L’avvocato, la sedicenne e SuperMario. “Con Balo stavolta facciamo il botto”
Giampaolo Visetti , dal nostro inviato GIAMPAOLO VISETTIUn giallo il presunto stupro tra chat e privé. Il legale della ragazza accusato di estorsione. La disponibilità a pagare 30 mila euro per evitare la fuga degli sponsor
VICENZA - L’ossessione per i social lo ha distratto dalla disciplina quotidiana di un campione. Proprio la devozione al web potrebbe però soccorrerlo nel momento più difficile della vita personale: fino a risparmiargli l’ignominia di rivelarsi lo stupratore di una minorenne. Per Mario Balotelli sono decine di messaggi su Instagram, telefonate al cellulare e screen shot a tracciare il solco tra egocentrismo ingenuo e ingiustificabile violenza. In questa corrispondenza virtuale, agli atti delle Procure di Vicenza, Venezia e Brescia, è custodita la verità sui rapporti sessuali avuti a Nizza con A. M., una ragazza di Bassano del Grappa. Per l’ex centravanti della Nazionale di calcio, quello del luglio 2017 è stato il «consenziente flirt» di una notte di mezza estate «con una sedicente diciottenne».
La giovane vicentina, che oggi ha davvero 18 anni e vive con la madre, sostiene invece che nel corso dei rapporti l…
La giovane vicentina, che oggi ha davvero 18 anni e vive con la madre, sostiene invece che nel corso dei rapporti l…
VICENZA - L’ossessione per i social lo ha distratto dalla disciplina quotidiana di un campione. Proprio la devozione al web potrebbe però soccorrerlo nel momento più difficile della vita personale: fino a risparmiargli l’ignominia di rivelarsi lo stupratore di una minorenne. Per Mario Balotelli sono decine di messaggi su Instagram, telefonate al cellulare e screen shot a tracciare il solco tra egocentrismo ingenuo e ingiustificabile violenza. In questa corrispondenza virtuale, agli atti delle Procure di Vicenza, Venezia e Brescia, è custodita la verità sui rapporti sessuali avuti a Nizza con A. M., una ragazza di Bassano del Grappa. Per l’ex centravanti della Nazionale di calcio, quello del luglio 2017 è stato il «consenziente flirt» di una notte di mezza estate «con una sedicente diciottenne».
La giovane vicentina, che oggi ha davvero 18 anni e vive con la madre, sostiene invece che nel corso dei rapporti la sua disponibilità a proseguire «si esaurì in modo esplicito». Su questo i magistrati di Brescia hanno aperto un fascicolo il 16 gennaio di due anni fa. SuperMario, tornato a vivere e a giocare nel capoluogo lombardo, il 22 dicembre si era presentato in tribunale per denunciare di essere «vittima di un’estorsione». Da allora i magistrati, «come atto dovuto a seguito di denuncia», valutano se procedere alla richiesta di un rinvio a giudizio, oppure chiudere la vicenda con un «non luogo a procedere».
Balotelli, per ora, non è nemmeno indagato per stupro, aggravato dalla minore età della partner. Figura invece come parte lesa nell’inchiesta per estorsione aperta a Vicenza. Qui il sostituto procuratore Vittorio Pilla ha chiesto alla gup Barbara Trenti di processare l’ex avvocato dell’accusatrice, Roberto Imparato. Nell’udienza del 24 marzo si comincerà a capire se il legale di Asolo, che chiese ai difensori di Balotelli «da 5 a 100 mila euro» per consegnare i fatti all’oblìo, abbia proposto una normale transazione tra le parti, o abbia promosso un vero e proprio ricatto. Questo filone dell’inchiesta, che vede la ragazza accusata per lo stesso reato dalla Procura dei minori a Venezia, ruota attorno a modo e toni del preteso «risarcimento danni».
