complicanze provocate da farmaci - racconta Nonini – ma nello stato di trance ipnotica è rimasta immobile e fisiologicamente stabile fino alla fine della procedura.
L’ipnosi va applicata a pazienti che hanno necessità e bisogno «e che sono motivati – ragiona il medico – in linea di massima utilizza tecniche verbali o visive: si invita il paziente a fissare un punto e quando è molto concentrato si suggerisce l’immagine di un luogo sicuro. Ognuno ha il suo ma spesso è una spiaggia, un bosco, l’ombra di un albero».
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