La procura vicentina, guidata da Orietta Canova, ritiene che «ci siano le condizioni per dimostrare» che l’avvocato Imparato, difeso dal collega padovano Ernesto De Toni, «abbia tentato un’estorsione». A verbale ci sono le telefonate in cui il legale, a fronte di una disponibilità a pagare il silenzio con 30 mila euro per «evitare più onerosi danni d’immagine legati agli sponsor dell’attaccante», minacciava di «rivelare tutto» ai media. Nelle intercettazioni, anche le prove del tentativo vano di vendere lo scoop al settimanale “Chi”.
In un’occasione Imparato intimò ai difensori del giocatore, Enrico Baccaro e Vittorio Rigo, di «presentarsi a un incontro solo portando con sé i soldi». In un messaggio agli atti, l’intenzione di «comprarmi una Ferrari a spese di Balotelli». I proprietari dell’appartamento in cui la ragazza era domiciliata, hanno rivelato che «la sua famiglia era in pesante arretrato con affitti e spese». L’avvocato Imparato, per scongiurare lo sfratto, «disse che aveva per le mani una storia che valeva un sacco di soldi e sarebbe finita su tutti i giornali».
Dai verbali affiorano però dettagli cruciali anche per l’inchiesta di Brescia per stupro. Nel luglio 2017 l’allora sedicenne bassanese era ospite di una cugina a Nizza. Incrociò Balotelli per strada e sul suo profilo Instagram gli chiese subito «Ma eri tu quello di prima?». Seguirono una trentina di messaggi allusivi e infine l’appuntamento per la sera del 26 nella discoteca «Hich». Lei, per «fugare le perplessità» gli inviò sul cellulare la foto (rimasta in memoria) del passaporto della cugina «assicurandogli di avere 18 anni». Si videro così in un privè del «Choko», frequentato insieme anche a metà agosto.
Il primo rapporto si sarebbe consumato qui: dopo che lei, recrimina Balotelli nella denuncia, «molto disinibita si era spogliata spontaneamente sulle mie ginocchia». Il secondo nella spiaggia privata del locale: interrotto dopo che, racconta la ragazza, «per tre volte l’ho supplicato di smetterla perché era ubriaco e mi faceva male». La mattina dopo però la sedicenne, con «termini entusiastici», raccontò in chat alle amiche: «Sì, ci sono stata con lui». Nelle stesse ore, su richiesta di Balotelli, mandò invece un’amica maggiorenne in farmacia ad acquistare il contraccettivo del giorno dopo. «Gli ho anche spedito la foto della pillola — dice a verbale — come mi aveva chiesto».
Decisiva, nell’ottobre 2017, una telefonata registrata nello studio dell’avvocato Imparato. «Ti dicevo di smetterla — ripete lei — di smetterla, di smetterla». «Alla terza volta ho smesso — le risponde lui — non ho mai costretto nessuna, quando ho visto che ti faceva male ho subito smesso». Nessun referto medico a certificare la violenza denunciata sei mesi dopo. Se Mario Balotelli finirà davvero sotto inchiesta e magari a processo per stupro, secondo gli inquirenti di Brescia il giudizio non potrà dunque che fondarsi «sull’accertata congruenza tra accusa, atteggiamenti e azioni relative ai fatti». Definita «ad oggi non valutabile» l’ipotesi di una condanna.
La giovane vicentina, che oggi ha davvero 18 anni e vive con la madre, sostiene invece che nel corso dei rapporti la sua disponibilità a proseguire «si esaurì in modo esplicito». Su questo i magistrati di Brescia hanno aperto un fascicolo il 16 gennaio di due anni fa. SuperMario, tornato a vivere e a giocare nel capoluogo lombardo, il 22 dicembre si era presentato in tribunale per denunciare di essere «vittima di un’estorsione». Da allora i magistrati, «come atto dovuto a seguito di denuncia», valutano se procedere alla richiesta di un rinvio a giudizio, oppure chiudere la vicenda con un «non luogo a procedere».
Balotelli, per ora, non è nemmeno indagato per stupro, aggravato dalla minore età della partner. Figura invece come parte lesa nell’inchiesta per estorsione aperta a Vicenza. Qui il sostituto procuratore Vittorio Pilla ha chiesto alla gup Barbara Trenti di processare l’ex avvocato dell’accusatrice, Roberto Imparato. Nell’udienza del 24 marzo si comincerà a capire se il legale di Asolo, che chiese ai difensori di Balotelli «da 5 a 100 mila euro» per consegnare i fatti all’oblìo, abbia proposto una normale transazione tra le parti, o abbia promosso un vero e proprio ricatto. Questo filone dell’inchiesta, che vede la ragazza accusata per lo stesso reato dalla Procura dei minori a Venezia, ruota attorno a modo e toni del preteso «risarcimento danni».
La procura vicentina, guidata da Orietta Canova, ritiene che «ci siano le condizioni per dimostrare» che l’avvocato Imparato, difeso dal collega padovano Ernesto De Toni, «abbia tentato un’estorsione». A verbale ci sono le telefonate in cui il legale, a fronte di una disponibilità a pagare il silenzio con 30 mila euro per «evitare più onerosi danni d’immagine legati agli sponsor dell’attaccante», minacciava di «rivelare tutto» ai media. Nelle intercettazioni, anche le prove del tentativo vano di vendere lo scoop al settimanale “Chi”.
In un’occasione Imparato intimò ai difensori del giocatore, Enrico Baccaro e Vittorio Rigo, di «presentarsi a un incontro solo portando con sé i soldi». In un messaggio agli atti, l’intenzione di «comprarmi una Ferrari a spese di Balotelli». I proprietari dell’appartamento in cui la ragazza era domiciliata, hanno rivelato che «la sua famiglia era in pesante arretrato con affitti e spese». L’avvocato Imparato, per scongiurare lo sfratto, «disse che aveva per le mani una storia che valeva un sacco di soldi e sarebbe finita su tutti i giornali».
Dai verbali affiorano però dettagli cruciali anche per l’inchiesta di Brescia per stupro. Nel luglio 2017 l’allora sedicenne bassanese era ospite di una cugina a Nizza. Incrociò Balotelli per strada e sul suo profilo Instagram gli chiese subito «Ma eri tu quello di prima?». Seguirono una trentina di messaggi allusivi e infine l’appuntamento per la sera del 26 nella discoteca «Hich». Lei, per «fugare le perplessità» gli inviò sul cellulare la foto (rimasta in memoria) del passaporto della cugina «assicurandogli di avere 18 anni». Si videro così in un privè del «Choko», frequentato insieme anche a metà agosto.
Il primo rapporto si sarebbe consumato qui: dopo che lei, recrimina Balotelli nella denuncia, «molto disinibita si era spogliata spontaneamente sulle mie ginocchia». Il secondo nella spiaggia privata del locale: interrotto dopo che, racconta la ragazza, «per tre volte l’ho supplicato di smetterla perché era ubriaco e mi faceva male». La mattina dopo però la sedicenne, con «termini entusiastici», raccontò in chat alle amiche: «Sì, ci sono stata con lui». Nelle stesse ore, su richiesta di Balotelli, mandò invece un’amica maggiorenne in farmacia ad acquistare il contraccettivo del giorno dopo. «Gli ho anche spedito la foto della pillola — dice a verbale — come mi aveva chiesto».
Decisiva, nell’ottobre 2017, una telefonata registrata nello studio dell’avvocato Imparato. «Ti dicevo di smetterla — ripete lei — di smetterla, di smetterla». «Alla terza volta ho smesso — le risponde lui — non ho mai costretto nessuna, quando ho visto che ti faceva male ho subito smesso». Nessun referto medico a certificare la violenza denunciata sei mesi dopo. Se Mario Balotelli finirà davvero sotto inchiesta e magari a processo per stupro, secondo gli inquirenti di Brescia il giudizio non potrà dunque che fondarsi «sull’accertata congruenza tra accusa, atteggiamenti e azioni relative ai fatti». Definita «ad oggi non valutabile» l’ipotesi di una condanna.